In occasione del lancio del primo corso di formazione sperimentale Disabilità&Lavoro, organizzato da AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla e Prioritalia, in collaborazione con CFMT e Osservatorio Socialis, abbiamo incontrato Jobmetoo, agenzia per il lavoro online esclusivamente focalizzata su disabili e appartenenti alle categorie protette. A Daniele Regolo, President & Founder, abbiamo chiesto di raccontare la loro storia e i loro obiettivi.
«Partirei dal mio punto di vista personale. Sono un ex figlio della Legge 68 sul Collocamento mirato e, in quindici anni, ho avuto pochissime occasioni di colloquio e, col trascorrere del tempo, il mio cv diventava sempre meno spendibile. Diciamo che Jobmetoo è quel portale di cui avrei avuto molto bisogno e, oggi, in una veste differente ed equidistante tra candidati e aziende, mi sento di dire che anche il mondo del lavoro può trovare utile ed efficiente uno strumento verticale».
Cosa ha portato Jobmetoo sul mercato che prima mancava?
«Oltre ad un portale verticale, soprattutto una ventata di freschezza. È finito il tempo di associare la disabilità a tutto ciò che ci crea fastidio. Le persone con disabilità sono persone come le altre che hanno gli stessi diritti di autodeterminazione. Da un punto di vista più tecnico, Jobmetoo opera con un portale altamente accessibile e fruibile, che consente all’azienda di individuare i candidati più idonei. La disabilità è una componente della valutazione dei requisiti, ma la persona non sarà mai solo la sua disabilità».
AISM e Prioritalia, in collaborazione con Manageritalia, hanno recentemente pubblicato un’indagine effettuata su un campione di oltre 1500 dirigenti, secondo la quale per 2 manager su 3 la disabilità in azienda rappresenta un’opportunità.
«Io credo che se questa indagine fosse stata fatta cinque anni fa, potremmo aver pensato che qualche manager avesse risposto in un certo modo per non urtare la sensibilità altrui sul tema. Oggi, con l’autonomia che consente la tecnologia, con la cultura che avanza inesorabilmente, gli strati manageriali iniziano ad essere permeabili a ciò che di positivo può portare in azienda una persona con disabilità. In questo senso accolgo le loro risposte con molta soddisfazione».
L’Osservatorio Socialis ha recentemente presentato un’analisi che ha rilevato che 5 goals delle Nazioni Unite fanno riferimento alle disabilità: istruzione ed inclusione scolastica (4); lavoro dignitoso e crescita economica (8); ridurre le disuguaglianze (10); città e comunità sostenibili (11) e partnership per gli obiettivi (17).
«Gli obiettivi dello Sviluppo Sostenibile hanno uno stretto legame anche con il mondo della disabilità e lavoro, e non potrebbe essere diversamente. Nel 2030, quando gli SDGs troveranno un auspicato raggiungimento – stando all’impegno preso da tutti i paesi membri dell’ONU – si avrà un miglioramento non soltanto per le persone con disabilità, ma per tutti.
Migliorare e favorire l’inclusione scolastica, così come il trovare e favorire la giusta occupazione con una retribuzione congrua alla posizione ed alle responsabilità, ridurre le disuguaglianze, avere città più accessibili e fruibili, sostenere e migliorare lo sviluppo di paesi emergenti è un vantaggio che si ripercuote su tutta la popolazione, non solo sulle persone con disabilità».
Avete di recente emanato il vostro manifesto, le “5 Azioni”: quali sono gli obiettivi auspicati?
«Jobmetoo, oltre alla sua attività istituzionale, è impegnata con la formazione in azienda sulla gestione della disabilità e nell’organizzazione di eventi ad hoc come il Diversity Day. Cerchiamo di tenere sempre alta l’asticella, e ad esempio abbiamo appena lanciato un concorso, con Fondazione Italia Accenture, per favorire l’auto imprenditorialità delle persone con disabilità. Con le 5 Azioni immaginiamo un quadro normativo che superi l’obbligo di legge a favore di strumenti più moderni e garantisti: la normativa contro la discriminazione, i fondi per gli accomodamenti ragionevoli, la diffusione del Disability manager. I tempi cambiano, le persone che noi crediamo svantaggiate spesso sono più avanti di noi, ed è giusto anche qui immaginare nuovi contesti».
© Osservatorio Socialis
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