In Italia conosciamo la legge Fornero per come ha modificato l’età pensionabile. Per anni è stato il simbolo dell’austerità. Di un sistema che per tenersi in piedi ha dovuto usare le forbici sui trattamenti previdenziali, in particolare dunque sulle categorie più fragili della popolazione. C’è però un altro intervento che l’allora ministra del Lavoro del governo Monti introdusse: il congedo di paternità obbligatorio.
Un solo giorno. Ma obbligatorio. Ovviamente per i lavoratori dipendenti. Tutto quello che c’era prima era alternativo. Toccava al padre se non c’era per la madre. Siamo nel 2012, la legge Fornero cambia paradigma: un solo giorno obbligatorio, a cui si aggiungevano due giorni facoltativi che il padre poteva utilizzare al posto della madre (quindi sottraendoli al suo congedo, non aggiuntivi). È l’anno “zero” della paternità come diritto proprio nel diritto del lavoro italiano.
Da quel momento la misura è stata progressivamente implementata – con lentezza elefantiaca – da più governi. I giorni sono saliti gradualmente fino ad arrivare a sette nel 2020, e poi a dieci giorni con la legge di Bilancio 2021. È un altro governo tecnico, il governo Draghi, a rendere strutturale il congedo di paternità obbligatorio. Lo fa con il decreto legislativo 105/2022 che arriva a distinguere – per la prima volta in modo esplicito – tra congedo di paternità obbligatorio e congedo di paternità alternativo, previsto dalla vecchia norma del 1977.
E in questi anni? Sono successe due cose. La legge di Bilancio dell’anno scorso ha esteso da 12 a 14 anni la fruibilità del congedo parentale, raddoppiando i giorni fruibili per malattia del figlio. Un altro strumento rispetto alla paternità obbligatoria, che riguarda il periodo successivo.
È successa pure un’altra cosa. L’intera opposizione ha fatto una proposta parlamentare unitaria per chiedere il congedo paritario. La proposta – a prima firma Elly Schlein – proponeva di parificare la paternità alla maternità: cinque mesi anziché dieci giorni. E di prevedere un’indennità pari al 100% della retribuzione. Secondo i proponenti, sarebbe costato circa 3 miliardi di euro all’anno. Secondo la Ragioneria qualcosa in più. Fra i 3,7 e i 4,5 miliardi ogni anno. Una cifra per cui non c’erano le coperture, né si volevano trovare da parte del ministero dell’Economia. La relatrice Marta Schifone (Fdi) ha ricordato che “presentare proposte senza coperture adeguate non è tutelare le famiglie: è fare propaganda sulla loro pelle”. Chissà se questa misura, con i medesimi parametri, farà parte poi del programma del campo largo.
E gli altri partiti? In realtà fra le leggi depositate in Parlamento, Osservatorio Socialis ha trovato due proposte della stessa maggioranza. La prima è a firma del capogruppo della Lega in Senato Massimiliano Romeo, che ha proposto di alzare a 15 giorni il congedo di paternità obbligatorio. La seconda è a firma dell’esponente di Forza Italia Chiara Tenerini che interviene sui congedi per malattia dei figli, con l’innalzamento al 100% ed eliminando la differenza lavoratori pubblici e privati.
Intanto in questi giorni è stata attivata una raccolta firma per una legge di iniziativa popolare che chiede proprio il congedo paritario. È molto simile al testo presentato da Pd-5s-Avs. A proporla il comitato Pari alla Pari, che chiede proprio l’equiparazione fra il congedo di maternità e quello di paternità.