Un confronto con i più giovani. Per i più giovani. Un sabato mattina per la Giornata della Cittadinanza Digitale, organizzata dal Movimento Etico Digitale e da PeriKLE’lab. Studenti delle superiori, universitari, allievi degli ITS Academy: una platea giovane, chiamata a ragionare su intelligenza artificiale, social network e trasformazione digitale.
Sullo sfondo c’è un’agenda politico e parlamentare. E soprattutto c’è un ampio dibattito pubblico sulla dieta digitale dei più giovani. Nei giorni scorsi Giorgia Meloni si era detta favorevole a uno stop all’uso dei social sotto i 14 anni. Le proposte di legge restano intanto ferme in Parlamento. Ma dal Veneto arriva un segnale.
La soglia dei 14 anni
“Io sono tra quelli – spiega Stefani – che pensa che sotto una certa età, sotto i 14 anni, i social network non dovrebbero essere utilizzati”. Il ragionamento parte da un’esperienza generazionale: i social sono arrivati quando lui aveva 17 anni. “Oggi abbiamo esposto dei bambini a contenuti che non sono da bambini”. Non solo violenza. Stefani cita i disturbi alimentari, alimentati da modelli “iperperfezionistici” che un bambino di 10 o 11 anni non riesce a riconoscere come lontani dalla realtà: “Vedo l’esplosione del disagio giovanile, l’aumento a dismisura dei disturbi alimentari. Sono dati che un presidente deve prendere in considerazione”, aggiunge nell’intervista a Marta De Vivo.
Da «Dentro gli schermi» a «Fuori dagli schermi»
Da qui l’annuncio. Il progetto regionale «Dentro gli schermi», dedicato all’uso consapevole dei social, l’anno prossimo potrebbe cambiare nome e diventare «Fuori dagli schermi». Educare non basta, servono anche opportunità concrete per uscire dai social. E serve uscire dal solito pubblico. Agli incontri nei comuni e nelle scuole, osserva, partecipano spesso “le famiglie che già sanno”. L’obiettivo è quindi una campagna di informazione in strada, nelle piazze, con esperti, da lanciare nel 2027 in tutti i comuni del Veneto. Tra i modelli europei, il presidente indica la Finlandia, che lavora su patti digitali e sulla responsabilizzazione dei genitori.
Sul territorio, i servizi
C’è anche un laboratorio attivato in Veneto da pochi mesi. All’Ulss 4 Veneto Orientale è stata istituita, su proposta del direttore del Dipartimento per le Dipendenze Diego Saccon, l’Unità Operativa Semplice “Dipendenze comportamentali e tecnologia digitale”, affidata alla dottoressa Emilia Serra, che da anni si occupa di gioco d’azzardo e uso problematico delle tecnologie. I numeri spiegano la scelta: nel 2025 le richieste di aiuto per dipendenze comportamentali sono state 51, arrivate dai diretti interessati o dai familiari; 35 riguardavano il gioco d’azzardo, ma tra i casi seguiti ci sono anche trading online patologico, shopping compulsivo e dipendenze sessuali.
Il filo conduttore è lo smartphone. Secondo Serra, molte dipendenze oggi passano dal telefono, che permette di accedere da soli a piattaforme di gioco o di investimento con carte e conti correnti, mentre la dimensione virtuale attenua la percezione delle perdite. I campanelli d’allarme sono comportamentali: insonnia, sbalzi d’umore, perdite economiche, cambiamenti nelle abitudini quotidiane e un progressivo isolamento sociale.
Prospettive e confronto
Il dibattito sugli strumenti da mettere in campo contro uso e abuso delle piattaforme digitali resta un tema trasversale. In Parlamento c’è una legge bipartisan, ci lavorano deputati e senatori di vari schieramenti. Il leghista Alberto Stefani si è schierato. Mentre la stessa iniziativa veneziana ha visto la partecipazione di Bernard Dika e Federico Lobuono (Pd) da una parte, e di Livia Bonacini (Forza Italia) dall’altra. Un dibattito aperto. Manca il punto di caduta sulle proposte operative.