Dal Laboratorio di Arti dello Spettacolo di Roma Tre al palcoscenico del Teatro Libero di Rebibbia, per documentare il dietro le quinte dell’arte in carcere, filmando con gli smartphone e un drone, a 24 fotogrammi al secondo.
È l’esperienza vissuta da sette allievi del Dams, il Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’ateneo romano, in collaborazione con l’Istituto statale Cine-tv “Roberto Rossellini”, e raccontata nel docufilm “Rebibbia 24 – arte e libertà a 24 fotogrammi al secondo”, proiettato all’Auditorium del penitenziario di Roma lo scorso 20 dicembre.
Il progetto, che ha chiuso la Festa del Cinema a Rebibbia, è nato grazie alla Fondazione Enrico Maria Salerno e al bando “S’illumina” finanziato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – MiBACT e dalla Siae.
Fabio Cavalli, regista teatrale e cinematografico e docente al Dams di Roma Tre, ha coinvolto i suoi studenti nella realizzazione dell’Hamlet di Shakespeare con i detenuti attori del Teatro Libero di Rebibbia, e da quella esperienza è nato il docufilm: frammenti del dietro le quinte, che vedono alternarsi le biografie dei ragazzi e dei detenuti nel racconto di come la libertà dell’arte possa abbattere muri e pregiudizi, e talvolta cambiarti la vita per sempre.
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