“Processi circolari e innovazione: Produrre l’acciaio in modo sostenibile”. Intervista a Isabella Manfredi, Direttore comunicazione, relazioni esterne e CSR Gruppo Feralpi

Isabella Manfredi è Direttore comunicazione, relazioni esterne e CSR del Gruppo Feralpi, tra i principali produttori siderurgici in Europa (presente in Italia, Germania, Francia, Ungheria, Repubblica Ceca e Algeria), e specializzato nella produzione di acciai destinati sia all’edilizia sia ad applicazioni speciali, con un fatturato di 1,30 mld di euro nel 2019 ed oltre 1.700 dipendenti diretti.

Feralpi è stata tra le prime realtà menzionate nella rubrica “Storie Sostenibili: Quelle che uniscono l’Italia” con cui Osservatorio Socialis ha raccontato la solidarietà dimostrata dalle imprese per superare l’emergenza Covid-19. Come si sono concretizzate le iniziative attuate per affrontare la pandemia e che feedback avete ricevuto?

«All’inizio della pandemia abbiamo attivato una task-force interna per la gestione e l’organizzazione della business continuity e per garantire l’attuazione di quello che è poi diventato per noi il protocollo sanitario, concordi le parti sociali, le autorità del territorio – a cominciare dalla Prefettura di Brescia – e gli altri organismi che sono poi diventati attori attivi al Tavolo per mettere in atto nella prima fase dell’emergenza le misure attuative che garantissero la ripresa nella sicurezza delle condizioni di salute.

Le attività messe in campo si sono concretizzate anche grazie al doppio ruolo del nostro Presidente, Giuseppe Pasini, in quel momento anche Presidente della Confindustria di Brescia, che ha assunto su di sé il coordinamento del Tavolo di lavoro. Le attività di Feralpi nel sito di Lonato si sono fermate. Prima dell’attuazione del Decreto del 4 marzo 2020, abbiamo deciso di attivare le misure non obbligatorie, riguardo per esempio la misurazione della temperatura degli operatori in entrata e in uscita dall’azienda. In quel momento siamo stati molto reattivi nel mettere a terra un protocollo di azioni che si potesse effettivamente applicare. E questo è stato l’anello che ci ha concesso di fare i passi successivi. Il protocollo e via via tutto il piano di azioni ha preso forma, e anche le misure che si sono poi susseguite si sono raffinate nel tempo.

Il feedback della comunità è stato molto positivo. Ci ha quasi commosso in quei giorni la responsabilità e la coesione dimostrate, perché il senso di collaborazione con le organizzazioni sindacali è stato altissimo. Sia per le esigenze, sia per le comunicazioni che erano indispensabili per la veicolazione all’interno del tessuto aziendale.

Un altro elemento decisivo in quelle giornate è stato la sburocratizzazione di decisioni che sono poi state pervasive e che prese con velocità e responsabilità, anche da parte delle istituzioni locali, hanno fatto da guida. La tempestività e l’attuazione concreta di quello che si poteva fare sono state fondamentali».

Nel 2020 avete pubblicato la prima Dichiarazione Non Finanziaria. Ad oggi quali sono i principali traguardi raggiunti con la vostra politica di CSR e sostenibilità e su quali obiettivi punterete nel 2021?

«La prima DNF nel 2020, in pieno lockdown, è stata una sfida nella sfida, per un’azienda delle nostre dimensioni e della nostra organizzazione. Sfida che abbiamo colto non in modo impreparato. Prima di tutto perché questo è un percorso che non si può improvvisare. Il percorso del Gruppo Feralpi è nato nel 2004-2005, quando la palestra interna su queste tematiche, che si sono integrate nella strategia di business, è iniziata di fatto legandosi ad azioni che riducessero gli impatti nella catena di valore e nel business model sul come si produce l’acciaio. Quindi l’integrazione di questa cultura all’interno dell’azienda, attraverso un percorso graduale e pianificato nel tempo, ha portato a dei risultati e ad una consapevolezza crescente del Gruppo.

Abbiamo scelto volontariamente una Disclosure che rispondesse ad un’esigenza di competitività internazionale, e abbiamo riposizionato la strategia di sostenibilità secondo i quattro pilastri del nostro piano industriale, che è stato aggiornato l’anno scorso proprio a causa dell’emergenza globale, pur tenendo come driver principale tutte le azioni per il contrasto al cambiamento climatico.

I pilastri del piano industriale sono il potenziamento del nostro core business, l’internazionalizzazione, la sostenibilità – che per noi va a braccetto con l’innovazione, sia di prodotti che di processi – e il rafforzamento del nostro modello operativo, proprio perché ha dovuto rispondere con resilienza ai cambiamenti straordinari che abbiamo vissuto.

Abbiamo riaggiornato la nostra matrice di materialità, passando da 19 temi a 10, mantenendo posizionato al primo posto il tema dei cambiamenti climatici, che per noi rimane sempre l’orizzonte.

