Le leghe sportive professionistiche amano andare a braccetto con la politica. Un dato di fatto. Ce lo racconta l’ultimo caso: la Lega Volley Serie A ha nominato come suo presidente Claudio Durigon. Attuale sottosegretario al Lavoro, vice di Matteo Salvini nella segreteria della Lega. Una scelta che ha portato qualche polemica. “Ci troviamo davanti all’ennesima ingerenza della politica che invade gli spazi dello sport. La scelta dei club di pallavolo di serie A maschile di affidare la presidenza del proprio consorzio a un esponente politico in carica, peraltro senza che emergano competenze specifiche e conoscenza del mondo della pallavolo, è l’ennesimo segnale del cannibalismo di questa destra sullo sport”, dice Mauro Berruto che non è solo un parlamentare del Pd. È anche l’ex ct della Nazionale di pallavolo.
Il neo-presidente della Lega Volley dribbla però le polemiche. “Ho accettato questo incarico per spirito di servizio, di passione e non per occupare spazi politici”, afferma Durigon. “Coltivo il desiderio di aiutare tutte le società di questo consorzio. Mi aspetto prima o poi di trovarmi anche con Berruto per cercare di fargli capire che dobbiamo essere uniti per aiutare questo sport. Non serve fare demagogia”, spiega alla Gazzetta dello Sport.
Non solo Durigon
Durigon però è solo l’ultimo caso di una lunga serie. Paola De Micheli è un’esponente storica del Pd: sottosegretaria all’Economia nei governi Renzi e Gentiloni, poi ministra delle Infrastrutture con il governo Conte II. Non solo: grande appassionata di pallavolo. E così nel 2016 diventa presidente della stessa Lega Volley. Manterrà quell’incarico per due anni.
Ma il primo volto noto della politica a diventare presidente di una lega sportiva professionistica è uno dei volti più iconici della Prima Repubblica: il socialista Gianni De Michelis. Deputato dal 1976, poi ministro – quasi ininterrottamente – dal 1980 al 1992, prima le Partecipazioni statali, poi il Lavoro, quindi la Farnesina. Il volto più noto del Psi, dopo Bettino Craxi. Ecco, De Michelis è stato presidente della Lega Basket per otto anni, dal 1984 al 1992. Sempre in Lega Basket pochi anni dopo arriva un altro politico, ovvero l’ex sindacalista Sergio D’Antoni. E ancora nel 2006 è la volta di Walter Veltroni, che però diventa presidente onorario. La scelta è chiara, figure capaci di dialogare con le istituzioni al posto di uomini di azienda, capaci di costruire una narrazione e un prodotto commerciale.
La galassia CONI
Altro capitolo meritano le federazioni. Lì il contesto è diverso, la base molto più ampia. E quindi il rapporto fra politica e sport diventa ancora più intenso. Senza guardare al passato basta dare uno sguardo al presente: Paolo Barelli è presidente della Federnuoto e sottosegretario del governo Meloni, dopo essere stato il capogruppo alla Camera di Forza Italia. Viene da Forza Italia anche Maurizio Casasco, presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana. E ancora: Leoluca Orlando, ex sindaco di Palermo e attuale eurodeputato di Avs è presidente della Federazione football americano. Un intreccio costante.
Le ragioni del compromesso
C’è un motivo per tutto questo: per i club l’interlocuzione con la politica è fondamentale. La politica fa le norme, può intervenire sul fronte fiscale, può supportare scelte strategiche. E ancora: può parlare con Rai e Mediaset per lo sport in chiaro. Un tema che per tanti è una priorità ma che forse oggi pesa meno che in passato.
Vale per il volley, ma anche per la pallacanestro. Lo sport deve creare valore, invece troppo spesso pensa di dover creare solo relazioni.