La politica di promozione della responsabilità sociale delle imprese in Danimarca parte da lontano, sostenuta dalla presenza di un ambiente culturale, sociale ed economico molto sviluppato, in cui la percezione dei valori della CSR sono significativi, ampi e condivisi, anche attraverso la richiesta per legge alle imprese danesi del rispetto dei requisiti della RSI (valevole parimenti quando dovessero operare al di fuori dei confini nazionali).
Una strategia che, nella logica governativa ed imprenditoriale, consente di raggiungere un livello soddisfacente di coesione tra le attività commerciali delle imprese e quello del settore pubblico, fortemente presente in Danimarca. Il fulcro dei Piani d’azione danesi è quello di indirizzare tutti gli stakeholders, in particolar modo le istituzioni, al dialogo, alla cooperazione e alla collaborazione per definire un quadro politico-normativo necessario per lo sviluppo, il rispetto e la promozione di una crescita responsabile.
ANNI ’90: AGLI ESORDI DELLA CSR
Per capire cosa è successo solo negli ultimi 25 anni, fin dal 1994 il Ministero degli Affari Sociali danese promuove l’approvazione di norme specifiche e una campagna promozionale per diffondere le pratiche di responsabilità sociale, il “The Social Responsibility of Companies”, mettendo a disposizione delle imprese interventi pubblici per favorire la diffusione e la conoscenza della RSI, svolgere attività di ricerca presso il Danish Institute of Social Research per monitorare i processi delle imprese ed infine favorire la costituzione di partnership sociali tra settore pubblico e privato.
Nel 1995, il Ministero dell’Ambiente e dell’Energia emana una legge che impone alle industrie del settore chimico, metallurgico e siderurgico (ad alto impatto ambientale) l’obbligo di stilare lo statement of green accounts. A causa dell’emergenza “Climate Change” il Ministero dell’Ambiente e dell’Energia danese è stato trasformato nel 2015 in Ministero del Clima, dell’Energia e dei servizi pubblici, sotto la guida del Ministro Dan Jørgensen insediatosi nel 2019. Di conseguenza, a giugno del 2020, il governo ha reso necessaria l’approvazione del “Climate Act”, che vedrà la Danimarca impegnata nella riduzione delle emissioni di gas serra del 70% entro il 2030 e le emissioni pari a zero entro il 2050. È stata varata inoltre la “Green Tax” (Riforma della Tassa Verde), che ha l’obiettivo di incentivare la riduzione del consumo di energia e le emissioni prodotte dalle imprese, attraverso l’aumento della tassa stessa. La riforma, infine, offre alle imprese l’opportunità di usufruire di prestiti in denaro per effettuare la transizione green delle proprie attività produttive.
Tornando al 1998, di rilevante importanza è l’inaugurazione del “Copenaghen Centre”, un organismo indipendente creato in seguito all’iniziativa di diffusione e promozione delle pratiche di CSR, da parte del governo danese. Questo organismo ha il compito di stimolare e condividere le esperienze delle imprese, al fine di pubblicarne i report finali, nonché di mediare tra i privati, le istituzioni pubbliche, i sindacati, le associazioni di categoria.
NASCE LA “COPENAGHEN CHARTER”
Dal 14 al 16 novembre 1999, a Copenaghen viene stilata la “Copenaghen Charter” in occasione del “Building Stakeholders Relation – the Third International Conference on Social and Ethical Accounting, Auditing and Reporting” suddivisa in tre parti:
- principi di rendicontazione e fasi fondamentali per garantire validità ed efficacia della rendicontazione;
- elementi per garantire credibilità ai documenti sulla base dei principi di redazione, rilevanza e verificabilità delle informazioni;
- effetti dell’attività di reporting verso gli stakeholders.
