“Accountability e fiducia: il nostro impegno per l’Agenda 2030”. Intervista a Benedetta Celata, Responsabile Sostenibilità Sogin SpA

Laureata in Scienze Politiche, indirizzo internazionale, con una lunga esperienza a Bruxelles, in Commissione Europea e in Parlamento Europeo, dal 2020 Benedetta Celata è Responsabile della nuova Area Sostenibilità di Sogin, la Società pubblica responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi. Intervenuta al Talk in occasione della cerimonia del Premio Socialis 2020, le abbiamo chiesto una riflessione sullo sviluppo della cultura della Sostenibilità in Italia e sui possibili piani d’azione comuni da intraprendere in futuro.

Nel CSR Talk svolto durante la cerimonia di premiazione del Premio Socialis si è parlato di modelli di Sostenibilità che dovremmo seguire nei prossimi anni. Quali sono per lei quelli più importanti? E come la politica può aiutare ad attuarli?

«Oggi è in corso una vera e propria call to action per il cambiamento, indirizzata a tutti, indistintamente. Il modello di sostenibilità da seguire ce lo ha indicato l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo: è necessaria, oggi più che mai, una maggiore consapevolezza sulla necessità di cambiare stili di vita e di consumo, optando per abitudini e attività più sostenibili. L’economia lineare dentro la quale abbiamo vissuto fino ad oggi non ha dato una risposta adeguata e la transizione verso un’economia circolare è già in atto. Volenti o nolenti. Perché viviamo in un sistema circolare dove la natura è parte integrante del benessere umano. Abbiamo quindi solo una scelta davanti: accompagnare questa transizione.

La politica, sia a livello nazionale che internazionale, attraverso diversi provvedimenti, come ad esempio il Piano Next Generation EU, con i suoi numeri ed i suoi obiettivi, sta già fornendo quegli strumenti che hanno l’obiettivo di dare una risposta e un aiuto concreti alla ripresa.  

Ora è compito delle imprese trasformare questa crisi in opportunità. Si va da tempo affermando una nuova concezione del ruolo dell’impresa, tanto più se pubblica, nella società moderna, nel senso di un più ampio riconoscimento delle sue responsabilità verso il contesto umano, sociale e ambientale in cui opera, secondo un approccio di management che tenga conto non solo della performance economica (o, come nel nostro caso, dell’avanzamento del decommissioning), ma dell’intero impatto che l’impresa produce, attraverso il suo operato, sulla società e sull’ambiente.

Il Covid è stato una leva di accelerazione anche per il Gruppo Sogin. La sostenibilità è insita nella nostra mission – lo smantellamento degli impianti nucleari italiani e la gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti dallo smantellamento degli impianti ma anche dalle attività di medicina, ricerca e industria – che è quella di proteggere l’ambiente. Ma la leva di accelerazione ha riguardato appunto quella maggiore consapevolezza di cui accennavo prima, del ruolo delle nostre attività nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030».


Il
IX Rapporto di indagine sull’Impegno Sociale delle aziende in Italia prodotto da Osservatorio Socialis ha mostrato come le attività di CSR nel 2019 siano state attuate soprattutto nel territorio di appartenenza. Essendo il rapporto con il territorio molto evidenziato nella strategia di sostenibilità di Sogin, come questo rapporto è stato portato avanti durante la pandemia? In che modo questa esperienza ha cambiato il vostro approccio e come lo cambierà nel futuro?

«Sogin dialoga da sempre con le comunità locali dei territori che ospitano gli impianti in decommissioning. Parliamo di associazioni, istituzioni, media, famiglie e singoli cittadini. E con ognuno di essi crea un canale di dialogo dedicato e momenti e occasioni di confronto per informare sulle proprie attività, in termini di trasparenza, informazione e coinvolgimento. Le parole chiave sono accountability e fiducia.

Un esempio è Open Gate, le due giornate di informazione e trasparenza durante le quali chiunque, dalla associazione organizzata fino al singolo cittadino, ha la possibilità di entrare nei nostri impianti in dismissione e verificare con i propri occhi lo stato di avanzamento delle attività di decommissioning. Si tratta del più importante evento di comunicazione della Società per l’elevato interesse e l’ampia partecipazione da parte degli stakeholder.

Ma questa emergenza sanitaria ha accresciuto la nostra responsabilità nei confronti dei territori dove sono presenti i nostri impianti, tra i più colpiti dalla pandemia. Diverse infatti sono state le iniziative messe in atto dal Gruppo. La scorsa primavera Sogin, rispondendo prontamente all’emergenza, tra le altre attività che hanno riguardato anche gli stakeholder interni, ha attivato un’Unità di crisi, che ha disposto procedure operative che garantissero massima sicurezza e continuità lavorativa, soprattutto sui siti. L’impatto della pandemia non è stato solo sulla nostra salute, ma anche sul nostro senso di sicurezza. E di questo si occupa il Gruppo Sogin.

