A Torino

I neo-papà “hanno bisogno
di essere ascoltati”

Il reportage da Nichelino, dove l’azienda sanitaria locale organizza gruppi di sostegno e ascolto per i papà con educatori e ostetriche.

C’è chi arriva in giacca e cravatta, chi ha il computer sulle ginocchia e cerca di finire di lavorare sulle sedie del consultorio, chi arriva da solo e chi in compagnia di un amico. Sono i papà di Nichelino, comune alle porte di Torino, dove quest’anno sono ripartiti i gruppi di incontro dedicati ai neo-papà, con figli da zero a 18 mesi.

“Nel nostro territorio i gruppi dei papà esistono da una ventina d’anni”, racconta Rosaria Mollo, ostetrica dell’Asl To5, impegnata da anni nei percorsi di accompagnamento alla genitorialità. “Prima sono nati i cerchi delle mamme, momenti di confronto e ascolto tra donne nel periodo del post partum. Da quell’esperienza è nata l’idea di creare uno spazio anche per i papà”.

Alle cinque del pomeriggio la piccola sala del consultorio è già affollata. Ci sono una decina di neo-papà e qualcuno sta per arrivare. A terra un tappeto per i bambini, sulle pareti tanti disegni e un foglio con le parole emerse durante i primi incontri. Fatica, salita, legame, litigio, pregiudizio, condivisione. Parole che raccontano uno spaccato di quello che accade tra queste mura, dove uomini di età ed esperienze diverse provano a dare un nome alle emozioni che accompagnano la nascita di un figlio.

Si inizia con un giro di saluti. I nuovi arrivati si presentano, chi ha già frequentato gli altri incontri racconta com’è andata la settimana. Qualcuno prende la parola con disinvoltura, qualcun altro è più timido e preferisce ascoltare. C’è chi interviene con una battuta e chi racconta con maggiore esitazione le proprie difficoltà.

Una delle lavagne degli incontri di Nichelino

Il supporto degli esperti

“Hanno bisogno di parola, hanno bisogno di essere ascoltati”, spiega l’ostetrica. “Il gruppo non serve solo per trovare soluzioni pratiche, ma anche per raccontare quello che sentono liberamente, senza il timore di essere giudicati”.

Qui i padri portano le loro paure, i dubbi, la stanchezza, le difficoltà di coppia. Ma anche la gioia, il desiderio di esserci, la fatica di trovare un equilibrio tra la persona che erano prima e quella che stanno diventando.

“Non esiste ancora un ruolo codificato per i papà – spiega Andrea Chiesa, educatore che insieme alle ostetriche del consultorio conduce gli incontri – ai padri di oggi viene chiesto di essere diversi da quelli delle generazioni precedenti: più presenti nella cura dei figli, capaci di sostenere la compagna, autorevoli senza essere autoritari. Eppure – continua –  non esiste ancora un modello condiviso a cui fare riferimento”.

E così, mentre cercano di capire quale è il loro ruolo nella nuova famiglia, si confrontano con una quotidianità tutta da ricostruire.

Il racconto dei padri

“Quando esci dall’ospedale non c’è un manuale scritto”, racconta uno dei partecipanti. “Ci si può preparare, informare, frequentare i corsi prima della nascita, ma poi arriva la quotidianità. Le notti insonni, la stanchezza, gli equilibri di coppia che cambiano. Io personalmente arrivo alla sera stanco morto”.

“Mia figlia non ha mai dormito da quando è nata”, gli fa eco un altro padre. “È la più grande gioia della mia vita, ma la deprivazione di sonno è difficile da gestire”.

Le difficoltà sono tante, ma nel gruppo trovano spesso una dimensione diversa. A un certo punto uno dei papà racconta di aver commesso degli errori. A casa erano sembrati gravi, difficili da ridimensionare. Qui, invece, il racconto suscita qualche risata e arrivano i consigli degli altri. “Ragazzi, stiamo imparando tutti”, dice qualcuno. E quello che sembrava un problema insormontabile assume un peso diverso.

Il ruolo del gruppo

È anche questo il valore del gruppo: riconoscersi nell’esperienza degli altri. Le storie non sono mai identiche, perché ogni famiglia è diversa, ma nelle parole di un altro padre si può ritrovare qualcosa di sé. Un dubbio che sembrava soltanto proprio, una paura mai confessata, una difficoltà che improvvisamente appare meno solitaria.

Gli incontri non seguono un programma rigido: sono gli stessi partecipanti a portare gli argomenti. Durante una delle prime riunioni, racconta l’educatore, un semplice giro di presentazioni è durato quasi un’ora e mezza. Ogni nome si portava dietro una storia, una difficoltà, una domanda.

C’è poi chi si trova ad affrontare una seconda paternità, con nuove responsabilità e nuovi equilibri da costruire. Un padre racconta di essere tornato dopo aver frequentato il gruppo alla nascita del primo figlio. “Per me venire qua è una valvola di sfogo, mi sento capito, mi sento ascoltato. Arrivo con mille pesi e torno a casa molto più leggero”.

Gli equilibri che cambiano

È proprio questa sensazione di non essere sempre all’altezza che l’ostetrica Rosaria Mollo ritrova spesso nei racconti dei partecipanti. “Alcune volte si sentono inadeguati”, racconta. “Eppure, ascoltandoli, emerge qualcosa di diverso: la ricchezza delle attenzioni, delle domande e delle risorse che questi uomini portano nelle loro famiglie. All’interno del cerchio dei papà dicono delle cose così meravigliose che ci fanno emozionare”.

Ma la ricerca di un nuovo equilibrio non si esaurisce tra le mura domestiche. C’è anche il lavoro, con le sue aspettative e le sue regole. Perché se l’immagine del padre sta cambiando, non sempre la società sembra procedere alla stessa velocità.

“La mia più grande difficoltà è stata forse accettare di dover scendere a compromessi con la visione di me stesso”, racconta un papà. La carriera, il ruolo professionale, le aspettative costruite negli anni si scontrano con le esigenze quotidiane di un figlio. Chiedere un congedo parentale, uscire un’ora prima dal lavoro, rivendicare il proprio posto nella cura familiare possono diventare scelte difficili. A pesare su queste scelte è anche lo sguardo degli altri. E il rischio è che le pressioni sociali finiscano per spingere gli uomini a tornare indietro, proprio mentre cercano di costruire un modo diverso di essere padri.

Il valore della condivisione

È anche di queste contraddizioni che si parla nel gruppo di Nichelino. Non ci sono risposte uguali per tutti, né ricette per diventare padri migliori. C’è piuttosto la possibilità di fermarsi, ascoltare e scoprire che le difficoltà che sembravano soltanto proprie appartengono anche agli altri. “Non è solo un luogo di confronto, ma di conforto”, aggiunge con un sorriso uno dei papà. “Partecipare all’ultimo incontro per me è stato come ricevere un grande abbraccio. Senza parole, solo con i gesti, gli sguardi, la condivisione di esperienze”.

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