In queste ore approda in Aula alla Camera la nuova legge delega sui caregiver. Abbiamo chiesto a Carmela Auriemma, vicecapogruppo vicaria del Movimento 5 Stelle a Montecitorio, le ragioni della contrarietà a un provvedimento che – a pochi mesi dal voto – interviene su un settore complesso e delicato.
In Italia l’Istat stima la presenza di 12,3 milioni di caregiver. Di fronte a un numero così imponente e il conseguente apporto dato in termini di servizi, perché secondo lei non esiste un piano nazionale che li riguarda?
“Ho avuto modo di incontrare sul territorio tantissimi genitori e tantissime associazioni, ed è evidente che il mondo della disabilità, soprattutto con questo governo, è stato completamente abbandonato. Adesso c’è questo disegno di legge delega, che verrà votato a breve, ma che non risolve i problemi veri di questo mondo e delle persone che si occupano di familiari con disabilità”.
Cosa chiedono e cosa servirebbe davvero, secondo il suo osservatorio?
“I caregiver hanno innanzitutto una necessità: mettere a frutto il loro tempo. Il tempo è preziosissimo, e molto spesso si trovano inseriti in contesti burocratici che fanno perdere una marea di tempo, sottraendo assistenza ai propri familiari con disabilità. Hanno bisogno di risorse economiche, che questo governo non ha messo e non metterà neanche con questa delega”.
Fra i temi c’è quello previdenziale
“Esatto, i caregiver hanno bisogno del riconoscimento dei contributi previdenziali, perché molte volte genitori o figli si licenziano o riducono il proprio impegno lavorativo proprio per assistere i loro cari. Tutto questo, ovviamente, nel disegno di legge delega non c’è”.
Insomma, il suo giudizio non è positivo.
“Al contrario. È estremamente negativo, perché non affronta le vere esigenze dei caregiver e soprattutto introduce limiti reddituali talmente stringenti che probabilmente ne beneficeranno pochissime persone. E poi non stanzia fondi nuovi: di fatto è come se sottraesse risorse alla disabilità per riformularle sotto forma di contributo al caregiver. Non c’è alcun investimento aggiuntivo”.
Le soglie stabilite per l’accesso ai contributi a chi andrebbero incontro?
“Sono talmente basse che darebbe un supporto reale a pochissime persone. Parliamo in media di non più di 20.000–25.000 beneficiari. Proprio perché non ci sono nuove risorse: si prendono fondi già destinati alla disabilità e li si ristruttura sotto forma di assegno per i caregiver. È una vera presa in giro per persone impegnate ogni giorno, h24, a sostenere e assistere i propri cari con disabilità”.