bambino obeso

Adolescenti in sovrappeso

Dieta e sport. Solo dopo iniezioni e chirurgia

Le linee guida dell’Istituto superiore di sanità intervengono sull’obesità nei ragazzi: ok a chirurgia e farmaci, ma solo dopo dieta e sport.

Un adolescente su tre, in Italia, è obeso o in sovrappeso. Non è più un dato di costume. È una fotografia clinica, e da oggi anche una fotografia normata.

Pochi giorni fa il Sistema Nazionale Linee Guida dell’Istituto superiore di sanità ha pubblicato la prima linea guida italiana dedicata al sovrappeso e all’obesità resistenti al trattamento comportamentale negli adolescenti tra i 12 e i 18 anni. Il documento – frutto del lavoro congiunto di endocrinologi, diabetologi, pediatri, chirurghi bariatrici e delle associazioni pazienti – non introduce farmaci o interventi chirurgici come novità assoluta: quella, nei fatti, era già una pratica diffusa ma non formalizzata. Il punto di svolta è che oggi diventa procedura riconosciuta, con criteri, soglie e percorsi scritti nero su bianco.

Cosa cambia davvero per una famiglia?

Il principio guida resta lo stile di vita. Il documento definisce “resistente” l’adolescente che, dopo almeno sei mesi di intervento intensivo su dieta e attività fisica correttamente prescritte, non ha ottenuto una riduzione clinicamente significativa del proprio peso. Solo a quel punto, e solo in presenza di condizioni precise, si apre la porta a strumenti più drastici. Un ordine rigoroso: prima si insiste sul comportamento, poi – se necessario – si interviene sul corpo. Basta, però, per parlare di svolta.

Ed è qui che si trova la vera notizia, quella che cambia le cose per chi lavora ogni giorno con questi ragazzi: per la prima volta due farmaci diventano ufficialmente raccomandabili anche sotto i 18 anni, con un percorso chiaro e non più affidato alla sensibilità del singolo medico.

Non si tratta di molecole pensate apposta per gli adolescenti, ma di due analoghi del GLP-1 già in uso negli adulti – liraglutide e semaglutide – di cui la linea guida valuta l’impiego in aggiunta, non in sostituzione, alle modifiche dello stile di vita. Le soglie non sono generiche: si parla di sovrappeso sopra l’85° percentile di BMI per l’età, di obesità sopra il 95° percentile. Il testo della raccomandazione, sulla semaglutide, è netto: «il panel suggerisce l’utilizzo di semaglutide in aggiunta alle modifiche dello stile di vita». Una raccomandazione definita “condizionata a favore” – cioè indicata, ma da valutare caso per caso – basata su una qualità delle prove giudicata moderata per la semaglutide, bassa per la liraglutide.

L’opzione intervento chirurgico

Per i casi più gravi resta l’opzione chirurgica. Qui la soglia si alza ancora: la linea guida la riserva agli adolescenti con BMI superiore a 40, oppure superiore a 35 in presenza di complicanze legate al peso, e sempre dopo il fallimento di tutti gli altri tentativi. Anche questa raccomandazione è “condizionata a favore”, con qualità delle prove bassa. Un modo, per gli esperti, di dire: funziona, ma restiamo cauti, e ogni caso va pesato singolarmente.

C’è un avvertimento che accompagna tutto il documento, forse il passaggio più importante per chi non è medico: farmaci e chirurgia non sostituiscono il cambiamento delle abitudini, lo richiedono ancora di più. Senza un lavoro parallelo su alimentazione e movimento, l’effetto tende a rovesciarsi: si riprendono chili, si perde fiducia, e riprovarci diventa più difficile di prima.

C’è un secondo cambiamento, meno visibile ma più profondo. Nel 2025 l’obesità è stata riconosciuta per legge come malattia. Non più un eccesso di volontà debole, non più colpa individuale. Una patologia complessa, dove pesano insieme fattori genetici, ambientali, metabolici, psicologici e sociali. E che riguarda un numero molto ampio di italiani.

Le cause

Da dove nasce, in concreto, l’obesità adolescenziale? I dati citati a corredo del documento parlano di cause che conosciamo bene, perché le viviamo: cibi ad alto contenuto energetico e ultra-processati, bevande zuccherate, colazioni saltate, sedentarietà. E un elemento che merita una pausa: mangiare da soli è tra i fattori più ricorrenti. Non solo cosa si mangia, ma come e con chi.

È qui che il dato clinico diventa specchio sociale. Un adolescente su quattro obeso non è solo il prodotto di scelte alimentari sbagliate. È anche il prodotto di ritmi familiari compressi, di pasti consumati davanti a uno schermo, di tempo che manca per stare insieme a tavola. La solitudine alimentare è un sintomo di qualcosa di più ampio: la frammentazione del tempo condiviso nelle famiglie contemporanee.

La lezione

Le nuove linee guida, allora, dicono due cose insieme. La prima: la medicina si dota finalmente di soglie e criteri chiari, evitando che farmaci e chirurgia restino un tabù o, peggio, una scorciatoia usata senza criterio. La seconda è che la salute dei più giovani non si costruisce solo in ospedale. Si costruisce a tavola, in famiglia, nelle reti sociali.

Una malattia riconosciuta per legge, con un percorso terapeutico scritto, è un passo avanti. Ma resta da chiedersi se, oltre a curare l’obesità quando arriva, sappiamo ancora costruire le condizioni perché non arrivi affatto.

L'intervista

“I farmaci possono essere necessari. Ma contro l’obesità servono scuola e famiglia”

Parla Melania Manco, endocrinologa e membro della Società italiana dell’obesità, tra le autrici delle ultime linee guida.

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