La legge è stata approvata. Ma per un caregiver la differenza non la farà il voto in Consiglio: la farà sapere se, quando non ce la fa più, può chiedere aiuto e trovarlo davvero.
Il Veneto ha approvato una norma che riconosce il caregiver familiare e lo inserisce nella rete dei servizi sociali e sanitari. È un passaggio concreto, dopo due articoli con cui abbiamo raccontato la dimensione del fenomeno in Italia e il disegno di legge nazionale. La legge regionale prova a tradurre quel riconoscimento in una rete di sostegni. Adesso resta da capire come funzionerà.
Il caregiver viene definito come la persona che, volontariamente e gratuitamente, assiste un familiare o una persona cara non autosufficiente, malata o con disabilità, o che necessita di cure di lunga durata. La norma prevede che sia coinvolto nel Piano assistenziale individuale della persona assistita: il piano che organizza gli interventi e i servizi necessari.
Il sostegno previsto dalla legge
Tra le misure indicate ci sono percorsi di sostegno psicologico, corsi di formazione volontari e informazioni sui servizi e sugli ausili disponibili. Sono previste anche telemedicina e visite domiciliari, per ridurre gli spostamenti che spesso ricadono sulla famiglia.
La legge introduce inoltre momenti di sollievo: periodi programmati in cui i servizi possono occuparsi della persona assistita, lasciando al caregiver tempo per sé o per altre necessità. L’obiettivo dichiarato è prevenire il logoramento, non aspettare che la cura diventi insostenibile.
Per i giovani che assistono un familiare sono previste flessibilità negli orari e riduzione delle tasse universitarie. E chi rientra al lavoro dopo un periodo dedicato alla cura potrà ottenere da Veneto Lavoro una certificazione delle competenze maturate.
I fondi e la delibera
Per il 2026 sono stati stanziati 250 mila euro. Per il 2027 e il 2028 sono previsti 992.500 euro per ciascun anno, oltre a 50 mila euro annui per le attività di sensibilizzazione. Non sono contributi destinati direttamente ai caregiver: serviranno a finanziare gli interventi previsti.
Per sapere come si chiederà il sostegno psicologico, chi potrà accedere alle ore di sollievo e quali servizi saranno disponibili sul territorio bisogna attendere una delibera della Giunta regionale. È lì che dovranno essere definite le modalità attuative.
C’è poi un dato ancora incerto. Le stime sui caregiver veneti oscillano tra 260 mila e 600 mila persone. Il monitoraggio previsto dalla legge dovrebbe aiutare a precisare la platea, ma il numero da solo non basterà: servirà capire quante persone hanno bisogno di assistenza continuativa e quante ore di cura ricadono ogni settimana sulle famiglie.
La legge segna un passaggio che finora mancava: riconosce il caregiver dentro il sistema dei servizi. Il banco di prova comincia adesso. Quel riconoscimento dovrà diventare un aiuto accessibile, con criteri chiari e risorse adeguate; altrimenti il peso quotidiano della cura continuerà a stare, soprattutto, sulle spalle di chi assiste.