È a cura di Paola Nicoletti e Domenico Nobili la nuova indagine di INAPP (Istituto Nazionale per l’analisi delle Politiche Pubbliche) dal titolo “Formazione Continua e Responsabilità Sociale d’Impresa: un’indagine sui piani formativi dei fondi paritetici interprofessionali (2018-2020)”.
Questa ricerca è solo una prima rilevazione sperimentale sulle iniziative formative portate avanti dai Fondi paritetici interprofessionali in materia di Responsabilità sociale d’impresa. Nonostante ciò, i risultati sono già di notevole interesse.
I dati sono stati raccolti grazie alla collaborazione dei Fondi e utilizzando metodologie sia qualitative che quantitative, così da avere una prospettiva a 360° dell’oggetto di ricerca. La risposta degli interessati all’indagine è stata molto positiva, infatti 13 organismi sui 19 hanno inviato le informazioni richieste nei tempi stabiliti.
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In particolare, la ricerca è stata divisa in due parti distinte: nella prima sono stati interpellati i Presidenti dei Fondi attraverso un’intervista scritta alla quale è stata data piena libertà di risposta, nella seconda sono stati rilevati dati quantitativi relativi alle caratteristiche dei Piani formativi dedicati alla Responsabilità sociale d’impresa, finanziati nel periodo di riferimento.
Dai dati qualitativi sono emerse 4 strategie di approccio attraverso le quali i Fondi hanno inteso dare formazione sulla RSI: il welfare aziendale, la sostenibilità ambientale, la qualificazione delle risorse umane, la comunicazione. I dati quantitativi hanno invece evidenziato come, nel periodo considerato, sono stati approvati 1.917 Piani formativi aventi per oggetto, in tutto o in parte, una o più tematiche relative alla RSI, pari ad un flusso stimabile in circa il 2,5% del totale. Questi Piani hanno coinvolto più di 11.700 imprese di tutte le dimensioni e 86.000 lavoratori. Inoltre, i dati mostrano come i Fondi investono di più nelle attività formative dedicate alla RSI sia in termini di durata sia in termini di organizzazione e risorse.
“L’indagine ha colmato – affermano i ricercatori nella conclusione – un vuoto conoscitivo in un ambito di impegno relativamente nuovo per i Fondi interprofessionali e, come spesso accade, ha stimolato (sia nel gruppo di ricerca, sia tra gli organismi coinvolti) nuove e più specifiche domande sulle caratteristiche del target, sulla tipologia e sul posizionamento competitivo delle imprese coinvolte, sulla qualità progettuale e sulla rilevanza sociale delle iniziative formative”.
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