Uno spazio dove lasciare lo smartphone fuori dalla porta, riscoprire le relazioni in presenza e imparare a utilizzare la tecnologia in modo più consapevole. Nascerà dopo l’estate alla biblioteca Chiarugi, all’interno dell’area di San Salvi, Discover – Fuori dal guscio, il nuovo centro promosso da Asl Toscana Centro, Comune di Firenze e cooperativa sociale ReteSviluppo per affrontare il crescente fenomeno dell’uso problematico delle tecnologie digitali tra bambini, adolescenti e giovani.
Il progetto, presentato all’ospedale Santa Maria Nuova, viene definito dai promotori come il primo presidio stabile in Italia dedicato esclusivamente alla prevenzione dell’abuso del digitale, con un approccio educativo e non sanitario. L’obiettivo è offrire strumenti a ragazzi, famiglie e scuole prima che l’iperconnessione sfoci in situazioni di isolamento, conflitti familiari o altre forme di disagio.
Un approccio educativo, non terapeutico
Discover non nasce come servizio clinico. La gestione sarà affidata alla cooperativa ReteSviluppo, che da anni realizza attività di media education negli istituti scolastici, mentre l’Asl garantirà il collegamento con i servizi specialistici qualora emergano situazioni di particolare fragilità.
Il centro ospiterà uno sportello di ascolto e orientamento rivolto a giovani e genitori, percorsi di educazione digitale e iniziative dedicate alla cosiddetta “disconnessione consapevole”. Tra le attività previste figurano giochi da tavolo, laboratori manuali, esperienze di gruppo e iniziative all’aperto pensate per favorire la socializzazione e riequilibrare il tempo trascorso online e offline.
Accanto a questi percorsi saranno organizzati laboratori di podcasting, storytelling digitale, game design e utilizzo creativo dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di trasformare i ragazzi da semplici consumatori di contenuti a protagonisti nella loro produzione.
Un punto di riferimento anche per gli adulti
Il progetto si rivolge ai giovani tra i 10 e i 25 anni, ma coinvolgerà anche genitori, insegnanti, educatori e allenatori attraverso incontri formativi dedicati ai temi dell’uso precoce dei dispositivi digitali, dello sharenting e della gestione delle regole familiari sull’utilizzo degli schermi.
Secondo la presidente di ReteSviluppo, Ester Macrì, l’idea del centro è maturata dopo anni di lavoro nelle scuole, dove sono emersi casi sempre più frequenti di utilizzo compulsivo dello smartphone e dei social network. Da qui la scelta di creare uno spazio stabile dedicato alla prevenzione, senza demonizzare la tecnologia ma promuovendone un uso equilibrato e consapevole.
Il progetto pilota
Discover sarà attivo inizialmente fino a dicembre 2026 e potrà accogliere fino a quaranta giovani al giorno. Il nome richiama il gioco di parole “dis-cover”: togliere la cover dello smartphone per invitare ragazze e ragazzi a riscoprire il mondo reale, le relazioni e il tempo condiviso.
Per il comune di Firenze il progetto punta a diventare un riferimento non solo per il territorio cittadino, ma anche per la Toscana, sperimentando un modello di prevenzione che integra istituzioni sanitarie, amministrazione comunale e realtà del terzo settore.
Cosa dice la ricerca sull’uso eccessivo degli schermi
Sempre più studi segnalano che un utilizzo intenso e non controllato di smartphone, social network e videogiochi può avere effetti sul benessere psicologico e sulla qualità della vita, soprattutto durante l’adolescenza. Tra le conseguenze più frequentemente osservate figurano disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, aumento di ansia e sintomi depressivi, oltre a una riduzione del tempo dedicato alle relazioni in presenza e all’attività fisica.
L’Organizzazione mondiale della sanità non riconosce una diagnosi di “dipendenza da smartphone”, mentre nella classificazione internazionale delle malattie (ICD-11) ha inserito il Gaming Disorder, il disturbo da gioco digitale, quando il comportamento diventa persistente, compromette il funzionamento quotidiano e prevale su altri interessi e attività. Per smartphone e social media, invece, la comunità scientifica preferisce parlare di uso problematico del digitale, una condizione che può richiedere interventi educativi e, nei casi più complessi, un supporto specialistico.
Secondo il rapporto HBSC (Health Behaviour in School-aged Children), realizzato in collaborazione con l’Oms, cresce inoltre la quota di adolescenti che riferisce un utilizzo problematico dei social media, fenomeno che ha spinto diversi Paesi europei a rafforzare le iniziative di prevenzione rivolte a famiglie e scuole.