Il rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, disponibile dal 18 gennaio scorso, presenta una disamina dei diversi indicatori fondamentali da tenere in considerazione e dei limiti critici da non superare per tutelare il nostro patrimonio naturale. Il documento è stato elaborato a sostegno della Strategia Europea per il Suolo al 2030 contenuta nel Green Deal europeo.
Ciò che emerge dallo studio è che le matrici della degradazione dei suoli europei sono varie: dall’impermeabilizzazione all’inquinamento, dalle conseguenze dell’agricoltura intensiva agli impatti dei cambiamenti climatici. L’obiettivo al quale devono puntare tutte le iniziative, pubbliche o private che siano, devono avere per oggetto l’attività di riparazione del suolo, come il sequestro del carbonio, la prevenzione dell’erosione o l’aumento della biodiversità nei territori naturali.
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La relazione sul monitoraggio dello stato di salute del suolo in Europa elaborata dai ricercatori dell’EEA elenca gli indicatori comuni utili a elaborare valutazioni sulle condizioni in cui versano i suoli dell’Unione e fa il quadro sulle soglie da non superare per evitarne una degradazione eccessiva.
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Diversi gli indicatori presentati:
- presenza di carbonio organico del suolo
- la quantificazione dei nutrienti,
- il livello di acidificazione,
- l’inquinamento,
- la biodiversità,
- l’erosione,
- a compattazione
- e la sigillatura.
Per ognuno di questi il documento dell’Agenzia stabilisce le soglie limite, quei valori da tenere d’occhio durante il monitoraggio perché, se superati, possono indicare che lo stato di salute del suolo sta peggiorando e questo può influenzarne il funzionamento: “Queste soglie – spiega l’EEA – possono essere considerate come punti critici per la salute del suolo e punti di azione per la salvaguardia del suolo”.
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