Gli ambiti di sostenibilità nei quali operiamo sono tre e riguardano la valorizzazione delle persone, l’intangible e il capitale umano, con tutte le attività per l’attrazione di talenti; investire in una produzione sempre più sostenibile – ambito per noi correlato ai temi e agli impegni di Circular Economy – e favorire lo sviluppo e la crescita del Sistema Paese, un atto di responsabilità e di valorizzazione del contesto in cui operiamo.

Di fatto il business model di Feralpi poggia su due ambiti, quello degli acciai per la produzione nel settore delle costruzioni, delle grandi opere pubbliche e delle infrastrutture, e quello degli acciai a più alto valore aggiunto, i cosiddetti “acciai speciali”. E uno dei settori che atterra maggiormente è quello della Automotive.

I pilastri della nostra strategia di sostenibilità sono sette e sono rimasti confermati (approfondisci qui).

Per il 2021 il tema legato ai processi circolari, e strettamente correlato alla decarbonizzazione e al cambiamento climatico, è per noi un tema centrale. In particolare, in pieno lockdown è stata realizzata la sperimentazione, che è poi diventata processo industriale, nella sostituzione all’interno del processo fusorio di carbon coke e di antracite con i tecnopolimeri, prodotto che deriva dal conferimento di plastiche monouso, che diversamente vengono impiegate nei processi legati alla termovalorizzazione o alle discariche.

Aver contribuito ad eliminare un rifiuto, che è diventato un prodotto utilissimo nel processo industriale nel quale si è tolta materia prima azzerando carbon coke e antracite, è stato un successo grandissimo.

Abbiamo iniziato questa sperimentazione con partner italiani e locali, ed ha avuto un buon esito sia per la resa in termini di obiettivi di decarbonizzazione e dal punto di vista climatico, sia perché tutto questo ha seguito gli iter operativi del caso.

L’impianto, che da sperimentale è diventato industriale, è il primo progetto europeo ed è un progetto scalabile. È la prova che si può produrre l’acciaio in modo sostenibile, impegnarsi in progetti di sperimentazione e di ricerca, nell’ottica di collaborazione e di condivisione della conoscenza sulle tecnologie, mettendo a disposizione il proprio know-how».

Il 40% delle imprese attive in CSR (dati IX Rapporto di indagine sull’Impegno Sociale delle aziende in Italia di Osservatorio Socialis) ha affermato che nel 2020 il proprio budget previsto non è variato a causa della pandemia, dichiarando di investire mediamente 293mila euro nel corso dell’anno. Per il 2021, l’importo di Feralpi per la CSR è diminuito, rimasto stabile o è aumentato?

«Il budget del Gruppo Feralpi, soprattutto per quanto riguarda i fattori ESG, non è solo confermato ma è in crescita, ed è correlato agli impegni e agli investimenti sui processi produttivi green. Il Gruppo investe circa 50-55 milioni all’anno di investimenti tecnici sui processi, nei quali sono inseriti anche quelli ambientali e sostenibili.

Per quanto riguarda l’effort che dedichiamo alle attività di ridistribuzione sui territori dei plant più significativi, anche in questo caso non c’è assolutamente la volontà di ridimensionarlo.

È una visione di responsabilità, perché sappiamo che se ad alcuni dei nostri partner dovessimo far mancare un sostegno, ancor di più nel periodo che abbiamo appena attraversato, probabilmente farebbero fatica».

Nel 2020 Osservatorio Socialis ha lanciato la piattaforma CSR Check© per la messa a sistema delle attività di CSR e sostenibilità di aziende e organizzazioni. Quanta attenzione ponete alla misurazione e alla rendicontazione dei risultati delle vostre attività di responsabilità sociale? Qual è il terreno di vostro attuale e maggiore interesse (dipendenti, consumatori, fornitori, mass media, istituzioni, università…) e quello su cui vorreste focalizzarvi di più in futuro?

«Noi siamo coerenti ad un approccio che è quello della nostra mappa di stakeholder, fra i quali abbiamo individuato gli stakeholder rilevanti; perciò diamo la priorità a questi stakeholder. Per noi è molto importante lo stakeholder interno, quindi il personale del Gruppo diretto e indiretto; a questo agganciamo la catena di fornitura, sui temi che riguardano salute e benessere, sicurezza sul lavoro, e quindi anche il miglioramento delle condizioni che ha offerto il lavoro agile.

Dal punto di vista dei fattori ESG, ci siamo molto focalizzati sulla misurazione dell’Environment, perché è quello verso cui ci sentiamo maggiormente impegnati proprio per il tipo di produzione. In questo momento siamo molto focalizzati anche sulla Governance, perché ci sia un accrescimento culturale che parta dagli organi di governo fino al middle management e all’Operation.

E ci stiamo concentrando, ma c’è da migliorare, sul Social impact, per poter essere più puntuali nella restituzione degli investimenti anche nei confronti degli azionisti, in modo tale che abbiano maggiore consapevolezza non solo della coerenza, perché ci si è dotati di una Policy, di processi e di un piano di azione, ma anche di KPI che lo misurano e restituiscono in modo evidente il risultato».

a cura di Alessandra Aurilia © Osservatorio Socialis

 

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