Quante persone sono state aiutate, quanti pasti distribuiti, quanti posti messi a disposizione. Sono i numeri che tradizionalmente raccontano l’attività di un’organizzazione sociale. Numeri importanti, ma che non rispondono a un’altra domanda: che cosa è cambiato nella vita delle persone raggiunte da quei servizi?
È su questo passaggio dalla rendicontazione alla misurazione dei risultati che insiste il Bilancio sociale 2025 di Fondazione Progetto Arca, presentato a Milano insieme al Piano strategico 2025-2030 “Coltiviamo speranza”.
La dimensione dell’attività resta il punto di partenza. Nel 2025 Progetto Arca ha aiutato 45.700 persone, circa 30 mila delle quali in Italia, attraverso 111 servizi. Ha distribuito oltre 4,3 milioni di pasti, accolto più di 6 mila persone nelle proprie strutture e appartamenti e messo a disposizione 182 alloggi per persone in difficoltà abitativa. Sono inoltre 175 le persone che hanno avviato un lavoro, anche attraverso 45 corsi di formazione. I volontari sono 1.135.
Ma è sull’accoglienza che emerge con maggiore chiarezza il tentativo di andare oltre il semplice conteggio. Delle 1.846 persone uscite dai servizi, secondo i dati della Fondazione, l’85% ha concluso il percorso con un cambiamento considerato positivo: il 40% ha raggiunto l’autonomia abitativa, mentre il 45% ha proseguito il proprio percorso entrando in altri servizi di cura o inclusione.
La valutazione prova inoltre a osservare aspetti meno immediatamente traducibili in un numero: la capacità di tornare a prendersi cura di sé, la disponibilità alle relazioni, la motivazione verso formazione e integrazione, fino alla possibilità di immaginare un futuro e cominciare a cercare una casa o un lavoro.

Dare un valore economico ai servizi
C’è poi un ulteriore livello. Progetto Arca utilizza da alcuni anni quello che definisce “moltiplicatore del ritorno sociale”, un indicatore che mette in relazione i costi sostenuti dalla Fondazione con il valore attribuito ai servizi realizzati.
Il meccanismo parte da riferimenti economici concreti. Nei Bilanci sociali degli anni precedenti, per esempio, un’ora di volontariato è stata valorizzata prendendo come riferimento il costo di un operatore sociale; per pasti, pernottamenti e prestazioni professionali sono stati utilizzati valori economici comparabili. Il calcolo cerca così di considerare anche ciò che caratterizza il non profit: volontariato, beni e servizi donati, agevolazioni ed eccedenze recuperate e trasformate in risorse per le persone assistite.
Nel 2025 il moltiplicatore raggiunge 3,4: secondo la valutazione della Fondazione, quindi, il valore generato attraverso le diverse attività risulta più che triplo rispetto ai costi effettivamente sostenuti.
È un indicatore che Progetto Arca utilizza già da diversi anni e che consente anche di seguirne l’andamento: era 2,5 nel 2022, è sceso a 2,1 nel 2023, per poi salire a 3,2 nel 2024 e arrivare all’attuale 3,4.
Il punto, tuttavia, non è soltanto attribuire un valore economico al lavoro sociale. Il Bilancio 2025 mostra soprattutto il tentativo di affiancare alla domanda “quanto abbiamo fatto?” una seconda domanda, più difficile: “Quale cambiamento abbiamo prodotto?”.
Ed è probabilmente su questa capacità di misurare i risultati, oltre che di raccontare le attività, che si giocherà una parte crescente della credibilità della rendicontazione sociale.
