L’espressione, coniata negli anni ‘80 dall’American Nuclear Society, identifica il fenomeno di opposizione di uno o più membri di una comunità locale a ospitare opere di interesse generale sul proprio territorio, pur riconoscendone la desiderabilità sociale (una centrale di produzione di energia elettrica mediante “biomassa”, l’installazione degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, una scuola, un centro commerciale, un ospizio, grandi vie di comunicazione ecc.).
A volte l’opera è indesiderata poiché si ritiene che comporti una minaccia alla salute o alla sicurezza o perché potrebbe portare in seguito alla realizzazione di inceneritori, discariche di rifiuti pericolosi o lo stoccaggio di materiale radioattivo.
La gestione dell’effetto NIMBY riguarda l’attività di stakeholder engagement, attraverso la quale si può giungere ad una situazione di maggiore cultura e informazione sui fenomeni in esame e, pertanto, a decisioni maggiormente ponderate, eque e adeguate.