mancini ranieri

La polemica

È un caso la presentazione di Mancini a pagamento per i media

500 euro per le testate e 1200 euro per le agenzie: polemiche da Ussi e Stampa romana. Malagò: “Mi assumo la responsabilità”

Poche ore fa la presentazione del nuovo commissario tecnico della Nazionale, il già ex ct Roberto Mancini. Una scelta a cui si è arrivati dopo giorni tormentati, in cui l’immagine del calcio italiano si è ulteriormente opacizzata. Prima il pasticcio Pirlo, quindi la scelta del tecnico marchigiano. Sulla Figc però ora arriva un’altra tegola, la scelta di chiedere a media e agenzia un pagamento per riprendere la conferenza stampa di Mancini.

L’informazione messa a listino: 500 euro alle testate giornalistiche, 1200 euro alle agenzie. “La vecchia pessima abitudine di limitare il diritto di cronaca”, afferma l’Associazione Stampa romana. A essere messa in discussione è la stessa sostenibilità dell’informazione. Non è il mero costo: è il principio. In discussione c’è il diritto di cronaca, ci sono gli strumenti che i media hanno per raccontare quello che succede: nello sport, nell’economia, nella politica, nelle istituzioni.

Sulle barricate anche l’Ussi, ovvero l’associazione che mette assieme i giornalisti sportivi italiani, “a seguito della richiesta di chiarimenti avanzati, l’Ufficio Comunicazione Figc ha precisato che la centralizzazione della produzione delle immagini, già adottata in occasione delle conferenze di presentazione di Luciano Spalletti, Gennaro Gattuso e degli incontri con i media a Coverciano, prevede la messa a disposizione del segnale a fronte del pagamento di un costo tecnico”.

Siamo in una stagione in cui la mediazione, la sintesi e l’analisi dei giornalisti viene progressivamente sostituita dall’intelligenza artificiale. Mettere a listino un costo per avere accesso alla fonte primaria crea un danno trasversale a editori e cronisti. Un errore strategico. Ma anche un errore reputazionale. Tanto che il presidente Malagò fa da pompiere, proprio al termine della conferenza stampa: “Se c’è una responsabilità, me l’assumo. Ho chiesto se questa cosa fosse una novità, ma mi è stato detto che dal 2020 è quello che succede. Io in poco più di un mese non ho avuto tra le mie priorità se fosse giusto rispettare certe dinamiche di sicurezza delle immagini mettendo dei paletti oppure no. Ora ci metto la testa e se è stato fatto un errore provvederemo a sistemare tutto quanto. Informazione a pagamento però non è corretto, qui l’ingresso è libero e solo eventualmente l’immagine era a pagamento”.

Insomma, la prassi federale è quella. Non certo virtuosa. E anche il governo spende la propria voce. “Credo che le conferenze stampa debbano essere sempre aperte a tutti: c’è una necessità probabilmente di registrare chi vuole partecipare in anticipo come facciamo noi sempre a Palazzo Chigi, è normale avere i nominativi in luoghi che sono protetti da misure di sicurezza, ma io ritengo che la libertà dei giornalisti di raccontare soprattutto eventi di grande interesse generale sia doverosa, consentita e sempre libera. È chiaro che sono contrario alle limitazioni alla partecipazione alla conferenza stampa”, spiega il sottosegretario Alberto Barachini. Il nodo resta. La Figc intanto è rimandata a settembre.

Sport

Da Durigon a De Michelis. Perché le leghe sportive rincorrono la politica?

La polemica sull’elezione del leghista. Ma non mancano i precedenti: dall’ex ministro socialista alla dem De Micheli.

Il progetto

Roma al buio: ora NBA Europe teme il flop Capitale

Le premesse del nuovo progetto sportivo di NBA Europa a Roma iniziano a scricchiolare. Il rischio boomerang.