I dati Agcom all’indomani del referendum confermano un quadro equilibrato da un punto di vista statistico per l’informazione Rai e un quadro decisamente differente Mediaset e La7. Costante il protagonismo della presidente Meloni, mentre è assente dal monitoraggio, aggiornato al 30 maggio, la new entry della politica italiana, ovvero Futuro Nazionale dell’ex generale Roberto Vannacci.
Questo emerge dall’analisi di Osservatorio Socialis sui dati Agcom. Un’analisi che è possibile effettuare su base bimestrale solo a luglio, a causa di alcuni problemi tecnici dell’authority, che hanno reso consultabili i dati del monitoraggio di aprile solo due mesi dopo.
L’informazione dei tg Rai
I telegiornali delle principali tre reti confermano il modello tripartito: un terzo di tempo di parola per la maggioranza, un terzo per l’opposizione e un terzo per il governo. Su aprile è la sola presidente del Consiglio a occupare oltre la metà del tempo riservato all’esecutivo, dunque prendendo per sé quanto è appannaggio dell’intera squadra di governo. Un dato facilmente leggibile con il maggior protagonismo post-referendario della premier. Su maggio i dati cambiano: meno governo e più partiti.
Fratelli d’Italia e Partito Democratico sono i primi due per spazio: 13,7% e 12,8%. Seguono M5s con 11,6%, Lega con 7,4% e Forza Italia con 6,4%. Quindi Avs con 3,8%, Italia viva con 2,5%, Azione con 1,7%, Udc-Noi Moderati con 1,5%, +Europa 1,5%.
Il modello Mediaset
Seguendo una prassi editoriale, che è stata ancora più evidente durante la recente campagna referendaria, il Biscione conferma il maggiore spazio riservato al centrodestra nei tg. Ad avere maggior tempo di parola nei telegiornali è in realtà il governo: la sola presidente Meloni parla per il 20% del tempo a disposizione, il resto del governo per il 17%. Solo a seguire ecco i partiti: Fratelli d’Italia con l’8,4%, Pd con il 6,8%, Lega con il 5,8%, M5s con 4,7%, Forza Italia con 4,2%. Sono però consistenti le differenze fra le testate: ad aprile il Tg5 dedica oltre il 50% del tempo al solo esecutivo. Altro dato peculiare è quello dei soggetti non categorizzati, molto alto soprattutto per il Tg4 che è un “tg talk” con tanti commenti e spesso ospiti che discutono con il conduttore. Opinionisti e giornalisti d’area che non sono conteggiati come esponenti di partito. Diverso lo scenario nei talk show: Videonews è la testata sotto cui si posizionano tutti i talk settimanali e quotidiani di Rete 4, più Mattino 5. Su aprile la maggioranza tocca quota 38%, l’opposizione il 48%, il governo si ferma al 10%. A maggio i partiti di governo superano quota 40%, quelli di opposizione al 47%, il governo al 5,6%. In entrambi i mesi sempre alta la quota “altro” che viaggia fra il 4 e il 6 per cento.
Su La7 il telegiornale senza voce e la pioggia di talk show
Il TgLa7 adotta un metodo diverso, da sempre, quasi inesistenti i cosiddetti “sonori”, ovvero gli interventi in voce dei politici. Questo rende complesso pesare la par condicio, che deve appoggiarsi sul tempo di notizia: ne beneficia, in linea di massima, il governo ai danni della maggioranza. Diverso è il dato dei talk show che è un dato aggregato fra quotidiani e settimanali. Sono rari gli esponenti del governo ospiti dei programmi di La7, il che crea questo schema statistico: 55% opposizione, 45% maggioranza e governo.
SkyTg24: all news con gli approfondimenti
Nei telegiornali di SkyTg24 è anche qui ampio lo spazio riservato al governo: il 59% su aprile e il 52% su maggio, ma l’opposizione tiene il suo “terzo” che è il 27% ad aprile e il 37% a maggio. Cambia lo scenario nei programmi di approfondimenti, ovvero i contenitori “talk” dove il governo scende in maniera considerevole, piazzandosi fra il 21% e il 24%, l’opposizione cresce sopra il 42% e la stessa maggioranza supera il 33%. I programmi riequilibrano i telegiornali nei fatti.
L’appendice
Il dato statistico è puramente quantitativo. Non è un’analisi dell’equilibrio con cui viene trattato il dibattito politico, che invece richiederebbe un dato qualitativo. E ovviamente non include l’impatto degli opinionisti che non sono conteggiati da Agcom. È però un’analisi oggettiva basata sul monitoraggio dell’Autorità garante delle comunicazioni, capace di disegnare la cornice del quadro dell’informazione televisiva.