abuffate alcoliche allarme

Il rapporto

Alcool, oltre un milione di giovani a rischio, allarme ISS

Particolarmente allarmante il fenomeno del binge drinking che coinvolge circa 730 mila ragazzi tra gli 11 e i 24 anni

Non è più soltanto un fenomeno che riguarda le notti del fine settimana o gli eccessi dei più giovani. L’Italia sta progressivamente abbandonando il tradizionale modello mediterraneo del bere moderato ai pasti e si avvicina a comportamenti sempre più caratterizzati da consumi fuori pasto, abbuffate alcoliche e assunzioni ad alto rischio. A lanciare l’allarme è il nuovo Rapporto 2026 dell’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il dato più preoccupante riguarda gli adolescenti e i giovani adulti. Nel nostro Paese sono circa 1 milione e 270 mila gli undicenni e i giovani fino a 24 anni che consumano alcol secondo modalità considerate a rischio. Tra questi, 580 mila sono minorenni, nonostante la legge vieti la vendita di alcol ai minori di 18 anni. Ancora più allarmante è il fenomeno del binge drinking, il consumo compulsivo di grandi quantità di alcol in un breve arco di tempo: coinvolge circa 730 mila ragazzi tra gli 11 e i 24 anni, esponendoli a intossicazioni acute, incidenti, violenze e a un aumento del rischio di sviluppare dipendenze e patologie croniche.

Secondo il monitoraggio dell’ISS, nel 2024 il binge drinking ha interessato il 45,5% dei maschi e il 40,8% delle femmine tra gli 11 e i 24 anni che hanno consumato alcol almeno una volta nell’anno. Un dato che conferma una tendenza ormai consolidata: il divario tra ragazzi e ragazze continua a ridursi e, in alcuni comportamenti, le giovani mostrano incrementi molto più marcati rispetto al passato.

L’analisi evidenzia infatti una trasformazione profonda delle abitudini di consumo. Se tra i ragazzi prevalgono ancora birra e aperitivi alcolici, tra le ragazze cresce rapidamente il ricorso agli aperitivi e aumenta sensibilmente anche il consumo di birra e vino rispetto a dieci anni fa. Un cambiamento che riflette l’abbandono del modello tradizionale italiano a favore di modelli di consumo sempre più internazionalizzati.

Il fenomeno, però, non riguarda soltanto le nuove generazioni. L’Istituto Superiore di Sanità evidenzia come l’aumento dei consumi interessi l’intera popolazione. Dopo anni di progressiva riduzione, l’Italia registra infatti una nuova crescita del consumo medio di alcol. Tra il 2016 e il 2022 il consumo pro capite è aumentato del 13,1%, uno degli incrementi più elevati dell’Unione europea, trainato soprattutto dall’aumento del consumo di vino e birra. Una tendenza che colloca il nostro Paese in controtendenza rispetto agli obiettivi fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che puntano invece a una significativa riduzione del consumo dannoso di alcol.

A preoccupare gli esperti è anche la risposta del sistema sanitario. In Italia si stima che circa 730 mila persone presentino un consumo dannoso di alcol tale da richiedere un intervento specialistico. Tuttavia, soltanto l’8,3% viene effettivamente preso in carico dai servizi dedicati. In altre parole, oltre nove persone su dieci che avrebbero bisogno di assistenza restano fuori dai percorsi di cura.

Per questo il Rapporto insiste sulla necessità di rafforzare le politiche di prevenzione. Tra le misure indicate figurano una maggiore educazione sanitaria nelle scuole, controlli più efficaci sul rispetto del divieto di vendita ai minori, limitazioni alla disponibilità delle bevande alcoliche, politiche fiscali e di prezzo e una formazione più capillare dei professionisti sanitari per intercettare precocemente i comportamenti a rischio.

Il messaggio finale dell’Osservatorio è netto: il problema non riguarda più soltanto chi sviluppa una dipendenza. Il vero nodo è la normalizzazione di modelli di consumo sempre più rischiosi, soprattutto tra giovani e donne, in un contesto in cui la prevenzione fatica a tenere il passo dei cambiamenti sociali.

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