Il documento è nato con l’obiettivo di favorire il dialogo e il confronto fra tutti gli stakeholders, attraverso la predisposizione di documenti ad hoc per la rendicontazione sociale. I contenuti del documento sono stati redatti in tre momenti precisi:
- definizione degli elementi essenziali per poter avviare e gestire il processo (in questa fase si è provveduto alla definizione degli obiettivi e all’allocazione delle risorse);
- integrazione di questi nella struttura con determinazione dei KPI – Key Performance Indicators – (in questa fase si è provveduto alla revisione delle strategie, dei valori, all’identificazione degli stakeholders e dei fattori critici di successo e al monitoraggio continuo delle informazioni e dei dati);
- comunicazione all’esterno (in questa fase si è provveduto alla preparazione, stilazione, definizione dei piani d’azione, nonché della verifica, consultazione e pubblicazione del resoconto finale).
IL “CLIMATE COMPASS” PER UNA STRATEGIA SUL CLIMA
Dal 2005 al 2015, il governo danese ha adottato una piattaforma digitale, il “Climate Compass”, grazie alla collaborazione della Confederazione dell’industria e dell’Agenzia per il Commercio e le Imprese, attraverso la quale venivano raccolti i dati sui nuovi bisogni sociali ed ambientali, offrendo alle imprese uno strumento per lo sviluppo di nuovi beni e servizi innovativi, inclusivi e sostenibili. La piattaforma, disponibile in forma gratuita, permetteva alle aziende di misurare, attraverso un calcolatore, le emissioni dannose prodotte, tenendo in considerazione, ad esempio, il consumo energetico e il trasporto di merci.
Sempre nel 2005 viene poi diffusa l’iniziativa “People and Profit”, alla quale partecipano 12.500 persone, tra cui manager e lavoratori delle PMI. In quell’ambito, imprenditori e dipendenti vennero formati sui temi afferenti la responsabilità sociale, con fine ultimo l’integrazione dei comportamenti etici nel core business e nelle attività strategiche aziendali.
I PIANI NAZIONALI SULLA CSR
A partire dal 2008 vengono poi lanciati diversi Piani nazionali sulla CSR. Nel 2009, viene varata la legge di riforma del settore (Act Amending the Danish Financial Statements Act “Accounting for CSR in large businesses”) che obbliga le grandi imprese alla pubblicazione annuale delle informazioni relative nell’“Annual Account Act”.
Il “Piano di Azione Nazionale per la “Crescita Responsabile 2012–2015”, presentato nel marzo 2012, si concentrava in particolare sul rispetto dei diritti umani da parte delle imprese, ispirandosi alle Linee guida dell’OCSE del 2011 e alle raccomandazioni dettate dal Council for CSR.
In tema di diritti umani, il governo ha messo a disposizione delle imprese due strumenti: il “Danish Business Partnerships”, ed il “Danish Business Finance”. Il primo permette di avere un supporto economico per favorire lo sviluppo di partnership commerciali tra le aziende danesi e le aziende dei paesi in via di sviluppo, mentre il secondo permette alle aziende di ottenere dei prestiti senza interessi, per favorire l’elaborazione di progetti da implementare nei paesi in via di sviluppo, per la promozione dei diritti umani e delle attività di CSR.
Tutti i Piani nazionali sulla CSR che si sono susseguiti nel tempo in Danimarca vertono su precise aree:
- sviluppo della supply chain, in collaborazione con i fornitori per soddisfare le esigenze dei clienti, migliorando le condizioni dei lavoratori, della popolazione locale e dell’ambiente;
- riduzione del consumo energetico, degli impatti sul clima e dei costi connessi ad essi
- individuazione e definizione di soluzioni innovative e sostenibili per sviluppare mercati esistenti o impattarne di nuovi contribuendo allo sviluppo, alla crescita e al benessere generale.
UN BILANCIO DELL’IMPEGNO: IL “VOLUNTARY NATIONAL REVIEW”
Nel 2017 la Danimarca stila il suo primo “Voluntary National Review” in occasione della Conferenza dell’ONU di New York. Nel report sono contenuti tutti i progressi compiuti dalla nazione sulla base delle valutazioni effettuate dal governo danese, ottenute con il coinvolgimento della società civile, del settore privato, delle organizzazioni, delle istituzioni accademiche, dei comuni e delle regioni.
