Identificare come la funzione risorse umane possa intervenire a supporto della responsabilità sociale e ambientale e della sostenibilità d’impresa, superando l’idea di una funzione impegnata principalmente nella riduzione dei costi.
Questo l’obiettivo perseguito dalla ricerca condotta da Matteo Bronzini, menzione speciale del XVI Premio Socialis, nel suo lavoro di tesi “La funzione risorse umane come driver per la responsabilità sociale e ambientale d’impresa” (discussa all’Università degli studi di Bergamo – corso di Laurea Triennale in Economia Aziendale – Relatore Prof. Edoardo Ezio Della Torre).
“I cambiamenti nel contesto competitivo e le criticità di ordine sociale e ambientale, che caratterizzano l’era attuale, hanno spinto le imprese ad adattarsi ai nuovi andamenti per sopravvivere in un mercato sempre più spietato e selettivo. La naturale conseguenza è stata l’inasprimento della competizione che ha portato le imprese a concentrarsi sulle performance, tanto da giungere a considerare solo ciò che è prettamente orientato ad un profitto economico ― evidenzia Matteo Bronzini ― Ma una cultura orientata alle sole performance economiche è una cultura debole, inefficiente, che può solo essere sopportata dalle persone che costituiscono l’impresa, anziché condivisa e sostenuta”. “Il profitto è [sicuramente fondamentale]: l’impresa nasce con una missione e il profitto è condizione necessaria per incentivare le persone ad operare al fine di raggiungerla – prosegue Bronzini – Ma, allo stesso tempo, questo non è [e non deve essere] l’unica finalità che l’impresa deve perseguire, soprattutto alla luce delle innumerevoli criticità di ordine sociale [e ambientale] che caratterizzano la nostra epoca“.
Alla luce di quanto detto, le imprese stanno considerando una sfera di obiettivi superiori a quelli meramente economici, includendo la tematica della responsabilità sociale e ambientale. A tale fine, tutte le funzioni aziendali devono collaborare per operare in modo sostenibile: tra queste, la funzione risorse umane ricopre un ruolo fondamentale.
Afferma infatti Bronzini: “La funzione aziendale più vicina alle persone è la funzione risorse umane. Essa sarà dunque il fulcro della mia tesi, il cui obiettivo è capire come questa funzione possa agire con finalità sociali e ambientali, tenendo sempre presente il ruolo essenziale che ricopre il profitto per l’impresa“.
La crisi economica che perdura ormai da anni crea malcontento, aumentando lo stress e le preoccupazioni della popolazione. Lo Stato raramente riesce ad intervenire per risolvere le problematiche legate a questa importante situazione. Mentre la singola impresa, così come il complesso delle imprese che caratterizzano il tessuto economico di un territorio, ha il potenziale per aiutare le persone intervenendo a supporto delle loro problematiche, collaborando con esse per cercare una soluzione.
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Quali sono dunque le pratiche che la funzione HR può implementare con finalità sociali e ambientali e quali sono i vantaggi ottenibili?
Per rispondere a questa domanda, oltre all’analisi della letteratura e delle ricerche empiriche condotte, Bronzini ha realizzato una serie di interviste ai responsabili delle risorse umane di alcune aziende che operano nella bergamasca. Dalle risposte è emerso che la sensibilità verso la questione sociale e ambientale è diffusa, seppur con dei limiti, soprattutto per questioni di natura finanziaria. In ogni caso, sottolinea Bronzini, “i limiti economici si riflettono solo sull’entità dell’investimento che l’impresa è disposta ad attuare, mentre la consapevolezza e la sensibilità nei confronti di queste tematiche è diffusa indipendentemente dalla dimensione aziendale”.
Prosegue Bronzini: “La ricerca ha inoltre evidenziato alcune criticità in tema di resistenza da parte dei dipendenti nei confronti di pratiche con obiettivi sociali e ambientali promosse della funzione HR. Questo perché i dipendenti spesso preferiscono mantenere la propria routine e restare nella comfort zone rifiutando pratiche innovative“.
Per risolvere questo problema le imprese ricorrono a corsi di formazione e cercano di sensibilizzare i dipendenti: ciò richiede l’investimento di ulteriori risorse, anche per attività di comunicazione interna, fondamentale per l’empowerment e la motivazione dei dipendenti.
L’indagine ha poi rilevato un’ulteriore criticità: gli strumenti di misurazione risultano insufficienti o addirittura inesistenti. È quindi necessaria l’implementazione di tali strumenti in grado di verificare la bontà delle pratiche intraprese, i vantaggi a queste riconducibili e la soddisfazione dei soggetti a cui sono indirizzate.
Indipendentemente da queste ultime considerazioni, dal lavoro di tesi è emerso che il supporto della funzione risorse umane a tematiche di sostenibilità ambientale e sociale è innovativo. Tale innovazione è in grado di contribuire alla creazione di valore per l’impresa, così come è risultato dalle interviste, soprattutto in termini di benessere diffuso a livello aziendale. Attualmente è proprio questo il fulcro dell’impegno della funzione HR in tema di responsabilità sociale; perché agire con fini meramente economici risulta insufficiente in ottica di lungo periodo. La consapevolezza dell’importanza di queste tematiche è oggi elevata, sia da parte delle imprese, che dei consumatori, che dei dipendenti e di tutti gli attori economici.
“Su questa base è coerente considerare la funzione risorse umane come un valido driver anche per la responsabilità ambientale d’impresa”: questa la conclusione di Matteo Bronzini, che chiude l’elaborato con un pensiero che afferma di aver maturato nel processo di stesura della sua tesi e che sintetizza, in poche righe, il senso dell’agire sostenibile:
“Credo che non esista business degno di questo nome se questo non è etico. Il profitto è il premio che spetta a coloro che si impegnano ad operare per rendere il mondo un posto migliore ed è la finalità dell’impresa”.
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