Aumentano i costi. Aumentano le opportunità. Aumentano le ambizioni. Il campionato di basket di serie A è ripartito con tante novità.
La prima è quella delle due squadre romane che hanno iniziato il loro percorso di consolidamento sportivo e sociale nella Capitale. L’orizzonte è continentale: NBA Europe come prima opzione, la rinnovata Eurolega come via alternativa. Sempre che le due realtà non trovino un’intesa nel prossimo biennio. Un’intesa al momento lontana, ma comunque raggiungibile. La prima offerta di NBA da 520 milioni di euro è stata respinta. Eurolega chiede più del doppio ma il vero nodo solo le regole: numero di franchigie, scelta delle città, salary cap, governance.
La rincorsa europea
In Europa però c’è tanto movimento. E l’Italia traina. Lo dimostra il fatto che sono ben dieci i club italiani protagonisti in coppe europee: un requisito necessario per fare poi ulteriori passi in avanti. Fra i più ambiziosi il Napoli Basketball dell’imprenditore americano Matt Rizzetta. Anche la società partenopea ha fatto richiesta di entrare in Eurolega. Altra realtà storica ma rinnovata è Varese, guidata dall’ex campione argentino Luis Scola: budget cresciuto, coppe europee e ambizioni evidenti.
Salgono i budget
Il termometro del cambiamento di paradigma lo analizziamo con l’aumento dei budget. A raccogliere i dati è Marco Iaria su Sportweek. L’Olimpia Milano guida con 40 milioni di euro, seguita dalla Virtus Bologna con 25 e da Tortona con 14,5. Vengono poi BC Roma con 12 milioni e Venezia con 11. A quota 10 ci sono Maxima Roma, Napoli e Varese, mentre Reggio Emilia si ferma a 9. Cantù e Trento sono a 7 milioni, Verona a 6,5 e Udine a 6,1. Treviso e Trieste si attestano a 6 milioni, e chiude Scafati con 3,7. Il totale delle spese dei 16 club arriva quest’anno a quasi 185 milioni. Nel 2018-19, ultima stagione prima del Covid, superava di poco i 110 milioni: in otto anni la crescita è del 65%.
Alcune società hanno cambiato molto rispetto agli anni precedenti. La Virtus Bologna è scesa da 32 milioni nel 2024-25 a 28 nel 2025-26, fino ai 25 attuali. Tortona è salita da 13 a 14,5. Proprio del club piemontese, di proprietà della famiglia Gavio, parla il direttore generale Gianmaria Vacirca: “Su un budget di 14.5 milioni, l’impatto netto dei giocatori è di 3 milioni con un costo azienda più che raddoppiato. Oggi Derthona Basket è una realtà che comprende, gruppo squadra compreso ed il settore giovanile interamente inglobato nella casa madre da questa stagione, 47 dipendenti, 27 tra collaboratori e consulenti, almeno sei persone a chiamata, altre 45 persone con la gestione diretta di bar e hospitality con un progetto regionale insieme all’istituto Santa Chiara. Ci sono 70 persone per la gestione del giorno partita, infine tutto il personale e le persone a chiamata di Gestione Cittadella che ne coinvolgono altre 100. Questa è oggi la nostra piccola, grande realtà”. Tortona è fra le società che hanno investito nel palazzetto. Non è l’unica. Anche Cantù e Venezia in primavera dovrebbero poter contare su nuovi impianti.
Le prospettive
La via verso la sostenibilità del basket italiano ed europeo passa però da un nuovo approccio. Dalla capacità di adottare un modello diverso, superando il mecenatismo sportivo – di cui Giorgio Armani è stato autentico simbolo – e mettere le basi per aumentare incassi e valore.