A Reggio Emilia non si respirava un’attesa simile dai primi anni Novanta. Da quando, nel 1991, un articolo internazionale inserì la scuola dell’infanzia Diana tra le dieci più innovative al mondo, la città non aveva più vissuto una tale attenzione mediatica attorno alla propria idea di educazione. Oggi, però, c’è qualcosa in più: oltre alle televisioni e ai giornalisti, è arrivato anche il cerimoniale reale. Il 13 maggio sarà infatti in visita Kate Middleton, principessa del Galles, interessata da vicino all’esperienza educativa di Reggio Children.
Una visita che ha un forte valore simbolico. Perché Reggio Emilia non esporta semplicemente un modello scolastico, ma una visione dell’infanzia. Qui tutti lo precisano: non è un metodo, è un approccio. Un modo di guardare alle bambine e ai bambini come persone complete, portatrici di diritti, creatività e capacità espressive. Le “cento lingue” teorizzate da Loris Malaguzzi, maestro e pedagogista considerato il padre di questa esperienza pedagogica oggi diffusa in 149 Paesi.
Nel centro internazionale dedicato a Malaguzzi – cuore pulsante di questa filosofia educativa – gli atelier raccontano molto più di una didattica alternativa. Ci sono creta, specchi, materiali di recupero, carte da toccare, oggetti costruiti insieme ai genitori. Ogni elemento è pensato per stimolare immaginazione, manualità e relazione. Pare che proprio l’atelier della creta sia uno dei luoghi che la principessa abbia espresso il desiderio di visitare.
Kate Middleton, da anni impegnata sui temi della prima infanzia attraverso il Royal Foundation Centre for Early Childhood, avrebbe maturato interesse per l’esperienza reggiana dopo alcuni contatti avviati negli ultimi anni. Delegati della fondazione sono già stati a Reggio Emilia per osservare da vicino scuole e atelier. Da lì sarebbe nata la decisione della principessa di visitare personalmente la città emiliana, nel suo primo viaggio pubblico in Italia dopo i problemi di salute affrontati nell’ultimo anno.
Per Reggio Emilia è anche il riconoscimento di una storia politica e sociale iniziata nel dopoguerra. Una storia costruita soprattutto dalle donne. Furono loro, ricordano da Reggio Children, a promuovere le prime scuole autogestite, raccogliendo perfino i resti dei carri armati abbandonati dopo la guerra per venderli alle fonderie e finanziare così gli edifici scolastici.
Nel 1963 nacque la prima scuola dell’infanzia comunale e nel 1971 il primo asilo nido pubblico, intitolato a Genoveffa Cervi, ancora prima della legge nazionale sui nidi. Dietro quelle esperienze c’era un’idea radicale per l’epoca: i bambini piccoli non dovevano essere soltanto custoditi, ma riconosciuti come cittadini, con bisogni educativi, sensibilità e diritti.
Una rivoluzione culturale che continua ancora oggi. Ogni scuola comunale reggiana dispone di atelier e atelieristi formati, figure professionali dedicate alla ricerca espressiva e creativa dei bambini. Non solo pittura o manipolazione, ma sperimentazione continua: ceramica, fotografia, teatro, linguaggi digitali, materiali naturali e di recupero.
Nel programma della visita reale ci saranno anche alcune scuole cittadine e il centro Remida, progetto internazionale dedicato al riuso creativo degli scarti industriali. Un’altra intuizione nata a Reggio Emilia e diventata punto di riferimento mondiale per l’educazione alla sostenibilità.
Ma al di là della curiosità per gli inchini e il protocollo, la visita di Kate Middleton sembra soprattutto accendere i riflettori su un patrimonio culturale che Reggio Emilia custodisce da decenni: l’idea che educare significhi dare spazio alle cento lingue dell’infanzia, senza rubarne novantanove.
Rita Cavalli