[vc_row][vc_column width=”2/3″][vc_column_text]La responsabilità sociale delle imprese cresce anche in Italia, e sembra mettere radici sempre più solide all’interno delle organizzazioni, che sempre più numerose si impegnano su questo terreno. Tra le opzioni che potrebbero rendere più stabili gli investimenti in CSR (Corporate Social Responsibility), la più referenziata è la creazione di un marchio di distinzione per quelle aziende che operano in maniera responsabile.
Secondo i dati dell’Osservatorio Socialis, presentati all’Università degli Studi di Foggia nel corso dell’incontro “La CSR in Italia: un quadro d’insieme degli obiettivi conseguiti e dei ‘sentieri’ da esplorare”, promosso dal CSR Lab del Dipartimento di Economia, diretto dal Prof. Mauro Romano, nel 2018, il 52% delle aziende italiane che ha implementato attività di CSR e sostenibilità ha dichiarato che l’esistenza di un elemento distintivo che attesti le proprie buone pratiche porterebbe ad una stabilizzazione degli investimenti in CSR.
Il Prof. Antonio Corvino, Docente associato di Economia Aziendale e membro del CSR Lab dell’Ateneo, nel suo intervento di apertura dei lavori ha evidenziato quanto – in ambito accademico e professionale – la CSR sia diffusamente considerata un elemento fondante del disegno strategico aziendale. «Ormai è sempre più parte integrante del DNA di un’impresa tanto da rappresentare un’importante fonte del vantaggio competitivo dai tratti distintivi talvolta non facilmente replicabili. In alcuni casi aziendali, la sostenibilità sociale e ambientale viene vissuta come una vera e propria sfida di valenza strategica anziché come una mera attività di compliance legislativa o di allineamento alle prassi più diffuse nel contesto produttivo di riferimento».
L’VIII edizione del Rapporto sulla CSR in Italia di Osservatorio Socialis registra il progredire della cultura e della pratica della responsabilità sociale d’impresa tra le aziende italiane di medie e grandi dimensioni (più di 80-100 dipendenti): delle 400 aziende protagoniste dell’indagine l’85% dichiara di impegnarsi in CSR (era il 42% nel 2001) e tra queste il 52% lo farebbe con maggiore costanza se avesse un marchio ad attestarlo, come pure l’emanazione di una norma che dia la possibilità di ottenere detrazioni fiscali sarebbe un incentivo alla stabilizzazione degli investimenti – auspicata dal 50% del campione.
«La CSR da strumento accessorio e poco considerato è diventata un valore essenziale e necessario per le imprese – ha spiegato Roberto Orsi, Direttore dell’Osservatorio Socialis – Un cambio di passo significativo, che premierà sul mercato chi sarà in grado di seguire un percorso definito per integrare i comportamenti socialmente responsabili con l’organizzazione aziendale, le aspettative dei consumatori e la filiera produttiva».
Il primo vantaggio riconosciuto alla CSR è proprio sul fronte del mercato: oltre il 50% delle imprese che ha investito in CSR ha rilevato un miglioramento del posizionamento, della reputazione ed anche un aumento della notorietà; in quasi 4 casi su 10 si è riscontrato un aumento della fidelizzazione dei clienti.
Tra i terreni di maggiore investimento, dichiarati dalle aziende impegnate in CSR, rientrano il coinvolgimento dei dipendenti, l’attenzione all’ambiente, la lotta agli sprechi, l’ottimizzazione dei consumi energetici e il ciclo dei rifiuti.
Il 49% delle imprese riconosce l’efficacia della CSR nell’agevolare i rapporti con le comunità locali e, in seconda battuta, con le pubbliche amministrazioni. Aumentano, pure solo in linea tendenziale, anche le ricadute positive sul clima interno all’azienda: il 44% registra un miglioramento del clima ed un maggior coinvolgimento del personale.
La misura dell’impegno
Dopo aver presentato i dati dell’VIII Rapporto sulla CSR in Italia, Roberto Orsi ha illustrato le 6 macroaree del CSR Check©, la certificazione di responsabilità sociale che sarà a breve rilasciata dall’Osservatorio Socialis e che definisce i livelli di qualità, di condivisione e di comunicazione della CSR raggiunti da aziende, università, non profit e istituzioni.
Una banca al servizio della comunità
Di notevole interesse la testimonianza di Augusto De Benedictis, Direttore Generale della BCC di San Giovanni Rotondo, che proprio quest’anno celebra i 100 anni dalla sua fondazione.
