Dalla manutenzione del verde all’agricoltura sociale sui terreni confiscati alla mafia. Fondazione Snam ha portato alla Camera il primo bilancio di Verde Inclusivo, il progetto avviato nel 2025 per accompagnare giovani in condizioni di fragilità verso il lavoro.
Un corso, infatti, può insegnare un mestiere. Ma perché quel mestiere diventi un lavoro serve qualcuno disposto ad aprire la porta dell’impresa. È su questo passaggio, spesso il più difficile nei programmi di inclusione, che Fondazione Snam ha costruito Verde Inclusivo: non limitarsi alla formazione, ma coinvolgere direttamente le aziende che possono trasformarla in un tirocinio e, successivamente, in un’occupazione.
Il progetto è partito nel 2025 dalla Lombardia, inizialmente con Fondazione Exodus e Mestieri Lombardia, ed è dedicato soprattutto a giovani che hanno attraversato situazioni di fragilità, comprese esperienze di dipendenza. Il mestiere scelto è quello della cura e manutenzione del verde, con una formazione tecnica accompagnata dallo sviluppo delle competenze trasversali. Ma la particolarità sta nella rete costruita intorno al percorso.
Le imprese del settore, comprese aziende della catena di fornitura Snam, partecipano infatti alla formazione e mettono a disposizione tirocini retribuiti. In caso di successiva assunzione, Fondazione Snam prevede inoltre un sostegno a parte dei costi. È un modo per portare la responsabilità sociale dentro una relazione economica già esistente: la filiera non viene chiamata soltanto a rispettare determinati requisiti, ma a partecipare alla costruzione di un’opportunità di lavoro. Nel 2018, del resto, la Fondazione aveva già contribuito alla definizione della Social supply chain policy di Snam, pensata per favorire l’ingresso delle imprese sociali nella catena di approvvigionamento del gruppo.
In poco più di un anno Verde Inclusivo si è esteso a oltre dieci regioni. I numeri comunicati dalla Fondazione parlano di 35 imprese e 27 comunità coinvolte, circa 300 giovani raggiunti, più di 2.500 ore di formazione e oltre 30 tirocini avviati, ai quali si aggiungono i primi percorsi di inserimento lavorativo successivi al tirocinio. Ad aprile le imprese aderenti erano ancora 14 e i giovani che avevano aderito 249: la rete, dunque, si sta allargando.
Il prossimo passo porta in Sicilia e cambia anche il terreno, in senso letterale. Nell’area di Corleone, Fondazione Snam intende estendere il modello all’agricoltura sociale, recuperando terreni inutilizzati e aree confiscate alla mafia. Persone vulnerabili saranno coinvolte nella loro valorizzazione produttiva, con l’obiettivo di generare lavoro e sviluppo locale. Per ora è un progetto annunciato: i risultati arriveranno con la sua attuazione.
L’idea di utilizzare la terra come infrastruttura sociale, però, non nasce oggi. Nel 2017 Fondazione Snam e Confagricoltura lanciarono Tesori – Terre Solidali in Reti Inclusive, mettendo terreni Snam inutilizzati a disposizione del terzo settore per progetti di agricoltura sociale. Il patrimonio individuato allora comprendeva circa 40 ettari in 18 località di otto regioni; nel 2018 sei terreni, per circa 11 ettari, furono messi a disposizione attraverso due bandi. Ai progetti selezionati venivano offerti comodato gratuito decennale, sostegno economico e formazione.
Quasi dieci anni dopo, Verde Inclusivo riprende quel filo spostando ancora più avanti il punto d’arrivo: dalla valorizzazione sociale di un bene alla costruzione di un mestiere, e dal mestiere alla possibilità di entrare in un’impresa.