“Imprese: arriva la quarta rivoluzione” – Intervista a Marco Travaglini, Mama Industry

Il 12 maggio scorso a Roma Mama Industry ha organizzato in collaborazione con Geeks Academy il Forum su Industria 4.0 ‘(Dis)Occupazione Tecnologica’: perché questo titolo?

È in atto una vera rivoluzione epocale, dopo la prima rivoluzione industriale ‘meccanica’,  con la macchina a vapore, la seconda con l’elettricità e la terza con pc e prima automatizzazione.

Quella odierna, la quarta, è complessa e abbraccia tutto il mondo, economico e sociale; nessuno potrà permettersi di viaggiare a traino ma dovrà essere parte attiva almeno nella conoscenza di ciò che sta avvenendo, per non rischiare di uscire fuori da ogni contesto: lavorativo e professionale, sociale e antropologico.

Il problema che si stanno ponendo in tanti è l’effetto di tutto ciò sul contesto occupazionale.

Ma sarà la tecnologia che determinerà la disoccupazione o il capitale umano che saprà ricollocare e ricollocarsi all’interno dei processi di lavoro e nel valore aggiunto socio-economico?

 

Al Forum Industria 4.0 è stata anche presentata la relazione su uno studio su oltre 1.000 piccole imprese: di che si tratta e quali sono le conclusioni salienti?

Abbiamo avuto modo di incontrare imprenditori nei settori classici, cercando di focalizzare l’attenzione sulla loro persona, le modalità di gestione dell’impresa, sulla loro visione futura, su quanto capiscano di comunicazione o finanza, ICT e web, rispetto al loro prodotto core.

È emerso chiaramente il problema chiave: la visione imprenditoriale, sulla base delle nuove competenze e tecnologie, non è seguita da una strutturazione del team direzionale del lavoro.

In un mondo dove aumenta la complessità, in un Paese difficile come il nostro, con imprenditori pieni di idee (spesso intrecciati in lacci e lacciuoli culturali e anche fisico-burocratici), non si è affiancati ora, o proiettati a guardare prima, al capitale umano che sia co-progettista del futuro, assistente esecutivo e semplificatore della vita professionale e personale dello stesso imprenditore. Abbiamo visto, implicitamente da dati e risposte ed esplicitamente quando ci ragionavamo insieme, che emerge il bisogno di un manager 4.0, quasi personale e personalizzato.

 

Quali sono allora le caratteristiche di questo manager 4.0?

Dai dati si evince che il 66% delle PMI in Italia ha solo manager familiari. Ma qual è l’offerta?

Non servono certo i top manager delle grandi imprese, che non hanno nulla a che fare con la PMI: per mentalità, approccio ed expertise, per matching economico, per visione, spesso per età e approccio poco win-win.

Non bastano consulenti locali, verticalizzati più o meno su alcuni aspetti (dal commercialista al legale al consulente finanziario, all’esperto web), spesso anche troppo giovani o troppo vecchi.

Non hanno, spesso, un approccio esecutivo i vari temporary, coach o mentor, i cui piani o consigli rimangono quasi sempre su carta se va bene, se non solamente tra quattro mura fredde di una stanza d’ufficio dell’amministratore o del direttore, se strutturati.

Un (Personal) Manager 4.0 ha una conoscenza trasversale del sistema (piccola) impresa, conosce il mondo esterno e, con know-how e vocazione digital, co-progetta la strategia futura, sceglie insieme una squadra per il (ri)lancio, effettua operazioni di problem setting, trova risorse per l’imprenditore, lo motiva e lo aiuta nella sua prima fase running di sviluppo di un nuovo progetto, mostrando attenzione esecutiva e risolvendo i primi problemi, con un occhio attento alla “socialità” dell’impresa di oggi, inserita non in senso stretto nel terzo settore solamente, ma con proiezioni e immersioni ormai in contesti sharing, circolari, gig e crowd.

In contesti dove il manager in questione offre un lavoro di “comunità d’impresa”,  nel senso di essere attento a creare un nuovo “ecosistema dell’imprenditore” fatto, prima che di nuovi clienti, di una nuova offerta, di nuovi partners, di  nuovi approcci comunicativi e di processo.

Una persona che faccia fortemente da collante in un momento di change management, determinando un’esperienza per l’imprenditore e per l’impresa che sia fulcro ed esempio di metodo per i futuri nuovi e sempre più numerosi cambiamenti che il mondo 4.0 ci propone.

 

Previsioni e progetti per il futuro?

Fare quello che sto facendo, sperando diventi un progetto di dimensioni scalabili, che dia modo di promuovere e divulgare l’azione di tanti manager 4.0 che siano traghettatori di un imprenditore che oggi non potrà essere trainato da nessun gruppo industriale, se non promotore egli stesso di novità.

Vi sarà presto un seguito con un evento importante ancora sul tema nel quale sarà presentata una piattaforma per far compiere il salto a questo nostro sogno imprenditoriale.

 

 Intervista a cura di Paola Scarsi, copyright Osservatorio Socialis

Marco Travaglini, Laureato in Matematica, EMBA al Mip di Milano, è appassionato di impresa e imprenditore in prima persona, autore di Alfabeto per la creazione d’impresa (Fausto Lupetti Editore, 2014). Insegna allo IED e alla Luiss di Roma: Startup d’Impresa, Marketing, Business Model e Business Planning. E’ fondatore di Mama Industry, startup innovativa che lavora per sviluppare un’offerta manageriale e di servizi per la digital transformation nelle micro e PMI.

 

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