Focus #RapportoCSR8: Il CSR manager

[vc_row][vc_column width=”2/3″][vc_column_text]Da molti anni l’Osservatorio Socialis preme sull’urgenza di formare una classe manageriale specializzata sui temi della CSR e della Sostenibilità che sia anche cultura di impresa, trasversale a tutti i settori. Per questo il dato rilevato dall’VIII Rapporto sull’impegno sociale delle aziende in Italia, presentato il 22 giugno scorso al Ministero dello Sviluppo Economico, non può che entusiasmare: oltre il 90% delle aziende intervistate che fanno CSR o hanno un responsabile/funzione delegato ad essa ritengono che il referente sia in grado di incidere sulla cultura d’impresa e nei processi aziendali.

Scontato? Affatto. I manager a volte incontrano difficoltà considerevoli nell’affermazione della propria attività e comprensione da parte dei colleghi. Specie per le funzioni innovative, non è rara la sensazione di “solitudine professionale”. Ne parliamo con Marcella Mallen, presidente della Fondazione Prioritalia, da sempre impegnata nella diffusione della cultura manageriale e della sua implementazione, traguardandola verso limiti ancora inesplorati.

La sfida dello Sviluppo Sostenibile si trova in una fase di grande fermento e di pari passo cresce il peso del CSR manager, figura responsabile di portare il pensiero e la cultura della sostenibilità in azienda, indispensabili per far maturare una visione strategica e condivisa su questi temi che favorisca una gestione trasversale per coinvolgere tutte le funzioni aziendali e creare un framework valoriale comune – spiega Marcella Mallen Il CSR manager è un ruolo complesso, che deve conciliare la gestione ordinaria aziendale ad una forte spinta innovativa, dalle tante sfaccettature: il CSR manager è una figura trasversale a tutte le altre che operano nella struttura aziendale, una figura multitasking con grandi capacità di ascolto, sia all’interno dell’impresa sia all’esterno dell’azienda, da trasformare poi in progettualità. Un ruolo che può, quindi, orientare il management aziendale verso l’adozione dei principi di sostenibilità, con l’obiettivo di promuovere la piena integrazione della CSR nella strategia, nella governance e in tutti i processi aziendali.

Riesce ad incidere nei processi aziendali e nella cultura d’impresa attraverso più canali, sia come professionista delle practices, attraverso la gestione di uno o più dei tipici strumenti della CSR, dai Bilanci di Sostenibilità  al Reporting Integrated; sia come sensore del cambiamento socio-ambientale, anticipando le nuove tendenze che il top management e gli uomini di line difficilmente hanno tempo e occasione di monitorare; sia come fautore del dialogo con gli stakeholder, un’attività di stakeholder engagement che serve ad alimentare sia la qualità delle politiche e degli strumenti di CSR, sia il patrimonio di conoscenze sul futuro.

In nessuno modo, allora, il CSR Manager può assumere una funzione “ornamentale”, al contrario il suo peso nella definizione della strategia aziendale è destinato ad aumentare insieme alla importanza dei soggetti che nella società sono portatori di interessi e attese verso l’impresa.

Un dato non trascurabile, infine, ci dice che il manager della sostenibilità è donna: secondo recenti ricerche il 56,8% dei CSR manager italiani è infatti composto da donne, in età compresa tra i 40 e i 50 anni, con un’elevata formazione ed esperienza di lunga data nella stessa azienda”.[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_column_text css_animation=”left-to-right”]

La Fondazione

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