RSA in Italia

Terza età

RSA, nessuno sa davvero quante strutture servano

In Italia non esiste una banca dati unica delle RSA e i dati raccolti sono disomogenei. Crescono la domanda e i costi per le famiglie. Permangono differenze fra Nord e Mezzogiorno

L’Italia affronta l’invecchiamento della popolazione senza disporre di un quadro statistico unico sulle Residenze sanitarie assistenziali. Ministero della Salute e Istat utilizzano criteri di rilevazione diversi e fotografano realtà solo in parte sovrapponibili: una frammentazione che rende difficile programmare posti letto, personale e investimenti proprio mentre aumenta il numero degli anziani non autosufficienti.

I numeri, pur riferiti a perimetri differenti, descrivono una tendenza comune. Il ministero della Salute censisce 3.646 strutture con 212.874 posti letto dedicati agli anziani, mentre l’Istat rileva quasi 13 mila strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie, per oltre 425 mila posti complessivi. Le due rilevazioni non sono confrontabili direttamente, ma confermano entrambe una forte disomogeneità territoriale, con il Nord ampiamente più attrezzato del Mezzogiorno.

La domanda, nel frattempo, continua a crescere. Nelle strutture residenziali vivono quasi 386mila persone: oltre 291 mila hanno almeno 65 anni e circa 239 mila sono anziani non autosufficienti. Tre ospiti su quattro sono donne e il 77% ha superato gli 80 anni, il segmento della popolazione destinato ad aumentare più rapidamente nei prossimi anni.

L’attuale disponibilità di posti appare già insufficiente rispetto ai bisogni espressi dalla popolazione anziana e il divario è destinato ad ampliarsi con l’evoluzione demografica. A pesare non è soltanto il numero delle strutture, ma anche la forte variabilità tra le regioni negli standard assistenziali, la carenza di infermieri e operatori socio-sanitari e il crescente costo delle rette, che in molte realtà grava in misura sempre maggiore sulle famiglie.

Il quadro che emerge restituisce l’immagine di un sistema chiamato a sostenere una domanda sempre più complessa senza disporre di strumenti omogenei per misurarla e governarla. Una criticità che rischia di trasformare l’invecchiamento della popolazione nella più grande sfida sociale e sanitaria dei prossimi anni.

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