La paternità è una delle grandi escluse dal dibattito pubblico. Un tema sociale e culturale che resta troppo spesso sullo sfondo. Un tema che non è antitetico alla maternità, ma ne è fisiologico complemento.
Oggi essere padri significa voler mettere in discussione un modello di famiglia che è quello dei nostri genitori e dei nostri nonni. Voler essere protagonisti attivi dell’accudimento, dell’educazione, del percorso di un bambino. Chiedere tempo e spazio con i propri figli. Dalla nascita.
Ho 38 anni, sono padre da pochi mesi e mi scontro giorno per giorno con quello che significa essere genitore. Mi scontro con i pregiudizi, perché “a fare la visita non lo può accompagnare la mamma?”. O se deve andare a comprare i vestiti. O per qualunque impegno che riguarda mio figlio. Mi scontro con le difficoltà burocratiche e pratiche. I nodi culturali, sociali.
Anche per questo abbiamo voluto raccontare quello che succede a Torino, ormai da qualche anno, con un bel reportage di Antonella Ferrara sugli incontri organizzati dalla locale azienda sanitaria per i neo-papà. Osservatorio Socialis ha ascoltato chi organizza gli incontri e chi vi prende parte.
Non è soltanto un tema di “formazione”, di sapere cosa e come farlo. Lo spettro è più ampio. C’è il tema del confronto e della condivisione. L’esigenza di mettersi in discussione. Come uomini. Come padri. Come persone. Ed è questo che emerge dai protagonisti.
Il nostro impegno però è raccontare. Dare spazio a esperienze e punti di vista, perché la paternità non è solo uno spazio individuale. Ma uno spazio sociale.