Stati Uniti

Minori e social: TikTok patteggia per 400 milioni di dollari

L’accordo negli Stati Uniti per la società che aveva già dovuto cedere buona parte delle sue quote per una legge del 2022.

Quattrocento milioni di dollari. È la cifra che TikTok ha accettato di pagare al governo americano per chiudere una causa aperta due anni fa. Non una condanna, un patteggiamento. Un percorso diverso da quello –  in corso – che riguarda Meta.

Pochi giorni fa il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato l’accordo con TikTok e la controllante cinese ByteDance. L’accusa, avviata nel 2024 sotto l’amministrazione Biden e proseguita sotto la presidenza Trump, era chiara: la piattaforma avrebbe raccolto i dati di utenti sotto i 13 anni senza il consenso dei genitori, obbligatorio per legge, e si sarebbe rifiutata di cancellare gli account dei più piccoli quando le famiglie lo chiedevano.

Come funziona l’accordo?

TikTok pagherà 300 milioni di dollari subito, più altri 100 milioni legati alla cancellazione di un precedente decreto risalente ai tempi di Musical.ly, l’app che nel 2018 confluì in TikTok. Il Dipartimento ha giustificato la chiusura del caso sostenendo che, dal 2024 a oggi, l’azienda ha già cambiato in modo sostanziale proprietà, gestione e pratiche sulla privacy.

La proprietà.

Questo il nodo: la proprietà del TikTok a stelle e strisce è già passata di mano. Da pochi mesi infatti è nata “TikTok USDS Joint Venture LLC”. Una società controllata per l’80% da investitori americani, mentre ByteDance ha mantenuto il 20% delle quote. Lo ha fatto per far fronte a una legge approvata dal Congresso sotto la presidenza Biden. La legge era del 2022, la sua entrata in vigore era però progressivamente slittata.

Il patteggiamento

Quella di TikTok è una strategia processuale diversa da quella dell’altro colosso new media. Lo dimostra un altro caso, deciso pochi mesi fa a Los Angeles: una giuria ha condannato Meta e Google a risarcire una ventenne per i danni psicologici subiti usando Instagram e YouTube da bambina. In quello stesso processo, TikTok e Snapchat non c’erano più: avevano trovato un accordo prima dell’udienza, proprio per non correre il rischio di un precedente sfavorevole.

Cosa ci dice tutto questo?

Una cosa è cambiata: il rapporto tra piattaforme e infanzia è entrato in una fase nuova. Non più solo polemiche o richiami, ma cifre concrete, tribunali, accordi negoziati sotto la pressione di cause che si moltiplicano. TikTok ha scelto la strada più rapida, ma è lo scenario che cambia. Almeno negli Stati Uniti. Almeno per adesso.

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