IA sostenibile?

Il lodo cinese per un’alleanza con l’Italia

La lettera dell’incaricato d’affari cinese al Sole 24 Ore apre un fronte diplomatico per una possibile nuova cooperazione.

La notizia non è inedita. La rivendicazione sì. Li Xiaohong è l’incaricato d’affari della Repubblica popolare cinese in Italia. E interviene sul dibattito in merito al ruolo dell’ intelligenza artificiale e sulla governance globale dell’IA. Lo fa ricordando come “il modello Qwendi Alibaba ha affiancato gli organizzatori nelle decisioni operative, Milano-Cortina si è così presentata come l’edizione più ‘intelligente’ nella storia: un esempio concreto di come l’IA possa contribuire al progresso della società”. Il riferimento è alle recenti Olimpiadi invernali.

Lo fa con una lettera al Sole 24 Ore di oggi. Raccontando la postura del Dragone, ma anche provando a porre delle questioni di metodo nel contesto globale. Sempre dal punto di vista cinese. I temi della sicurezza e della convivenza fra uomo e macchina, ma anche il grande nodo delle questioni etiche. Questo lo sfondo. In evidenza c’è altro: propone una vera e propria alleanza Italia-Cina sull’intelligenza artificiale.

I tre punti principali

Tre i punti che mette al centro il diplomatico cinese. Il primo è la necessità “accelerare l’innovazione”. Tema che serve a sottolineare che nel 2025 “il valore dell’industria cinese dell’IA ha superato 154 miliardi di euro, con una crescita del 40% su base annua, mentre il numero delle imprese del settore ha superato quota 6.600. Circa il 60% dei brevetti mondiali nel campo dell’IA è di origine cinese. I modelli open source cinesi hanno registrato complessivamente oltre 10 miliardi di download, e tra i dieci modelli open source più avanzati al mondo, otto sono cinesi”. Una manifestazione di potenza.

Poi il tema sicurezza, con Pechino che si impegna a garantire che l’IA sia “sicura, affidabile e controllabile”. Quindi un approccio multilaterale a livello globale, distante da quello – attuale – degli Stati Uniti. Almeno formalmente. “La Cina sostiene il multilateralismo e il ruolo centrale delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di costruire un sistema globale di governance dell’IA fondato su un ampio consenso. Allo stesso tempo, si oppone all’estensione indiscriminata del concetto di sicurezza nazionale nel campo dell’IA”. Insomma, decidiamo assieme, ma no ad eccessi di sovranismo.

Infine il tema dell’accessibilità. “Lo sviluppo dell’IA non può essere l’assolo di un singolo Paese, ma deve diventare una sinfonia di cooperazione internazionale. Insieme ad altri 28 Paesi, la Cina ha promosso la costituzione dell’Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale”, spiega Li Xiaohong.

Il target è quello dei “Paesi del Sud globale”, a cui – nei prossimi cinque anni – la Cina offrirà ai “5mila in programmi di formazione dedicati all’IA; promuoverà la creazione di centri internazionali di cooperazione per le applicazioni dell’IA rivolti ad Asean, Lega Araba, Unione Africana, Celac, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e Brics; e favorirà l’impiego in 30 Paesi di ‘Mazu’, una soluzione basata sull’IA per l’allerta meteorologica precoce”.

La prospettiva

Una proposta diplomatica. Una sorta di via della Seta in salsa AI. Perché Cina e Italia “condividono molte idee sull’evoluzione dell’IA” e “anche sul piano industriale, i punti di forza dei due Paesi sono fortemente complementari. Su queste basi, le possibilità di collaborazione sono ampie”, si legge nel contributo al Sole 24 Ore.

Lo scenario è chiaro. Ma la cosa più interessante è il racconto di questo scenario che viene dai diplomatici cinese. Uno scenario in cui l’interlocutore non è l’Unione europea (a proposito di multilateralismo) ma l’Italia di Giorgia Meloni.

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