aula Montecitorio

Il disegno di legge alla Camera

Caregiver, cosa c’è davvero nella legge in arrivo

Il numero di 12,3 milioni racconta chi presta aiuto in Italia, non quanti avranno diritto al contributo. E tra le due platee c’è una distanza notevole.

I 12,3 milioni dell’Istat sono un numero importante. Ma attenzione a cosa raccontano: persone adulte che nel 2024 hanno dato una mano a qualcuno con problemi di salute, accompagnandolo, facendo la spesa o le pratiche, aiutando in casa. Una rete di solidarietà enorme, che comprende situazioni molto diverse. Ma non è la platea dei caregiver riconosciuti dalla legge. E non è quella che potrà chiedere l’assegno previsto dal disegno di legge.

La definizione per legge

La distinzione conta, perché nel dibattito si rischia di usare la stessa parola per indicare condizioni diverse. La legge italiana definisce caregiver familiare chi assiste il coniuge o il partner, il convivente di fatto, un familiare o affine entro il secondo grado – in alcuni casi, entro il terzo – con una condizione rilevante di disabilità o non autosufficienza.
Il disegno di legge del governo – presentato a febbraio scorso e adottato dalla commissione Affari sociali della Camera il 25 marzo, atteso in Aula per il prossimo 2 ottobre – aggiorna questa definizione, risalente al 2017, includendo esplicitamente anche chi assiste il proprio figlio, oltre a richiamare le nuove definizioni di non autosufficienza introdotte nel 2024. Restano fuori, per esempio, amici e vicini che prestano aiuto: possono comparire nelle statistiche, ma non rientrano nella definizione giuridica del ddl. Per ora, dunque, non c’è una nuova legge, ma un testo ancora in cammino.

Cosa c’è nella legge

E il testo non parla soltanto di soldi. Rafforza e organizza in un quadro nazionale tutele in parte già previste, ma in modo non uniforme: tra queste, la partecipazione del caregiver alla valutazione dei bisogni e alla definizione del progetto assistenziale. Prevede inoltre la possibilità di certificare le competenze acquisite con l’esperienza di cura, anche per percorsi formativi e lavorativi. Per alcune categorie sono previste più flessibilità sul lavoro, priorità nella richiesta di part-time e la possibilità di tornare al tempo pieno. C’è anche una tutela contro le discriminazioni legate all’assistenza di una persona con disabilità. Altre misure – dal supporto psicologico alla sostituzione temporanea – dipenderanno invece dalle risorse disponibili. Insomma, diritti interessanti sulla carta, ma non tutti automatici né uguali per tutti.

Per il contributo economico, i requisiti si restringono parecchio. È previsto per il caregiver convivente che assiste in modo prevalente una persona non autosufficiente e garantisce almeno 91 ore di cura alla settimana: 13 ore al giorno, in media. Servono inoltre un reddito personale da lavoro non superiore a 3.000 euro l’anno e un Isee entro 25.000 euro. Per ogni persona assistita potranno essere riconosciuti al massimo due caregiver.

L’assegno può arrivare fino a 1.200 euro ogni tre mesi. Chi ha un Isee fino a 15.000 euro riceverebbe l’importo pieno, determinato in base alle risorse disponibili e al numero delle domande accolte. Tra 15.000 e 25.000 euro, l’importo diminuisce progressivamente, sopra i 15.000 euro, se il calcolo porta a 30 euro a trimestre o meno, non viene pagato.

Il calcolo

Il finanziamento complessivo previsto per il 2027 è di 257 milioni. Una stima di massima che può dare un’idea: dividendo tutta la somma per il contributo massimo annuo, si arriverebbe a circa 53.500 persone raggiunte. Ma questo è solo un esercizio aritmetico: quei fondi non sono tutti destinati agli assegni e, dopo le modifiche al testo, non risulta una stima aggiornata dei beneficiari. Non sappiamo, quindi, quante persone riceveranno davvero il contributo.

Le reazioni

Il governo rivendica il primo passo verso un riconoscimento nazionale e risorse dedicate. Le Regioni hanno dato un parere favorevole condizionato, apprezzando il principio ma segnalando i limiti di un sostegno ristretto e senza risorse adeguate per i servizi territoriali. Anche le associazioni riconoscono l’importanza di una legge attesa da tempo, ma giudicano insufficienti le modifiche: il carico della cura, dicono, resta soprattutto sulle famiglie.

La domanda, allora, non è se 12,3 milioni di persone siano caregiver “davvero”. È che cosa intendiamo quando usiamo questa parola. L’Istat misura una rete di aiuto ampia e informale; la legge riconosce una categoria più ristretta; il contributo economico si rivolge a una parte ancora più circoscritta. Il ddl può introdurre tutele importanti, ma non trasforma automaticamente l’esercito di chi presta aiuto in una platea di beneficiari. E, soprattutto, rischia di non aiutare davvero i caregiver, sia quelli intercettati dall’Istat quanto quelli riconosciuti dalla legge.

I dati Istat 2024

Sono 12,3 milioni. L’esercito invisibile dei caregiver

Quasi un adulto su 4 assiste un familiare convivente o una persona esterna alla propria casa. Su donne, lavoratori e Isole il carico più pesante.

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