Poi ci siamo messi in ascolto. Di cosa avevano bisogno i nostri territori? La risposta è stata semplice: di avere a disposizione le nostre specifiche competenze ed esperienze.

Nei primi mesi del 2020 abbiamo donato diverse quantità di dispositivi di protezione individuale, circa 87.000, come mascherine, sovrascarpe, guanti e tute tyvek, destinate agli operatori sociosanitari delle aree in cui il Gruppo opera.

Questo impegno si è anche concretizzato in una collaborazione operativa con la Ausl di Piacenza per la sterilizzazione ambientale dei locali dell’ospedale Guglielmo da Saliceto. Quattro squadre, ognuna composta da due tecnici di chimica e fisica sanitaria, sono state impegnate, per un totale di oltre 700 ore.

E tutto questo ci ha permesso di non farci cogliere impreparati dalla “seconda ondata”, durante la quale il focus è stato la salute. Cosa ci ha insegnato questa emergenza? Che ognuno di noi è responsabile non solo della propria salute ma anche della salute degli altri, dei propri familiari, della comunità…

Per questo motivo il Gruppo Sogin ha avviato una campagna pro Immuni!, attraverso una comunicazione interna dedicata e un seminario online,  e un programma – InSalute – per la prevenzione e la cura della salute dei lavoratori, con un focus sul tema della prevenzione.  

Nell’ambito di questa iniziativa a ottobre abbiamo realizzato una campagna volontaria di screening sierologico per tutti i dipendenti del Gruppo, che ha riscontrato l’adesione di oltre il 50% della popolazione aziendale, che ripeteremo periodicamente fino alla fine dell’emergenza sanitaria. A dicembre, invece, abbiamo lanciato una seconda campagna di screening, sempre volontaria, che ha previsto l’esecuzione del tampone rapido, e una di promozione della donazione del sangue tra i dipendenti. L’obiettivo di quest’ultima è stato duplice: salvare la vita di chi riceve la donazione, ma anche monitorare e preservare la salute del donatore».


Sogin è giunta al suo quindicesimo Bilancio di Sostenibilità. Cosa vi ha insegnato questa lunga esperienza nel campo della responsabilità sociale e cosa porterete avanti nei prossimi bilanci post-crisi e cosa invece pensate di cambiare?

«L’ultima edizione del nostro Bilancio di Sostenibilità, la 15esima, è stato un traguardo importante: in occasione dei primi 20 anni di storia del Gruppo, abbiamo cominciato a rendicontare il contributo delle nostre attività al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite. Sono 5 per ora, ma stiamo già lavorando per allargare il nostro impegno.

Faccio solo un paio di esempi di azioni per promuovere la sostenibilità nei diversi ambiti industriali nei quali operiamo.

La nostra strategia di decommissioning è da sempre basata sulla minimizzazione nella produzione dei rifiuti radioattivi e la massimizzazione dei rifiuti convenzionali prodotti dalle attività di smantellamento inviati a recupero, i classici principi dell’economia circolare. Grazie alle tecniche di trattamento e decontaminazione che adottiamo siamo in grado di recuperare circa il 90 per cento dei materiali smantellati, dimostrando che anche in un settore complesso come il decommissioning nucleare è possibile realizzare buone pratiche di economia circolare.

E nelle varie fasi del processo di approvvigionamento, Sogin tiene conto da sempre di criteri ambientali e sociali per individuare beni e servizi che riducano l’impatto ambientale, aumentino i benefici sociali lungo tutto il ciclo di vita, garantendo una catena di fornitura “sostenibile”.

Lo scopo oggi è far diventare il Bilancio di Sostenibilità sempre di più una testimonianza dell’impegno del Gruppo a supporto del raggiungimento dei più ampi obiettivi di sostenibilità del Paese.

Stiamo quindi avviando proprio in questi mesi un nuovo percorso, che, in linea con le migliori prassi delle grandi aziende italiane, rafforzerà il nostro modello di “governance della sostenibilità” attraverso la creazione di una “cabina di regia” che abbia un’anima strategica ed una operativa.

Due sono i driver principali. Da una parte, attraverso un forte commitment del vertice, cercare di qualificare, sistematizzare e valorizzare, in ottica prospettica, l’impegno del Gruppo a supporto del raggiungimento dei più ampi obiettivi di sostenibilità del Paese, attraverso una puntuale formalizzazione di questo percorso all’interno di un documento di pianificazione strategica ad hoc, il Piano di Sostenibilità. Dall’altra il coinvolgimento delle persone che, a vari livelli, lavorano nelle aziende del Gruppo e che, per competenza ed esperienza, hanno o possono avere un ruolo chiave al fine di garantire l’integrazione della sostenibilità all’interno della strategia e dell’operatività del Gruppo.

La sostenibilità deve diventare parte del patrimonio culturale delle persone di Sogin, in tutte le azioni quotidiane. L’idea è che ognuno di noi diventi un Ambasciatore della Sostenibilità sia nella sfera professionale che in quella privata».

© Osservatorio Socialis

 

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