Ugo Cappellacci (FI)

Caregiver, l'intervista

“Una risposta dopo anni di attesa su cui costruire altri interventi”

Via libera alla Camera alla legge che ora andrà al Senato. Il parere del presidente della commissione Affari sociali, Ugo Cappellacci.

Via libera dell’aula della Camera al ddl Caregiver. L’assemblea di Montecitorio ha approvato il provvedimento con 153 voti favorevoli, 105 voti contrati e quattro astenuti. Il testo passa ora al Senato per la seconda lettura. Ne abbiamo parlato con Ugo Cappellacci, presidente della Commissione Affari sociali.

È una legge attesa da anni. Quando sarà in vigore, cosa cambierà concretamente per chi assiste ogni giorno un familiare non autosufficiente?

“Cambierà innanzitutto il rapporto con le istituzioni: chi si prende cura di un familiare avrà un riconoscimento e un quadro di tutele dedicato. Significa essere coinvolto nella definizione del percorso assistenziale, avere strumenti per conciliare lavoro e cura, vedere riconosciute le competenze maturate ed essere tutelato dalle discriminazioni. Sono previste anche misure di sostegno al benessere psicofisico.
Per i caregiver conviventi con il carico assistenziale più intenso e in condizioni economiche più fragili, il testo prevede dal 2027 un contributo fino a 1.200 euro a trimestre, secondo i requisiti e le risorse disponibili.
Il senso del lavoro di Governo e Parlamento è questo: chi dedica la propria vita a una persona cara deve poter contare anche sul sostegno della comunità”.

Le risorse da circa 260 milioni l’anno, secondo le stime, a importo pieno basterebbero per circa 52 mila persone, mentre l’Istat conta oltre un milione di persone che assistono un familiare convivente per almeno 20 ore a settimana. Sono risorse sufficienti?

“Sono una base concreta, ma non esauriscono il bisogno. Occorre però distinguere due platee: quella complessiva dei caregiver e quella destinataria del contributo, per il quale sono richieste almeno 91 ore settimanali di assistenza, la convivenza e precise condizioni economiche. Il riconoscimento e le altre tutele della legge hanno una portata più ampia del solo sostegno monetario.
Abbiamo scelto di partire dalle situazioni più gravose, con uno stanziamento strutturale. Non considero questo investimento un punto di arrivo: occorrerà verificarne gli effetti e lavorare per rafforzarlo. Ma dopo anni di attesa portiamo avanti una risposta finanziata, sulla quale costruire ulteriori interventi”.

Il contributo spetta solo a chi ha un reddito da lavoro molto basso: perché escludere chi, pur assistendo un familiare giorno e notte, riesce a mantenere anche un piccolo lavoro?

“La scelta è concentrare questo specifico contributo su chi, per l’intensità dell’assistenza, ha possibilità di lavoro e di reddito quasi annullate. Non è un divieto assoluto di lavorare: il testo ammette un reddito da lavoro fino a 3.000 euro lordi annui. Resta, però, una soglia molto selettiva, e comprendo la difficoltà di chi la supera pur vivendo una situazione pesante. Proprio per ampliare l’accesso, con un emendamento a mia prima firma abbiamo portato il limite ISEE da 15 a 25 mila euro, prevedendo un contributo decrescente oltre i 15 mila. È un miglioramento concreto, anche se non modifica il limite del reddito da lavoro.
Il principio che voglio difendere è chiaro: sostenere le situazioni più fragili e aiutare chi assiste a conservare, quando possibile, anche la propria autonomia lavorativa”.

Le opposizioni lamentano che nel confronto parlamentare non è stato possibile migliorare il testo. C’è almeno una loro proposta che ritiene giusta e che si potrebbe recuperare al Senato?

“Da presidente della Commissione devo precisare che il testo è stato modificato e che sono stati approvati anche emendamenti delle opposizioni, alcuni riformulati: penso alle disposizioni sui minori conviventi con una persona assistita e alla raccolta di dati sulla condizione dei caregiver. Il confronto ha quindi prodotto risultati.
Un tema sul quale ritengo giusto continuare a lavorare, sollevato anche dalle opposizioni, è quello delle tutele previdenziali: chi riduce o lascia il lavoro per assistere un familiare rischia di pagarne il prezzo anche nella pensione futura. La contribuzione figurativa merita un approfondimento serio anche al Senato, individuando una soluzione sostenibile e le relative coperture. Le proposte vanno valutate per ciò che possono dare alle persone, indipendentemente da chi le presenta”.

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