famiglia

Dati Inps e nuovi bonus

Cresce l’assegno unico e arriva quello per i divorziati

Diminuiscono i percettori rispetto a un anno fa (-2,2%), crescono gli importi e nel 2027 la rivalutazione. Sostegno all’affitto per i separati (fino al 50%), massimo 6mila euro all’anno

C’è un assegno che aumenta e ce un altro nuovo che si prepara a partire. Le novità per le famiglie arrivano su due fronti: da gennaio 2027 l’Assegno unico universale dovrebbe crescere per effetto della rivalutazione, mentre è arrivato al traguardo il decreto sul contributo destinato ai genitori separati e divorziati non assegnatari della casa familiare.

Due misure diverse, ma con un denominatore comune: provare ad alleggerire il peso economico dei figli e della casa sui bilanci familiari.

Assegno unico, meno beneficiari ma importi più alti

Nei primi sette mesi del 2026 l’INPS ha erogato 11,6 miliardi di euro di Assegno unico. Complessivamente hanno ricevuto almeno una mensilità 6,1 milioni di nuclei familiari, per quasi 9,7 milioni di figli.

Se si guarda però ai singoli mesi, la platea si sta restringendo. A luglio 2026 i richiedenti pagati sono stati 5,89 milioni, il 2,2% in meno rispetto allo stesso mese del 2025. I figli beneficiari sono scesi da 9,51 a 9,28 milioni, con una flessione del 2,4%. In controtendenza gli importi: la media mensile per figlio è salita da 173 a 177 euro.

La diminuzione prosegue anche all’interno del 2026: tra gennaio e luglio i richiedenti pagati sono calati dell’1,6%. I dati fotografano dunque meno beneficiari mensili e assegni mediamente più alti.

Dal 2027 arriva la rivalutazione

Il prossimo aumento sarà legato all’inflazione. Se il riferimento fosse il 2,9%, registrato a settembre l’importo base massimo per un figlio minorenne passerebbe dagli attuali 203,80 euro a circa 209,70 euro, mentre il minimo salirebbe da 58,30 a circa 60 euro.

Crescerebbero anche le soglie Isee: quella più bassa, oggi a 17.468,51 euro, arriverebbe a circa 17.975 euro. Si tratta ancora di stime: gli importi definitivi dipenderanno dal dato utilizzato per la rivalutazione.

L’aumento, del resto, va letto soprattutto come una difesa del potere d’acquisto. Se salgono insieme alimentari, bollette, affitti e servizi, qualche euro in più sull’assegno serve prima di tutto a recuperare parte di quanto l’inflazione ha eroso.

Fino a 6 mila euro per separati e divorziati

Più consistente, ma destinato a una platea molto più circoscritta, è il nuovo contributo per i genitori separati o divorziati con figli a carico che non siano assegnatari della casa familiare.

Il bonus potrà coprire il 50% dell’affitto, fino a 500 euro al mese e 6 mila euro l’anno. Per accedervi occorreranno un reddito non superiore a 35 mila euro e un regolare contratto di locazione. La platea potenziale è stimata in almeno 65 mila persone.

Avranno priorità, tra gli altri, i genitori con più figli, quelli con figli con disabilità, i disoccupati involontari e chi vive nei comuni ad alta tensione abitativa. Il contributo non sarà automatico: servirà una domanda e l’importo effettivo dipenderà anche dalle risorse disponibili.

Il nodo, ancora una volta, è la casa. Una separazione può trasformare un unico bilancio domestico in due: resta il costo dei figli, ma si aggiungono un altro affitto e nuove spese quotidiane. Le entrate non raddoppiano. Le case, spesso, sì.

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