Investire in CSR: oltre 1 miliardo e mezzo di euro in un anno, ma si chiedono più incentivi e un marchio distintivo

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Investire sulla Responsabilità sociale conviene, soprattutto se le buone pratiche vengono condivise con i dipendenti, mettono radici all’interno dell’impresa e viaggiano parallelamente al business. In questi ultimi due anni quasi tutte le aziende italiane che hanno fatto CSR (Corporate Social Responsibility), investendo complessivamente circa 1 miliardo e mezzo di euro solo negli ultimi 12 mesi, si dichiarano molto soddisfatte dei risultati raggiunti (97%).

Il trend proviene dai dati dell’VIII Rapporto sulla CSR in Italia dell’Osservatorio Socialis, presentati all’Università di Milano-Bicocca nel corso dell’evento di presentazione del Master SiLFiM Sostenibilità in Diritto Finanza e Management II Edizione co-diretto dalla Prof.ssa Federica Doni e dalla Prof.ssa Carla Gulotta dal titolo “Incorporare la sostenibilità nel business e nella finanza: la sfida del futuro”, promosso dal Dipartimento di Scienze Economico-Aziendali e Diritto per l’Economia (Di.SEA.DE).

«Il Master SiLFiM prepara esperti junior in sostenibilità e responsabilità socialehanno spiegato le Co-Direttrici scientifiche Federica Doni e Carla Gulotta – Pronti a inserirsi sul mercato del lavoro con le competenze indispensabili alle imprese per realizzare l’European Green Deal voluto dalla nuova Commissione europea di Ursula von der Leyen».

Delle 400 aziende campione dell’VIII Rapporto CSR dell’Osservatorio Socialis, l’85% dichiara di impegnarsi in CSR (era il 42% nel 2001) e tra queste il 52% lo farebbe con maggiore costanza se avesse un marchio ad attestarlo, come pure l’emanazione di una norma che dia la possibilità di ottenere detrazioni fiscali sarebbe un incentivo alla stabilizzazione degli investimenti – auspicata dal 50% del campione.

«La CSR da strumento accessorio e poco considerato è diventata un valore essenziale e necessario per le imprese – ha sottolineato Roberto Orsi, Direttore dell’Osservatorio Socialis – Un cambio di passo significativo, che premierà sul mercato chi sarà in grado di seguire un percorso definito per integrare i comportamenti socialmente responsabili con l’organizzazione aziendale, le aspettative dei consumatori e la filiera produttiva».

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Il primo vantaggio riconosciuto alla CSR è proprio sul fronte del mercato: oltre il 50% delle imprese che ha investito in CSR ha rilevato un miglioramento del posizionamento, della reputazione ed anche un aumento della notorietà; in quasi 4 casi su 10 si è riscontrato un aumento della fidelizzazione dei clienti. Tra i terreni di maggiore investimento, dichiarati dalle aziende impegnate in CSR, rientrano il coinvolgimento dei dipendenti, l’attenzione all’ambiente, la lotta agli sprechi, l’ottimizzazione dei consumi energetici e il ciclo dei rifiuti.

Il 49% delle imprese riconosce l’efficacia della CSR nell’agevolare i rapporti con le comunità locali e, in seconda battuta, con le pubbliche amministrazioni. Aumentano, pure solo in linea tendenziale, anche le ricadute positive sul clima interno all’azienda: il 44% registra un miglioramento del clima ed un maggior coinvolgimento del personale.

Alla tavola rotonda, seguita alla presentazione dei dati, sono intervenuti Ruggero Bodo, Consigliere di Indirizzo di Fondazione Sodalitas, in qualità di moderatore; Andrea Gasperini, Head of Sustainability and ESG Observatory di AIAF ed EFRAG member of the European Lab Project Task Force on Climate-related Reporting; Corrado Gaudenzi di Eurizon Capital SGR; Andrea Piazzolla, Chief Purchasing Officer di Sofidel Group; Federica Russi, Advisory e Docente governance di Mesa and Proactive Compliance; Fiorenza Sarotto, Docente dell’Istituto Marangoni; Anna Villari, Responsabile CSR di A2A.

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LVIII Rapporto sulla CSR in Italia è consultabile qui

 

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