“Praticare il pensiero integrato e adottare innovazione sostenibile”. Intervista a Marisa Parmigiani, Presidente CSR Manager Network

Già Head of Sustainability & Stakeholder Management del Gruppo Unipol e Direttrice della Fondazione Unipolis, Marisa Parmigiani è il nuovo Presidente del CSR Manager Network, l’associazione italiana che dal 2006 riunisce i professionisti della Corporate Social Responsibility e della sostenibilità. Intervenuta al Talk in occasione della cerimonia del Premio Socialis 2020, le abbiamo chiesto una riflessione sullo sviluppo della Responsabilità sociale d’impresa in Italia e della figura del “CSR Manager”, anche alla luce dell’emergenza Covid-19.

Il CSR Manager Network si propone nella sua mission di “promuovere nel contesto economico italiano comportamenti in linea con il concetto di CSR”. In che modo questo obiettivo è stato raggiunto nel 2020 con la pandemia in corso? E come verrà raggiunto nel futuro?

«Il 2020 è stato sicuramente un anno inatteso e non comparabile né al passato, né, ci auguriamo, al futuro. L’attenzione degli interlocutori privati, ma soprattutto pubblici, è stata molto altalenante nei confronti della sostenibilità, sia nei toni che nei contenuti. Il Network si è mosso subito con un appello diretto al Presidente del Consiglio affinché ponesse la sostenibilità al centro del processo di rilancio, nell’approccio che la Commissione Europea continua a tenere con fermezza, alla quale hanno aderito quasi 1400 persone attive sul tema, compresi i vertici delle organizzazioni più significative.

Verso i propri associati il CSRMN ha adeguato la sua proposta formativa promuovendo il dibattito tra i professionisti in momenti di confronto tra pari a piccoli gruppi online su temi specifici, ai quali in un mese di tempo hanno preso parte più di cento associati suddivisi su 10 gruppi. In questo modo un vincolo – l’impossibilità di incontrarsi fisicamente – è diventato un’opportunità, quella di potersi confrontare con colleghi lontani e, spesso, non abituali».


Nel CSR Talk svolto durante la cerimonia di premiazione del Premio Socialis 2020 si è parlato molto della formazione dei manager. Dal suo punto di osservazione privilegiato, quanto questa formazione è importante per le aziende e quali sono delle iniziative concrete con le quali può essere portata avanti?

«Negli ultimi anni è cresciuta in modo significativo la produzione di conoscenze, strumenti, standard e regolamenti sugli aspetti di sostenibilità, con una significativa differenziazione per settore e per dimensioni d’impresa. Per questo è importante sviluppare luoghi e strumenti grazie ai quali i CSRManager possano mantenersi aggiornati, ma è altrettanto urgente diffondere non più solo alfabetizzazione e consapevolezza per diffondere il pensiero integrato, ma soprattutto conoscenze specialistiche che aiutino le funzioni a praticare il pensiero integrato ed adottare innovazione sostenibile.

Per fare tutto ciò diventa fondamentale per le imprese partire proprio dalle strutture di formazione interne, perché familiarizzino con i luoghi del sapere sostenibile, dove in questi anni si sono maturate competenze formative e si sono sviluppati percorsi appositi, nonché da chi effettua le selezioni, perché imparino a valutare mindset orientato allo sviluppo sostenibile».


Lo scorso 26 ottobre è iniziata la consultazione online della Commissione Europea sul tema della Sostenibilità nella governance aziendale, volta ad individuare delle possibili politiche utili ad aumentare il coinvolgimento del board nelle attività sostenibili. Secondo lei, quale può essere un modello concreto per coinvolgere e sensibilizzare i manager delle grandi aziende verso lo sviluppo sostenibile? La politica può aiutare in questo processo attraverso politiche pubbliche mirate e concrete? Quali?

«Come abbiamo visto in materia di diversity, partire con previsioni di legge dai Consigli d’Amministrazione può essere un buon modo per attirare l’attenzione sui temi, ma non può essere esaustivo. Condivido molto l’approccio scelto dalla Commissione Europea di modificare le logiche della finanza, perché porta il tema automaticamente sui tavoli delle direzioni aziendali. Bisognerebbe però essere sicuri che tra loro i diversi provvedimenti, in particolare i sistemi degli incentivi, siano coerenti con questo approccio. Oggi non è esattamente sempre così. Dobbiamo ricordare che ancora molte strutture manageriali sono oggi orientate ad un massimo di efficacia ed efficienza, di conseguenza poco orientate a dedicarsi ad approfondimenti, non solo in termini di sostenibilità, non strettamente connessi alle attività da effettuare nel breve periodo. Criticità che impatta complessivamente sul pensiero lungo e la visione strategica delle nostre imprese ma, che per essere superata, necessita di un nuovo modello di organizzazione del lavoro e delle responsabilità».


Il IX Rapporto di indagine sull’Impegno Sociale delle aziende in Italia prodotto da Osservatorio Socialis ha mostrato che negli ultimi sei anni è aumentata la diffusione di una figura responsabile incaricata di seguire la CSR. Dal 33% delle aziende nel 2014 oggi il 70% dichiara di avere un responsabile CSR in organico. Secondo lei questa figura sarà sempre più presente? E quale sarà il suo peso all’interno del board delle grandi aziende? 

«Sicuramente sono cresciute le imprese che hanno allocato la responsabilità su questi temi, questo non corrisponde allo stesso tasso di crescita dei CSRManager. Sono ancora poche le imprese che hanno figure competenti esclusivamente dedicate a questo tema, e ancor meno quelle a diretto riporto delle figure apicali. Come dimostrano i numeri dei nostri associati la situazione è sicuramente in crescita ma abbiamo ancora tanta strada da fare, soprattutto sulle medie imprese».

© Osservatorio Socialis

 

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