A Palermo

Dal carcere al lavoro, 10 anni di “Rigenerazioni”: positivo il 77% dei percorsi

Nata nel 2016 dentro il carcere Malaspina, con Cotti in Fragranza, la cooperativa ha avviato direttamente 101 percorsi di inserimento lavorativo. Una rete che oggi mette insieme carcere, servizi, imprese e territorio.

Tutto è cominciato con un laboratorio di prodotti da forno dentro il carcere minorile Malaspina. Dieci anni dopo, quell’esperienza è diventata una rete di imprese sociali e percorsi di accompagnamento al lavoro che prova a intervenire in uno dei passaggi più delicati per chi arriva dal circuito penale: costruire un’autonomia possibile una volta fuori.

La cooperativa sociale Rigenerazioni, nata a Palermo nel 2016 attorno al progetto Cotti in Fragranza, compie dieci anni. Oggi è il braccio operativo della Fondazione Don Calabria per il Sociale per i progetti di impresa sociale e inserimento socio-lavorativo e lavora soprattutto con giovani e persone a rischio di marginalità.

A raccontare la dimensione raggiunta sono anche i numeri. In dieci anni Rigenerazioni ha avviato direttamente 101 percorsi di inserimento lavorativo, attraverso tirocini, contratti e altre formule: dei 101 percorsi valutati, 78 si sono conclusi positivamente, il 77,2%, mentre altri 25 risultano ancora in corso. L’età media all’ingresso è di appena 22,7 anni e il 64% dei partecipanti proviene dall’area penale. Un dato interessante riguarda anche la durata: i percorsi conclusi positivamente durano in media 15,9 mesi, contro 3,6 mesi di quelli con esito negativo.

La rete costruita negli anni va però oltre le attività gestite direttamente dalla cooperativa. I progetti Svolta all’Albergheria e Jail to Job hanno registrato complessivamente 677 prese in carico, con 97 tirocini e 72 contratti di lavoro; Jail to Job ha coinvolto da solo 138 aziende partner. E c’è anche una dimensione educativa: dal 2023/24 a giugno 2026 sono stati incontrati circa 7 mila studenti.

Dietro i numeri ci sono percorsi che raramente procedono in linea retta. È il caso di Salvatore, 34 anni, che nel 2016 fu il primo a lavorare nel biscottificio del Malaspina e contribuì anche a dare il nome ai primi biscotti, “Buoni i cuore”. Uscito dall’istituto continuò a lavorare, poi attraversò una nuova fase difficile. Gli operatori di Rigenerazioni lo hanno successivamente accompagnato in un nuovo percorso e oggi lavora come vice-pizzaiolo ad Al Fresco. «Il mio desiderio è continuare a lavorare per costruire il mio futuro», racconta.

È proprio la possibilità di continuare l’accompagnamento oltre il carcere uno degli elementi su cui la cooperativa ha costruito il proprio modello. Nel 2018 è nato un secondo nucleo operativo a Casa San Francesco; nel 2019 ha aperto Al Fresco, giardino bistrot nel centro storico. A questi si sono aggiunti negli anni progetti di formazione, agricoltura sociale, accoglienza e inserimento lavorativo. L’esperienza palermitana si è inoltre estesa a Casal di Principe, con un altro laboratorio Cotti in Fragranza, mentre è prevista l’apertura di un bar bistrot a Ferrara.

«Abbiamo costruito un ponte tra carcere, comunità e imprese», spiega Nadia Lodato, socia fondatrice di Rigenerazioni. Un ponte che, nelle intenzioni della cooperativa, serve soprattutto a «riconoscere, prima del reato, la persona», le sue competenze e le sue possibilità.

Per il decennale sono previsti due appuntamenti: il 1° ottobre all’interno dell’IPM Malaspina e il 2 ottobre alle 16.30 a Casa San Francesco, con partner e stakeholder. Il secondo incontro sarà aperto alla stampa.

Dieci anni dopo, la questione posta dall’esperienza nata al Malaspina rimane quella di partenza: fare in modo che la fine della pena non coincida con l’inizio di una nuova esclusione, costruendo attraverso lavoro, formazione e relazioni le condizioni per poter scegliere un’altra strada.

Il progetto dell'Asl di Torino

Giovani caregiver: serve flessibilità e ascolto a scuola

Gli studenti mettono a fuoco i bisogni di chi assiste un familiare: sostegno psicologico, aiuti pratici e tempo per sé.

La ricorrenza

La giornata europea 2026: conciliare cura e lavoro

Nata nel 2020 su iniziativa di Eurocarers, richiama l’attenzione su chi presta assistenza non retribuita

Il rapporto di Eurocarers

Se prendersi cura può costare il posto di lavoro

Il documento fotografa le disuguaglianze tra i Paesi e chiede una svolta: permessi retribuiti, maggiore flessibilità e diritti non solo sulla carta.

Famiglia

Ecco perché il governo ha detto no al congedo paritario

“Non amo gli obblighi”, spiega la ministra Roccella. E aggiunge: “Costerebbe 3 miliardi, forse li possiamo spendere per misure più efficaci”.