De Benedictis ha spiegato l’importanza del rapporto che lega la sua banca al territorio foggiano. Ammontano infatti a 300mila euro i contributi erogati dalla filiale del Credito cooperativo, soprattutto alle famiglie e alle piccole e micro imprese, ma anche sotto forma di donazioni alla comunità locale.
«Il mondo del Credito cooperativo è cresciuto del 36,8% di soci e ha perso soltanto il 2,40% di dipendenti proprio quando le altre banche hanno ridotto il personale dipendente di almeno il 19% – ha sottolineato De Benedictis – e a riprova di quanto sia importante il collegamento con il territorio, i Comuni che hanno il solo sportello bancario delle BCC negli ultimi dieci anni sono aumentati del 11,5%».
Una produzione responsabile
Quando la tradizione agro-alimentare italiana sposa la sostenibilità nascono prodotti d’eccezione, come nell’esperienza del Gruppo Andriani, produttore pugliese di pasta senza glutine, ottenuta da farine di legumi bio, lenticchie e piselli, con procedimenti tecnologici d’avanguardia e una filiera interamente controllata e certificata.
«L’azienda ha sempre cercato di rendere armonico il suo business con gli impatti sull’ambiente in cui opera e sulla società – ha spiegato Filippo Capurso, Sustainability Coordinator del Gruppo Andriani – Nei prossimi mesi vedremo il nostro primo Report di Sostenibilità, in linea con gli SDGs, più una serie di altre attività in tema di Economia circolare, perché abbiamo la necessità di dare nuova vita agli scarti industriali che produciamo. Ad esempio, un progetto che stiamo portando avanti prevede di riutilizzare la pula del grano saraceno per produrre pannelli fonoassorbenti».
Una leva di sviluppo per il territorio
Andrea Vernaleone, Vice Direttore Generale di Puglia Sviluppo, ha illustrato agli studenti il nuovo Bilancio di sostenibilità dell’azienda, società interamente partecipata dalla Regione, per la quale lavora come organismo di supporto nel definire percorsi di sostegno alle imprese, oltre ad operare come finanziaria in house, gestendo attualmente quasi 500 milioni di euro di dotazioni finanziarie.
Il Bilancio di sostenibilità misura l’impegno di Puglia Sviluppo in termini di impatto diretto e indiretto sul territorio, women empowerment, governance e anticorruzione, rapporti con le istituzioni, risorse umane e formazione, inclusione finanziaria.
«Puglia Sviluppo adotta un proprio codice etico, ha un modello di organizzazione, gestione e controllo, ha un organismo di vigilanza, un piano anticorruzione, ha anche un sistema di analisi e valutazione dei rischi d’impresa, e quindi il sistema è attentamente monitorato – ha spiegato Vernaleone – Alle nostre persone (101 dipendenti alla fine del 2017) offriamo agevolazioni, smartworking, orario compattato, parità di salario tra uomini e donne».
«Per ogni euro che noi investiamo in risorse pubbliche, otteniamo 2,83 euro di investimenti privati – ha evidenziato Vernalone esaminando i principali indicatori di performance dell’azienda – C’è quindi un “effetto leva” per le nuove imprese, per le piccole e medie imprese, per le imprese che si occupano di ricerca e sviluppo; un effetto leva per l’ingegneria finanziaria».
Parola d’ordine: Sostenibilità
In occasione dell’evento, il Professor Mauro Romano, Prorettore dell’Università di Foggia e Professore Ordinario di Economia Aziendale, ha dichiarato:
«Le aziende moderne hanno il dovere di affrontare i propri rischi e di calibrare le proprie scelte di gestione nella direzione di una estrema attenzione ai profili socio-ambientali e di trasparenza e correttezza dei processi di governo. La nuova sfida per chi gestisce un’azienda è la sostenibilità, cioè quella condizione di sviluppo economico che sia in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente, senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri.
In questa prospettiva, la sostenibilità deve essere considerata vincolo imprescindibile per tutte le decisioni aziendali – ha concluso il Prof. Romano – Un ruolo culturale primario dovranno certamente avere gli economisti, gli economisti d’azienda in particolare, se sapranno portare, prima all’interno delle nostre aule, ai nostri studenti, artefici delle aziende del futuro, e poi all’interno della comunità scientifica, delle autorità legislative e regolatorie e dei board, umanità, sensibilità, visione, innovazione, cultura e responsabilità d’impresa».[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_column_text css_animation=”left-to-right”]
La locandina dell’evento
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