“Se non sei responsabile, a punirti è il mercato”. Intervista a Marcella Mallen, Presidente ManagerItalia Roma

Una delle tendenze di fondo emerse nell’ultimo Rapporto sull’Impegno Sociale delle imprese in Italia è la crescita del coinvolgimento dei dipendenti nelle policies di CSR. Considera questo nuovo trend un elemento generato dalla crisi o invece la fase di un processo in atto da tempo?

Certamente la crisi economica ha portato a ridimensionare molti degli slanci meno ragionati e più opportunistici della CSR contribuendo,  al contrario,  a far maturare negli ambienti lavorativi una sensibilità e una cultura di impresa fondata su nuovi modelli gestionali. Oggi  molte aziende hanno compreso che per puntare ad una crescita sostenibile, intelligente ed inclusiva, occorre incentivare la  diffusione di buone pratiche organizzative, in grado di rinnovare le comunità lavorative partendo da una ri-generazione della solidarietà e della responsabilità.

Due aziende su tre ritengono che una specializzazione in CSR o sostenibilità ambientale costituisca un elemento qualificante per un curriculum vitae. Questo dato secondo lei è l’ammissione di un’attuale carenza di competenze specifiche in responsabilità sociale, oppure è semplicemente un ulteriore sintomo del diffondersi dell’importanza della CSR?

Con il progressivo affermarsi in azienda  di politiche di carattere sociale ed ambientale si stanno sviluppando nuove competenze  sui temi della sostenibilità, così come  aumentano le opportunità di impiego attorno ai temi sociali e ambientali. Il manager   della sostenibilità è sicuramente un profilo professionale  destinato a diventare sempre più strategico per le organizzazioni interessate all’’implementazione e alla realizzazione  delle singole politiche sociali e ambientali. Comincia, infatti, a farsi strada un positivo orientamento  manageriale che intende la CSR non più come mera filantropia, ma come leva  di innovazione, sviluppo e competitività. Ripensare a un prodotto e di servizio in chiave di sostenibilità ambientale può aprire a nuove opportunità di business e di mercati. Del resto, se non tratti bene l’ambiente, o se consumi troppa energia, insomma se non sei un’azienda  responsabile,  il mercato non ti premia più.

La figura aziendale del manager responsabile delle policies di CSR stenta ancora a decollare nelle imprese italiane e la mansione viene attribuita spesso al dirigente responsabile della qualità. Giudica questo stato di cose come un ritardo culturale oppure, a parer suo, è corretto che la competenza sia attribuita a un manager che ha già più mansioni e che si occupa principalmente di altro?

Già un numero considerevole di società quotate ha  oggi al suo interno un manager della Corporate Social Responsability, e sono molte le aziende che  pubblicano  un bilancio di sostenibilità per rendicontare le proprie attività ambientali e sociali. Dobbiamo, d’altra parte,  tenere presente che il contesto produttivo italiano è costituito per lo più da piccole e medie imprese per le quali non sarebbe “sostenibile” il costo di un professionista della CSR. Ciò non esclude l’importanza di dotarsi di competenze sulla sostenibilità anche per le PMI, che potrebbero  ricavare notevoli vantaggi da nuovi approcci “responsabili” con gli stakeholder rappresentativi del territorio in cui operano. Credo, quindi, che sia comunque decisiva l’introduzione di un pensiero forte sul tema della sostenibilità ambientale e sociale, che parta dal vertice aziendale, sia trasversale ed integrato,  e non diventi  una mera  attività o  funzione di nicchia o, peggio ancora, di facciata.