Da pochi giorni ha un nuovo vertice, ovvero Guido Stazi, ma anche un nuovo rapporto di sostenibilità. La Consob ha pubblicato il documento con cui rendiconta gli impatti ambientali, sociali e di governance della propria gestione interna. Non parliamo di vigilanza sui mercati, ma di come un’istituzione con 672 dipendenti consuma energia, acqua, carta. E come tratta le persone che ci lavorano. Analizziamo gli aspetti principali del rapporto.
I numeri ambientali
Le emissioni totali market-based scendono a 769,71 tonnellate di CO₂ equivalente, in calo dell’1,9% rispetto al 2024. Il consumo energetico complessivo si riduce del 13%, attestandosi a 3.271,68 MWh, con una quota di fonti rinnovabili all’87%. L’energia elettrica acquistata proviene interamente da fonte idroelettrica certificata: le emissioni Scope 2 market-based restano quindi a zero per il secondo anno consecutivo. Lo Scope 1 – le emissioni dirette, legate soprattutto al metano per il riscaldamento – cala del 41,1%, complice anche l’azzeramento delle perdite di gas refrigerante R-410A, che nel 2024 avevano pesato per 38,34 tCO₂e.
Il quadro si complica quando si guarda allo Scope 3, che da solo rappresenta circa il 90% dell’inventario totale. Qui la direzione si inverte: +7,8% rispetto al 2024, trainato da un aumento del 346,2% nella categoria “beni strumentali” – dovuto a investimenti straordinari in dotazioni informatiche – e da una crescita del 64,9% negli acquisti di beni e servizi, in gran parte imputabile a maggiori consumi di carta e toner. Le due voci più pesanti restano però il commuting dei dipendenti (347,59 tCO₂e, circa la metà dello Scope 3) e i viaggi di lavoro (194,61 tCO₂e), quest’ultimi dominati per oltre il 60% dal trasporto aereo.
Il capitale umano
La forza lavoro è sostanzialmente paritaria: 50,6% uomini, 49,4% donne. Tra i dirigenti, però, il rapporto si sposta – 56,6% uomini contro 43,4% donne – anche se il numero complessivo di dirigenti è quasi raddoppiato rispetto al 2024 (da 77 a 122), per un riallineamento straordinario di carriere pregresse. Il lavoro ibrido è ormai strutturale: quasi il 49% delle giornate lavorate è da remoto, con una quota più alta tra le donne (53,6%) che tra gli uomini (45%). La formazione ha coinvolto l’82,7% del personale, con una media di 42,55 ore a testa. Un solo infortunio registrato nel 2025, contro i tre del 2024.
La governance
Zero segnalazioni di whistleblowing nel biennio, zero violazioni di dati personali su 228 processi censiti nel registro dei trattamenti, 100% delle procedure di appalto avviate e concluse nei tempi. L’indicatore di tempestività dei pagamenti resta positivo (2,79 giorni in media), anche se la quota di pagamenti entro i termini standard scende leggermente dal 68,9% al 65,6%.
Le criticità
Il report va letto con qualche cautela metodologica. Diversi dati chiave – i rifiuti urbani, il numero di toner consumati, le emissioni da pendolarismo – sono stime, non misurazioni dirette: costruite su rilevazioni campionarie di una settimana “tipo” o mutuate da studi di altre amministrazioni (il fattore di emissione del commuting, ad esempio, è preso direttamente da un’indagine sui dipendenti di Banca d’Italia). È un limite dichiarato dallo stesso documento, ma che è utile segnalare. C’è poi la questione del perimetro: le categorie Scope 3 dalla 8 alla 14 sono escluse in blocco, e servizi esternalizzati potenzialmente rilevanti – vigilanza, pulizie, personale esterno – restano fuori dal computo “in attesa di un progressivo ampliamento” nelle prossime edizioni.
Un’authority che vigila attira chiaramente grande attenzione su di sé quando rendiconta la sua sostenibilità. Su questo terreno, il rapporto mostra buona volontà metodologica e altrettanti margini di consolidamento.