Mentre l’Italia torna a dotarsi di un quadro legislativo per l’energia nucleare, resta aperto il grande cantiere della precedente stagione atomica. Il 23 settembre il Senato ha approvato definitivamente la legge delega sull’energia nucleare sostenibile, già passata alla Camera il 4 giugno. Il provvedimento affida al Governo il compito di definire, attraverso i decreti legislativi, la nuova disciplina del settore, che comprende anche smantellamento degli impianti, combustibile esaurito e gestione dei rifiuti radioattivi.
È in questo scenario che acquistano un significato particolare i numeri del Bilancio di sostenibilità 2025 di Sogin, la società pubblica incaricata del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi.
Alla fine del 2025 l’avanzamento complessivo del programma di decommissioning ha raggiunto il 47,7%, calcolato secondo la metodologia dell’Earned Value Management System (EVMS), che mette in relazione le attività programmate con quelle effettivamente realizzate e il loro valore economico. Nell’anno l’avanzamento economico delle attività è stato pari a 106,6 milioni di euro.
I siti nucleari
Dietro la percentuale c’è un’attività industriale distribuita nei diversi siti nucleari italiani. A Caorso e al Garigliano sono proseguiti gli smantellamenti negli edifici reattore. A Latina, dove è in corso lo smantellamento dei sei grandi generatori di vapore, è stato installato a 45 metri di altezza il carroponte che servirà a movimentare le sezioni metalliche prodotte dalle operazioni.
Una parte consistente del lavoro riguarda però ciò che resta dopo lo smantellamento. Decommissioning significa infatti anche caratterizzare, trattare e mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi, in attesa della loro destinazione definitiva.
Per questo Sogin continua a intervenire sui depositi temporanei. A Trino è stata completata la demolizione e ricostruzione del deposito numero 2; a Caorso è iniziata la ristrutturazione dell’ERSMA, che potrà ospitare fino a 2.100 metri cubi di rifiuti radioattivi di bassa e media attività, mentre al Garigliano sono proseguiti i lavori per il nuovo deposito D2.
Il passaggio dalla sistemazione temporanea a quella definitiva resta legato al Deposito Nazionale, l’infrastruttura destinata ad accogliere i rifiuti radioattivi italiani. Nel 2025 l’iter ha compiuto un ulteriore passaggio: il 21 agosto è stato pubblicato il parere di scoping della Commissione VIA-VAS, dopo la fase preliminare della Valutazione ambientale strategica avviata sulla proposta di Carta nazionale delle aree idonee. Nel 2026 Sogin è chiamata a fornire il supporto tecnico al ministero dell’Ambiente per la redazione del Rapporto ambientale.
Nel frattempo, i depositi presenti nei singoli impianti rimangono quindi un tassello necessario per permettere agli smantellamenti di proseguire.
Tra i risultati ambientali dell’anno c’è anche la conclusione della bonifica dell’ex deposito Cemerad di Statte, in provincia di Taranto. L’intervento, affidato a Sogin nel 2017 e realizzato con il ruolo operativo di Nucleco, ha portato all’allontanamento di oltre 16.600 fusti contenenti rifiuti radioattivi e sorgenti provenienti da attività mediche, industriali e di ricerca.
Riciclo, sicurezza, personale
La sostenibilità del decommissioning si misura anche nella quantità di materiali che possono tornare nel ciclo produttivo. Secondo Sogin, lo smantellamento dei nove siti consentirà complessivamente di riciclare oltre un milione di tonnellate di materiali, circa l’89% del totale: ferro, rame, calcestruzzo e altri materiali che, una volta verificata l’assenza di vincoli radiologici, possono essere recuperati o riutilizzati.
C’è poi la sicurezza, un indicatore particolarmente sensibile in cantieri di questa natura. Nel 2025 sui siti hanno operato 379 imprese, con 2.350 lavoratori complessivamente coinvolti. Il Gruppo conta inoltre 1.057 dipendenti sostanzialmente stabile rispetto ai 1.062 del 2024 e i 1.078 del 2023. Le donne sono 295, circa il 28%.
Nel corso dell’anno sono entrate 26 persone, meno delle 29 del 2024 e delle 34 del 2023 ma il dato qualitativo è forse più importante: il 73% dei laureati possiede una laurea STEM e nel 2025 sono state erogate 22.585 ore di formazione, il 16,4% in più dell’anno precedente
Sono competenze destinate a rimanere necessarie a lungo. Perché il dato del 47,7% racconta contemporaneamente quanto è stato fatto e quanto resta ancora da fare.
La nuova stagione legislativa sul nucleare rende oggi questa attività ancora più visibile, ma non cambia il compito affidato a Sogin: portare a termine lo smantellamento degli impianti della precedente stagione nucleare, gestire i materiali e i rifiuti prodotti e accompagnare i siti fino al rilascio senza vincoli radiologici. Un percorso nel quale avanzamento dei cantieri, sicurezza e gestione dei rifiuti continuano a procedere insieme.