Nel 2018 è nominato il “Consiglio per la responsabilità sociale delle imprese e gli obiettivi di sviluppo sostenibile” con un mandato di 4 anni, rappresentato da attori aziendali ed esperti del settore con una profonda conoscenza degli SDGs e della sostenibilità. Questa piattaforma multi-stakeholder offre supporto alle imprese per il raggiungimento degli SDGs entro il 2030, anche in termini finanziari, attraverso un sistema di sovvenzioni. Il Consiglio, inoltre, ha il compito di promuovere lo sviluppo di nuovi modelli di business sostenibili, sul rafforzamento della responsabilità sociale delle imprese nelle catene di approvvigionamento globali e sul mantenimento dei gruppi vulnerabili nel mercato del lavoro danese, in relazione ai goal 8 e 9 dell’Agenda 2030. Tra i suoi compiti c’è anche quello di fornire raccomandazioni per la stilazione del prossimo piano d’azione.
Sempre nello stesso anno, la Confederazione dell’industria danese e la Fondazione per l’industria danese lanciano un progetto pionieristico, “Gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite – Dalla filantropia alle imprese”. Il progetto è seguito dai ricercatori della Copenaghen Business School (CBS) con la durata di due anni e mezzo. L’attività di monitoraggio ha permesso ai ricercatori di effettuare le valutazioni dei risultati. Hanno partecipato al progetto 21 aziende danesi, ed è emerso che la maggior parte delle aziende ha investito notevoli risorse ed ha effettuato un cambiamento delle proprie strategie interne e sviluppato nuovi modelli di business.
DANIMARCA NELLA “TOP TEN”
Secondo il World Competitive Business Rankings 2018, le aziende danesi si sono classificate tra le prime tre posizioni, in relazione alla diffusione della CSR, permettendo quindi alla Danimarca di essere tra i primi 10 Paesi in cui le partnership di servizio pubblico supportano gli sviluppi tecnologici e di sviluppo sostenibile.
Va anche considerato che per stimolare l’economia del Paese, anticipare gli investimenti nella transizione verde e sostenere la creazione di nuovi posti di lavoro nelle imprese, soprattutto nel breve periodo, per poi accelerare nel medio e lungo periodo, è stato approvato il nuovo National Plan Act “La ripresa sostenibile e resiliente dalla pandemia da COVID-19”, in concomitanza con la pubblicazione del secondo Voluntary National Review.
Durante l’anno in corso, infine, la Confederazione dell’Industria danese ha avviato diversi progetti per aiutare le imprese nei loro sforzi legati al clima e alla sostenibilità (strettamente connessa alla CSR), come ad esempio il “From Philanthropy to Business” e il “ClimateReadySME”, che hanno mostrato come il settore privato svolga un ruolo determinante nella realizzazione degli SDGs, e concretizzato un’attività di ricerca, in collaborazione con il Global Compact Network Danimarca, la Camera di Commercio ed il Consiglio Agricolo e Alimentare, dalla quale è emerso che il 63% delle imprese danesi ritiene che la sostenibilità sia un importante parametro competitivo per le loro attività di business (società di esportazione in particolare il 49%).
Ad oggi, in tema di CSR e nel raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, la Danimarca è tra i primi paesi nel mondo.
a cura di Federica Gaetani e Marinella Sibilla © Osservatorio Socialis
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Federica Gaetani è Dottore Magistrale in Programmazione e Gestione delle Politiche e dei Servizi Sociali presso la LUMSA, e Assistente Sociale Specialista abilitato.
Marinella Sibilla è ricercatore confermato presso la LUMSA di Roma, Dipartimento di Giurisprudenza, Economia, Politica e Lingue Moderne. Insegna Politica Sociale e Sistemi Comparati di Welfare nei corsi di laurea in servizio sociale. È stata visiting professor presso la Katholische Fachhochschule di Freiburg; l’Universidad de Santiago de Compostela; l’Universidad de Zaragoza. Tra i diversi comitati scientifici di cui fa parte si segnala il “Mediterranean Knowledge International Centre for Studies and Research”.