Glossario greenwashing

Il glossario

Cosa si può dire (e cosa no)

Alcuni esempi delle conseguenze della direttiva Ue contro il greenwashing: quali sono le diciture che non leggeremo più e cosa sarà possibile dichiarare

SI PUÒ DIRE

“La bottiglia contiene il 70% di plastica riciclata.”
A condizione che il dato sia verificabile, aggiornato e riferito chiaramente alla bottiglia, non all’intero prodotto.

“Le emissioni dirette dello stabilimento sono diminuite del 35% rispetto al 2020.”
Il confronto deve indicare perimetro, anno di riferimento e metodologia utilizzata.

“Imballaggio certificato secondo lo standard…”
La certificazione deve esistere, essere pertinente e basarsi su un sistema conforme ai requisiti previsti.

“Entro il 2030 ridurremo del 50% le emissioni operative rispetto al 2022.”
Il claim deve essere accompagnato da un piano concreto, misurabile, finanziato e sottoposto a verifica indipendente.

NON SI PUÒ DIRE

“Prodotto green.”
La formula è generica e non precisa quale caratteristica ambientale venga rivendicata.

“Amico dell’ambiente.”
È un’affermazione assoluta difficilmente dimostrabile rispetto all’intero ciclo di vita del prodotto.

“Packaging sostenibile.”
Non basta senza spiegare quale caratteristica lo renda tale e sulla base di quali dati.

“Prodotto carbon neutral.”
È vietato quando la neutralità dichiarata dipende dalla compensazione delle emissioni al di fuori della catena del valore.

“Azienda a emissioni zero entro il 2030.”
Non è ammissibile se manca un piano pubblico, dettagliato, realistico e verificato da un soggetto indipendente.

Un bollino ambientale creato dall’azienda stessa.
Non può essere presentato come etichetta di sostenibilità se non si basa su un sistema di certificazione o non è stato istituito da un’autorità pubblica.

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