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Agcom sanziona Mediaset: 124mila euro per lo squilibrio a favore del sì al referendum

Non rispettato l’ordine di riequilibrio dopo un primo intervento sui talk show di Rete4. Per l’Autorità è una violazione di “elevata entità”.

Rete4 non ha riequilibrato a sufficienza lo spazio riservato al no nell’ultima settimana di campagna per il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Per questo l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha inflitto a Rti-Mediaset una sanzione di 123.949,68 euro, pari a dodici volte il minimo edittale, per inottemperanza all’ordine impartito con la delibera 70/26/CONS del 18 marzo. Il provvedimento, adottato dal Consiglio il 23 settembre, pubblicato in queste ore sul sito dell’Agcom,  è il primo in applicazione della nuova disciplina regolamentare sulla par condicio referendaria. Sul tema erano intervenuti anche i Comitati per il No nei giorni precedenti al voto.

Cosa era successo

L’ordine era arrivato dopo che l’Agcom aveva rilevato, nella settimana 8-14 marzo, uno “squilibrio in danno della posizione contraria all’approvazione del quesito referendario”, legato in particolare all’intervista alla presidente del Consiglio. Rti avrebbe dovuto garantire “l’immediato ed effettivo riequilibrio” entro il 20 marzo, “in misura proporzionata allo scostamento rilevato”. Secondo l’Autorità, però, nel periodo 15-20 marzo il tempo di parola riparametrato nei programmi extra-tg della testata Tg4 risultava ancora sbilanciato: 55,01% al sì, 44,99% al no. Un miglioramento rispetto al 37,4% della settimana precedente, ma non sufficiente.

La difesa

Rti si era difesa sostenendo di aver avuto a disposizione “le sole giornate del 19 e del 20 marzo”, essendo la notifica arrivata il 18 alle 18.32. L’emittente aveva richiamato le interviste al leader del Movimento 5 Stelle a Dritto e Rovescio e alla segretaria del Pd a È sempre Cartabianca, oltre allo speciale “Le ragioni del NO”, e i dati delle ultime due giornate, in cui il no aveva prevalso con il 56,02% e il 65,83%. Contestati anche i dati di monitoraggio, con “una discrasia di circa quattro punti percentuali”, e i coefficienti di riparametrazione, che premierebbero eccessivamente la fascia serale.

La linea di Agcom

Argomenti respinti dall’Autorità. Il termine per adeguarsi, si legge nella delibera, non decorreva dalla notifica dell’ordine: i dati del monitoraggio erano stati trasmessi a Rti già il 16 marzo e l’obbligo di riequilibrio “non sorge con la notifica di uno specifico ordine dell’Autorità, ma discende direttamente, con cadenza settimanale, dalla disponibilità dei dati”. Anche i dati interni dell’emittente, secondo l’Agcom, “si discostano solo marginalmente” da quelli della contestazione. Quanto ai criteri qualitativi invocati dalla difesa, questi “lungi dal ridimensionare lo squilibrio contestato” ne confermano la sussistenza: nella modalità “ospite in studio”, la più efficace sul piano comunicativo, si contano 38 interventi per il sì e 22 per il no.

La violazione

La violazione è stata giudicata di “elevata entità”, perché lo squilibrio si è protratto nell’ultima settimana di campagna, quando non era “più suscettibile di essere efficacemente sanato”. Il tentativo di riequilibrio è stato valorizzato come attenuante “soltanto in misura limitata”. La sanzione, che poteva variare tra 10.329 e 258.228 euro ai sensi dell’articolo 1, comma 31, della legge 249/1997, è stata commisurata anche al fatturato 2025 di Rti, pari a oltre 1,5 miliardi di euro. Il provvedimento è impugnabile davanti al Tar del Lazio entro 60 giorni.

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