L’Italia continua a detenere un primato poco invidiabile nel panorama europeo: è il Paese in cui si giocano e si perdono più soldi nel mercato legale dell’azzardo. Nel 2025 la raccolta complessiva ha raggiunto i 165 miliardi di euro, pari a circa il 7,3% del Prodotto interno lordo, mentre le perdite effettive dei giocatori hanno superato i 21 miliardi. In media ogni cittadino maggiorenne ha giocato circa 7,65 euro al giorno.
I numeri emergono da un’analisi di Valerio Ferraro per l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Bocconi, che fotografa un fenomeno in continua trasformazione, nel quale la crescita del gioco online sta modificando sia le abitudini dei giocatori sia l’equilibrio economico del settore.
L’online cambia il mercato
Negli ultimi vent’anni il mercato dell’azzardo è profondamente cambiato. Le tradizionali slot machine continuano a generare una quota rilevante del gettito fiscale, ma la raccolta si sta progressivamente spostando verso il gioco online, caratterizzato da payout più elevati e da una tassazione differente.
Secondo lo studio, questo passaggio produce almeno due conseguenze. Da un lato riduce il peso del gettito rispetto alle somme giocate; dall’altro rende più complessa l’attività di controllo, anche per la maggiore esposizione ai circuiti illegali e ai siti non autorizzati.
Le differenze territoriali
L’indagine evidenzia anche forti squilibri geografici. Le regioni meridionali registrano una spesa pro capite generalmente più elevata rispetto al Nord, mentre le perdite assumono un peso ancora maggiore nei territori caratterizzati da redditi più bassi e maggiore fragilità economica.
La ricerca osserva inoltre una correlazione tra diffusione del gioco, disoccupazione e deprivazione materiale, elementi che contribuiscono ad aumentare la vulnerabilità delle persone più esposte al rischio di sviluppare un comportamento problematico.
Quando il gioco diventa una malattia
Il disturbo da gioco d’azzardo è oggi riconosciuto come una dipendenza comportamentale e richiede percorsi terapeutici analoghi a quelli previsti per altre forme di dipendenza. La presa in carico coinvolge psicologi, medici, educatrici ed educatori, assistenti sociali e servizi specialistici, con interventi che possono essere ambulatoriali oppure residenziali nei casi più complessi.
L’esperienza delle comunità terapeutiche mostra come il recupero richieda tempi lunghi e un lavoro che coinvolga anche la famiglia e la ricostruzione delle relazioni personali e lavorative.
Il nodo delle politiche pubbliche
L’analisi della Bocconi mette in luce un tema destinato ad alimentare il dibattito pubblico: il rapporto tra le entrate fiscali generate dall’azzardo e gli investimenti destinati alla prevenzione e alla cura.
Lo Stato incassa miliardi di euro dal comparto, ma soltanto una quota molto contenuta viene destinata ai servizi dedicati al contrasto del disturbo da gioco d’azzardo. Per Ferraro questo crea un evidente conflitto tra l’interesse fiscale e la tutela della salute pubblica, che dovrebbe essere affrontato orientando le politiche prima agli obiettivi sanitari e sociali e solo successivamente a quelli di bilancio.
In questo scenario, la crescita del mercato online e la diffusione dell’azzardo tra fasce sempre più ampie della popolazione rendono centrale il rafforzamento degli strumenti di prevenzione, dell’informazione e dell’accesso ai percorsi di cura, affinché il contrasto alla dipendenza non resti affidato esclusivamente all’intervento terapeutico, ma diventi parte integrante delle politiche di salute pubblica.