L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha da poco rilasciato un report (“TEA-Transizione ecologica aperta. Dove va l’ambiente italiano?”) nel quale è possibile osservare una radiografia della condizione ambientale del Paese: il documento ha l’obiettivo di descrivere ed interpretare la situazione italiana alla vigilia della realizzazione del PNRR, al fine di mettere in risalto le trasformazioni in corso e fornire una segnaletica utile a quelle future.
“Siamo convinti che la transizione ecologica, così come il PNRR, sia un percorso complesso che ha bisogno del coinvolgimento di tutti – si legge nella documentazione originale – e per far questo tutti devono poter disporre di dati solidi che consentano di conoscere lo stato del nostro ambiente e gli scenari che si prospettano. Il confronto con l’Europa ci vede virtuosi in alcuni settori, meno virtuosi su altri; dobbiamo continuare a lavorare per migliorare gli ambiti per noi più sotto pressione, come il mare e le coste, avendo come costante riferimento l’Europa, in linea con lo European Green Deal adottato dalla Commissione”.
Il Rapporto, avvalendosi letteralmente di milioni di dati certificati prodotti negli anni da ISPRA e raccolti nell’Annuario dei dati ambientali, indica come il Paese sia già sulla strada per raggiungere gli obiettivi fondamentali di uno sviluppo più sostenibile. Lo studio è stato suddiviso in quattordici parti, inerenti ognuna ad uno specifico settore ecosistemico del Paese.
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Foreste:
La percentuale di territorio coperto da boschi è oggi pari al 37% della superficie nazionale, un valore superiore rispetto a quello di Germania e Svizzera (fino ad ora i più verdi d’Europa) entrambi al 31%. Dal secondo dopoguerra ad oggi le foreste italiane sono aumentate costantemente, passando 5,6 a 11,1 milioni di ettari.
Aree Protette:
Dal 1970 ad oggi le aree protette terrestri e marine sono aumentate per numero ed estensione. La superficie protetta a terra tocca il 20% di quella nazionale. Quella marina copre oltre il 19% delle aree di mare a giurisdizione italiana. Manca ancora un 10% per raggiugere il target europeo fissato al 2030 (30%), ma sono già previste 23 nuove aree marine protette.
Gas Serra:
Nell’ultimo trentennio le emissioni di gas serra prodotte dall’Italia si sono ridotte del 19% rispetto al 1990. La diminuzione delle emissioni è avvenuta soprattutto grazie ai grandi utilizzatori, che dispongono delle risorse necessarie per investire in nuove tecnologie più efficienti: le emissioni sono calate quasi del 46% nell’industria manifatturiera e del 33% nelle industrie energetiche. L’UE si è data l’obiettivo di dimezzare le emissioni rispetto al 1990 entro il 2030 e di azzerarle entro il 2050.
Qualità dell’aria:
Diminuite tutte le principali fonti di inquinamento dell’aria – monossido di carbonio, ossidi di azoto, anidride solforosa, composti organici volatili, polveri sottili – anche se persistono diversi problemi in alcune aree metropolitane, soprattutto nella pianura Padana, dove l’orografia e le condizioni meteo non favoriscono la dispersione degli inquinanti.
Clima:
A partire dal 1985 le anomalie annuali di temperatura media sono state sempre positive, ad eccezione del 1991 e del 1996. Il 2020 ha chiuso il decennio più caldo di sempre, con oscillazioni irregolari comprese tra +0,9 e +1,71°C. Anche la temperatura superficiale dei mari italiani negli ultimi 22 anni è stata sempre superiore alla media: la posizione dell’Italia al centro del bacino del mar Mediterraneo è la principale causa di questo dato.
Aree Urbane:
Più di 1/3 della popolazione italiana si concentra nelle sue 14 città metropolitane. Sempre più allarmante è il fenomeno dell’isola di calore urbano: cementificazione, scarsità di aree verdi, utilizzo dei sistemi di riscaldamento e raffreddamento degli edifici sono tra le principali cause dell’aumento delle temperature dei centri cittadini, fino a 4-5°C in più rispetto alle aree periferiche.
Consumo di suolo:
Il consumo di suolo è ancora forte: 60 chilometri quadri l’anno. Anche il dato accumulato è pesante: il 7,11 della superficie nazionale, contro il 4,2% della media europea.
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Acque Interne:
In buono stato ecologico il 43% dei fiumi. Per quanto riguarda i 347 laghi italiani, solo il 20% raggiunge l’obiettivo del buono stato ecologico. I corpi idrici fluviali in Italia sono circa 7.500, ma solo nel 10% di essi si misura la quantità di acqua circolante e in rare occasioni si misura la quantità di sedimenti.
Pesticidi:
In Italia si usano 114.000 tonnellate di pesticidi l’anno sottoforma di 400 sostanze diverse. Pochi residui per fortuna nei cibi, ma un problema importante è il loro ritrovamento nelle acque superficiali e sotterranee: nel 2019 le concentrazioni misurate hanno superato i limiti previsti dalle normative nel 25% dei siti di monitoraggio per le acque superficiali e nel 5% di quelli per le acque sotterranee. L’Europa punta a ridurre l’uso del 50% entro il 2030.
Mare:
Urgente affrontare la questione della pesca: circa il 90% delle popolazioni di pesci sono sovrasfruttate, con un’intensità che è tra le due e le tre volte quella sostenibile. Critica la situazione dei rifiuti sulle spiagge e della plastica in mare: in Italia ne abbiamo in media più di 300 ogni 100 metri: per UE non devono essere più di 20.
Specie Aliene:
Nell’ultimo trentennio si registra un aumento del numero di specie aliene del 96%, un trend superiore a quello europeo, del 76%. Il fenomeno riguarda tutti gli ambienti e ecosistemi: ad oggi in Italia sono presenti 3.367 specie aliene, il 15% delle quali provoca impatti sulla biodiversità.
Dissesto:
Negli ultimi 20 anni i danni per gli eventi idrogeologici – oltre un miliardo di euro l’anno – sono stati di gran lunga superiori rispetto agli investimenti per interventi preventivi, pari a circa 300 milioni. Solo negli ultimi tre anni gli investimenti hanno raggiunto il miliardo l’anno: ancora poco, tenuto conto che il fabbisogno per il territorio italiano è di 26 miliardi.
Economia Circolare:
A rilento la transizione verso un’economia circolare, anche se sono stati decisivi i risultati della raccolta differenziata, che è la premessa del recupero dei materiali: triplicata, negli ultimi vent’anni. Dal 2011 il conferimento in discarica è passato da circa il 70% al 21%, con l’obiettivo di arrivare al 10% entro il 2030.
Consumo di materiali:
Dal 2006, picco massimo dei consumi, l’impiego di risorse materiali – come metalli, cemento, legna, pietra, combustibili – da parte della nostra economia si è quasi dimezzato. In questi quindici anni la produttività delle risorse è aumentata da 2,12 a 3,54 euro per chilogrammo, dato è anche migliore di quello di altri paesi europei.
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