Sostenibilità: la visione dei CEO di 150 grandi aziende

La terza edizione dell’analisi “The Visionary CEO’s Guide to Sustainability 2025” curata da Bain & Company, segnala che l’apparente calo di attenzione verso la sostenibilità osservato tra il 2023 e il 2024, sembra oggi parzialmente superato nelle intenzioni.

L’analisi conclude un percorso costruito con oltre 35.000 dichiarazioni di CEO di 150 grandi aziende (nei periodi 2018, 2022 e 2024) e mostra una traiettoria evolutiva: la sostenibilità non è più vista solo come un obbligo o una questione etica.

Nonostante recenti fattori geopolitici abbiano attenuato il generale entusiasmo e la più ampia attenzione verso i temi della sostenibilità, i CEO – così come gli investitori – continuano a considerarla una priorità strategica.

L’intelligenza artificiale emerge come alleata chiave, pur ponendo sfide legate a consumi ed emissioni. In Italia, il livello di preoccupazione per la sostenibilità ambientale rimane tra i più alti a livello globale.

A fronte di un calo della comunicazione e delle dichiarazioni – dichiara Roberto Prioreschi, SEMEA Regional Managing Partner di Bain & Company – i CEO, grazie anche alle evidenze delle prime concrete sperimentazioni, considerano sempre di più la sostenibilità come leva di creazione di valore per il proprio business.

L’Europa fra le più convinte sull’impatto positivo della sostenibilità

A livello mondiale, il 90% delle aziende leader si aspetta che la sostenibilità generi un impatto positivo sul proprio business nei prossimi tre anni, mentre, tra i “follower”, la percentuale scende al 60%.

In Europa la differenza si riduce: il 91% delle aziende leader si confronta con un 80% delle aziende follower. Interessante il confronto con il continente americano, dove la distanza tra leader e follower è ancora più evidente: il 92% dei primi è fiducioso rispetto ai benefici della sostenibilità, contro appena il 53% dei secondi. In India il divario è il più marcato in assoluto: 86% contro 23%.

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È evidente come le aziende siano impegnate in una fase matura della sostenibilità più propriamente attuativagrazie a una rilettura del proprio percorso – sostiene Alessandro Cadei, Senior Partner e Responsabile EMEA Energy & Utilities di Bain & Company -. Le realtà che sapranno sviluppare e consolidare nel lungo periodo strategie e strumenti fondati sulla sostenibilità saranno in una posizione di grande vantaggio, premiate da clienti, partner e Istituzioni.

Italia: il livello di preoccupazione per l’ambiente rimane tra i più alti a livello globale

In Italia, il livello di preoccupazione per la sostenibilità ambientale rimane tra i più alti a livello globale, anche se si osserva una leggera flessione negli ultimi anni.

Nel 2023 il 95% dei consumatori dichiarava di essere molto o estremamente preoccupato per le questioni ambientali, una percentuale che rappresenta uno dei valori più elevati in assoluto.

Tuttavia, nel 2024 la quota è scesa all’89% e nel 2025 si attesta all’81%. Questo calo suggerisce un’attenuazione dell’urgenza percepita, pur mantenendo l’Italia ben al di sopra della media dei mercati sviluppati. In altre parole, gli italiani continuano a considerare la sostenibilità come un tema cruciale, ma con un’intensità minore rispetto al picco del 2023.

La traiettoria riflette probabilmente l’equilibrio tra una ormai consolidata consapevolezza ambientale e altre priorità emergenti, come le dinamiche geopolitiche e sociali, che potrebbero aver spostato in parte l’attenzione.

Con la scadenza del 2030 ormai all’orizzonte, la sostenibilità non è più un’aspirazione, ma una necessità e un’opportunità concreta: bisogna accelerare ciò che già funziona, anticipare ciò che sta arrivando e costruire forza e flessibilità.

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