Ogni crisi porta con sé un sentimento di smarrimento e di incertezza sul futuro. La strategia lascia spazio alla tattica, le decisioni vengono prese per scongiurare un pericolo imminente e i piani sul lungo periodo vengono accantonati.
Nonostante ciò le grandi sfide, come il riscaldamento climatico e la lotta alle diseguaglianze, rimangono ed è rischioso dimenticarsene.
I 17 obiettivi e i 169 target individuati dall’Onu nell’Agenda 2030 rimangono attuali. Per raggiungerli serve un impegno complesso basato su una strategia unitaria da rimodulare prendendo in considerazione le nuove esigenze per la salvaguardia dell’obiettivo oggi primario: “Salute e benessere” (Goal 3).
L’emergenza sanitaria, come evidenziato dall’ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, sta influendo e pesantemente su alcuni obiettivi: la crisi economica aumenterà la povertà (Goal 1); le minori disponibilità economiche influiranno sulle scelte alimentari (Goal 2); la chiusura delle scuole sta avendo conseguenze sulla qualità dell’istruzione (Goal 4); la gestione dei figli impatterà sulla parità di genere (Goal 5); il calo dell’occupazione e la rimodulazione delle prassi lavorative influiranno sulla crescita economica (Goal 8); le fasce più deboli saranno colpite dalla crisi economica allargando le diseguaglianze (Goal 10).
È in questo contesto che la Rete Universitaria per lo Sviluppo Sostenibile (RUS) ha voluto lanciare una lettera aperta per venire in aiuto delle istituzioni e delle comunità italiane.
Formatasi nel 2015, la RUS è un’alleanza di atenei italiani che ha come obiettivo “diffondere la cultura e le buone pratiche della sostenibilità”. In tutte le università aderenti, infatti, sono stati creati gruppi di lavoro sui vari temi come: cambiamenti climatici, cibo, educazione, energia, inclusione e giustizia sociale, mobilità e rifiuti. In modo da poter condividere studi ed esperienze provenienti dai vari territori.
La lettera aperta della Rete, pubblicata lo scorso 17 aprile, inizia con una premessa chiara: intraprendere un “percorso virtuoso che metta insieme le istanze economiche del post-emergenza con il progetto del Green Deal Europeo allo scopo di accelerare la transizione verso un modello sostenibile di sviluppo”. Per questo sono stati individuati 4 obiettivi e 5 proposte, sui quali le Università si mettono a disposizione del Paese per portarli a compimento in un’ottica di cooperazione e di salvaguardia dell’identità di tutte le realtà coinvolte.
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Il primo obiettivo che le università si pongono è la necessità di “sostenere insieme una visione di futuro che abbia al centro uno sviluppo autenticamente sostenibile”, che potrà essere raggiunto grazie al supporto delle università che provvederanno alla messa a sistema di tutte le competenze prodotte.
Il cambiamento degli stili di vita e delle pratiche, attuate per salvaguardare la salute pubblica, si dovrà conciliare con gli altri obiettivi dello sviluppo sostenibile. “Promuovere un processo di trasformazione culturale” è, infatti, il secondo obiettivo delle università per accompagnare questo processo di trasformazione culturale.
“Ripensare i processi formativi” è il terzo obiettivo insieme alla “revisione dei metodi, degli strumenti, dei tempi e della valutazione dei processi educativi”. Un processo che dovrà essere attuato da tutte le istituzioni scolastiche e che si dovrà concentrare sullo sviluppo delle “competenze”.
“Abilitare le persone a futuri diversi rispetto a quello verso cui ci stiamo dirigendo” è l’ultimo obiettivo che evidenzia come l’approccio transdisciplinare e trasversale sarà fondamentale per formare le menti del futuro.
Alla luce di questi obiettivi le Università, “facendo leva sui principi della Terza Missione”, propongono di:
- Offrirsi come un Think tank a servizio del paese. Un centro studi indipendente di “supporto alla politica e agli amministratori” che possa consigliare in merito agli interventi locali e regionali in modo da allinearli alla Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile e dell’Agenda 2030.
- Condividere le conoscenze acquisite dai gruppi di approfondimento del RUS per “collaborare ai tavoli di lavoro nazionali” e ideare dei nuovi progetti sostenibili nei vari campi.
- Creare delle “unita di resilienza locale” per fornire valutazioni “ex ante, di monitoraggio ed ex post” alle politiche implementate, in modo da dare un supporto “tecnico-scientifico e culturale” che possa armonizzare i progetti con i target dell’agenda 2030 e con gli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile.
- Creare “spin-off accademici o/e istituire corsi di studi avanzati” basati sulla sostenibilità, per affrontare i cambiamenti a cui si va incontro e supportare le amministrazioni.
- Costruire laboratori “a rete” focalizzati sui servizi basati sui nuovi “prodotti/processi” della fase post-COVID-19, sempre nell’ottica di creare una rete integrata utile allo scambio di esperienze e conoscenze.
Approfondisci l’impegno sul sito della RUS
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