La sostenibilità come capacità di adattarsi, più che come riduzione delle emissioni. È questa la tesi con cui Proger, società italiana di ingegneria attiva nella progettazione e nella gestione di grandi infrastrutture, accompagna il proprio Bilancio di sostenibilità 2025. Una scelta che arriva mentre il quadro europeo cambia direzione: con il ridimensionamento della CSRD deciso da Bruxelles, molte imprese escono infatti dall’obbligo di rendicontazione. Proger, invece, decide di continuare su base volontaria adottando il nuovo standard VSME e usa il documento per proporre una lettura diversa dell’ESG, fondata sulla resilienza delle infrastrutture, sulla manutenzione predittiva e sull’impiego dell’intelligenza artificiale.
Per oltre un decennio la sostenibilità d’impresa è stata raccontata soprattutto attraverso un indicatore: la riduzione delle emissioni di gas serra. È stata la stagione della decarbonizzazione, dei target Net Zero, dei piani climatici e dei bilanci ESG costruiti intorno all’impronta di carbonio.
Oggi, senza che quel paradigma venga abbandonato, se ne sta affermando un altro. La domanda non è più soltanto quanto un’organizzazione contribuisca al cambiamento climatico, ma anche quanto sia in grado di resistere agli effetti di un clima che sta già cambiando. È il passaggio dalla mitigazione all’adattamento, dalla sostenibilità alla resilienza.
Il Bilancio di sostenibilità 2025 di Proger è uno dei documenti che fotografano con maggiore chiarezza questa evoluzione. Più che un tradizionale report ESG, il documento assume i toni di un manifesto industriale: l’ingegneria, sostiene l’azienda, non dovrà limitarsi a progettare nuove opere, ma dovrà contribuire a rendere città, reti energetiche e infrastrutture capaci di adattarsi a un mondo caratterizzato da instabilità climatica, tensioni geopolitiche, digitalizzazione accelerata e diffusione dell’intelligenza artificiale.
La parola chiave ricorre decine di volte ed è “adattamento”. Il principio viene sintetizzato in una formula destinata a diventare uno degli elementi identitari della società: “Monitorare per Predire, Predire per Prevenire“. L’idea è che la sostenibilità non possa più essere misurata soltanto attraverso la riduzione degli impatti ambientali, ma anche attraverso la capacità di anticipare i rischi e garantire la continuità operativa delle infrastrutture nel lungo periodo.
Non è una posizione isolata. Negli ultimi anni il concetto di resilienza è entrato progressivamente nelle strategie europee dedicate all’adattamento climatico, alla sicurezza energetica e alla protezione delle infrastrutture critiche. Il cambiamento osservato nel report di Proger sembra quindi riflettere una trasformazione più ampia del settore dell’ingegneria, chiamato sempre meno a costruire soltanto nuove opere e sempre più a conservarne funzionalità, sicurezza e capacità di risposta agli eventi estremi.
È in questa prospettiva che trova spazio anche l’intelligenza artificiale. Nel documento non viene presentata come semplice strumento di efficientamento amministrativo o produttivo. La funzione assegnata all’AI riguarda soprattutto il monitoraggio delle infrastrutture, l’analisi predittiva e la gestione del rischio. La società prevede di rafforzare dal 2026 una struttura dedicata alla trasformazione digitale e all’intelligenza artificiale, incaricata di valutare i casi d’uso, definirne la governance e monitorarne gli effetti.
Anche la scelta di pubblicare il Bilancio assume un significato particolare. Proger adotta volontariamente il nuovo standard europeo VSME, pensato per le imprese che non rientrano negli obblighi della Corporate Sustainability Reporting Directive. La decisione arriva in un momento nel quale il quadro normativo europeo si sta alleggerendo e molte aziende usciranno dal perimetro della rendicontazione obbligatoria. Nel report la società spiega di voler proseguire comunque il percorso di trasparenza per rispondere alle richieste di clienti, partner e stakeholder internazionali.
È forse proprio qui che il Bilancio offre lo spunto più interessante. Più che raccontare ciò che Proger è già diventata, descrive la direzione nella quale intende muoversi. L’azienda prova a sostituire l’idea di sostenibilità come esercizio prevalentemente ambientale con un concetto più ampio, nel quale convivono adattamento climatico, manutenzione predittiva, sicurezza, trasformazione digitale e gestione del rischio.
Resta da capire se questa impostazione rappresenti il percorso di una singola impresa o l’inizio di un cambiamento più profondo nel settore dell’ingegneria. La risposta arriverà meno dai manifesti programmatici che dai prossimi bilanci: saranno i dati su investimenti, innovazione, emissioni e resilienza delle infrastrutture a dire se l'”ingegneria dell’adattamento” riuscirà davvero a trasformarsi da slogan in modello industriale.