In Italia il consumo culturale è in crescita per il quarto anno consecutivo. Dopo il calo del 2012-2013, nel 2017 la spesa delle famiglie per i servizi ricreativi e culturali – tra cui teatro, cinema, musei, concerti – è aumentata del 3,1%, per un valore di 31 miliardi di euro. Il valore annuale complessivo della spesa in cultura e ricreazione delle famiglie italiane è stato di 71,4 miliardi di euro, pari al 6,7% della spesa familiare complessiva, con una crescita del 2,6%.
Sono i dati del XIV Rapporto Federculture 2018 “IMPRESA CULTURA”, presentato presso la Camera di Commercio di Milano; il documento che fotografa annualmente lo stato dell’arte dell’impresa culturale in Italia, un settore strategico per l’economia nazionale, evidenziando le criticità e le debolezze del sistema dell’offerta e della produzione, ma individuando anche gli obiettivi per il prossimo futuro delle imprese culturali e di tutti i soggetti pubblici e privati che operano nel settore.
Nel confronto con l’Eurozona, emerge come la spesa in cultura e ricreazione delle famiglie italiane sia al di sotto della media europea e ben lontano dai paesi più virtuosi: 6,6% sul totale dei consumi finali, contro l’8,5% europeo e l’11% della Svezia.
A livello nazionale, si registrano ancora forti differenze nella fruizione culturale tra Nord e Sud Italia: se a Nord la spesa media delle famiglie supera i 150 euro al mese, e rappresenta il 6% del budget familiare, nel Mezzogiorno scende sotto i 95 euro. Il Trentino Alto Adige è la regione in cui si spende di più (191 euro/mese), mentre la Sicilia è quella in cui si spende di meno (66 euro/mese) e le famiglie destinano alla cultura solo il 3,4% del loro budget.
Il Rapporto evidenzia criticità anche in termini di partecipazione: ben il 38,8% di italiani adulti è culturalmente inattivo, e l’assenza di pratica culturale raggiunge anche l’80% nel caso del teatro, e il 90% per i concerti classici. E i dati più allarmanti si registrano ancora nel Sud Italia, dove risultano inattivi 8-9 cittadini su 10.
Di qui l’appello di Federculture: è necessario incentivare il coinvolgimento dei cittadini, sia dal punto di vista della fruizione – rendendo sempre più accessibili i luoghi della cultura anche con agevolazioni modulate su specifiche fasce di pubblico e sostenendo i consumi delle famiglie attraverso politiche di defiscalizzazione mirate – sia dell’impegno diretto verso la salvaguardia del patrimonio culturale.
«Le sfide della contemporaneità, dell’innovazione tecnologica e digitale, la sfida della competizione internazionale richiedono un Paese più reattivo anche in ambito culturale – ha commentato il Presidente di Federculture, Andrea Cancellato – Le imprese culturali sono a disposizione, assumendosi per prime le responsabilità che gli competono, chiedendo agli interlocutori, dal Governo agli Enti Locali, dalle Imprese all’opinione pubblica, di fare altrettanto perché grazie alla cultura possiamo contrastare marginalità, povertà, analfabetismi e rendere migliore il nostro Paese, più accogliente e inclusivo, più forte nello scenario internazionale, più adeguato per affrontare le sfide che abbiamo di fronte. Lo faremo con spirito costruttivo, per partecipare alla costruzione di un’Italia che sia all’altezza della sua Storia, con cittadini di prima e di nuova generazione forti, istruiti e colti».
D’altra parte il Rapporto contiene spunti precisi e puntuali per cogliere le opportunità di una crescita decisa del comparto cultura: la valorizzazione organizzata e messa a sistema può permettere al Paese di creare nuove opportunità, di svilupparsi insieme ai cittadini, e raggiungere risultati significativi.
Il messaggio è chiaro, in linea con i più avanzati modelli di sviluppo economico, di responsabilità sociale e sostenibilità: la cultura è un driver di sviluppo, ma ci vuole un percorso condiviso, lineare, sistematico, organizzato, misurabile e comunicabile, soprattutto adesso che è urgente fare un decisivo passo avanti.