Con la tesi dal titolo “Biochar: Valorizzazione nei geopolimeri” (discussa all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia per il Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria per la Sostenibilità Ambientale – Relatrice Prof.ssa Isabella Lancellotti), Federica Piccolo è tra le vincitrici del XVII Premio Socialis per tesi di laurea in CSR e sviluppo sostenibile, consegnato al Museo MACRO di Roma lo scorso dicembre.
Il lavoro di ricerca si fonda su un’analisi sperimentale che riguarda la creazione di nuovi materiali utili a garantire la sostenibilità ambientale nel settore edilizio, trovando un’alternativa ai classici materiali cementizi. La progettazione dei materiali edili, sottolinea Federica Piccolo, non ha mai tenuto in considerazione gli aspetti ambientali che sono parte integrante dell’approccio basato sulla sostenibilità, e oggi affronta un serio problema dal punto di vista dello spreco di risorse.
“L’industria del cemento – spiega l’autrice – comporta un consumo di grandi quantitativi di energia e acqua (circa la metà dei costi di produzione sono rappresentati dai costi energetici) e la non riciclabilità costituisce una forte problematica; infatti circa il 33% dei rifiuti in Europa deriva dalle attività di demolizione”.
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Considerando inoltre che la produzione del cemento da qui al 2030 dovrebbe aumentare del 25% – principalmente a causa dell’espansione delle aree urbane in molti paesi in via di sviluppo – l’autrice propone l’utilizzo di materiali geopolimerici (realizzati inserendo materiali di scarto come il Matrix sand, derivante dal recupero di scorie da inceneritore di rifiuti solidi urbani, e il Biochar) per cercare di sopperire all’ormai spropositata, e non più sostenibile, attività di cementificazione urbana.
Il valore aggiunto dei materiali geopolimerici, spiega ancora Federica Piccolo, deriva dal fatto che essi sono prodotti da reazione chimica e non sinterizzazione termica, quindi “hanno come vantaggio quello di avere appunto proprietà comparabili ai materiali cementizi. Inoltre è possibile introdurre al loro interno residui e la loro realizzazione comporta una riduzione drastica nell’emissione di anidride carbonica, pari a circa l’80%”.
“Utilizzare materie prime alternative – conclude l’autrice – comporterebbe una gestione sostenibile dei rifiuti, un recupero energetico e una riduzione del consumo di risorse naturali“.
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