Si è svolta il 15 ottobre a Roma presso Palazzo Altieri la seconda edizione del Non profit Leadership Forum, dedicato alla crescita professionale della leadership nel non profit e alla positiva contaminazione fra profit, non profit e pubblica amministrazione.
Fitto il programma della giornata e molti gli aspetti affrontati.
Tra profit e non profit
Sul rapporto fra aziende e non profit è intervenuto Daniele Rossi, Senior Advisor della Fondazione Italiana Accenture, per porre l’accento sulla positiva e necessaria contaminazione fra il cosiddetto non profit e il mondo dell’impresa. Secondo Rossi non c’è alcun dubbio che siamo in un momento di ripensamento del nostro sistema di valori che, fino a pochi anni fa, vedeva contrapposti il mondo contadino ai padroni. Partiamo da dati oggettivi: calano gli investimenti pubblici, aumentano i consumatori (si ipotizza, nel 2030, saranno 2 miliardi e mezzo) ma le risorse ambientali saranno sempre più limitate. In questo quadro uno sviluppo d’impresa sostenibile e innovativo deve puntare sull’ottimizzazione tra offerta e prestazione. Sarà quindi strategico unire la tradizionale efficacia e attenzione alla qualità propria del non profit con l’efficienza tipica del mondo delle imprese. Un’unione che non può essere una semplice somma di realtà diverse ma deve concretizzarsi in una vera integrazione.
Dal profitto al valore sociale
Sulla stessa linea il Prof. Luigi Corvo dell’Università di Tor Vergata che nel suo intervento sul futuro dell’Impresa Sociale in Italia si chiede se siamo in grado di immaginarci un non profit fuori dagli schemi e in linea con i veri bisogni. Le transazioni fra non profit e profit, ad esempio, avvengono attraverso contratti, bandi, mentre sarebbe più importante un rapporto di tipo collaborativo e di co-design dei progetti sfruttando, ad esempio, la maggiore disponibilità di informazioni che il non profit ha dei destinatari. Sarebbe innovativo quindi creare strumenti adatti per misurare l’impatto delle attività e riuscire a declinare il concetto di profitto verso un concetto di valore sociale.
Fundraising e fundraiser: le 4 sfide
Adrian Sargeant, guru indiscusso della filantropia a livello internazionale, ha individuato le maggiori sfide che dovrà affrontare il Non profit.
La prima sarà la capacità di fidelizzare i propri sostenitori: riuscire a farli sentire al centro della comunicazione e migliorare il loro livello di soddisfazione e di coinvolgimento e valutare le performance dei fundraiser proprio su questa base.
La seconda sfida è la credibilità, direttamente legata alla trasparenza e all’accountability e al saper comunicare in modo coinvolgente, e la valorizzazione del sostegno del donatore.
La terza è la formazione e il livello professionale degli operatori: formarsi sempre per migliorare tecniche e metodologie ma anche saper educare il pubblico alla cultura del dono.
La quarta è adottare e avere sempre presente una prospettiva di lungo termine, sia nella programmazione che nella pianificazione delle attività. Anche questo è un elemento della valutazione del lavoro svolto dal fundraiser.
Sargeant ha poi ribadito l’importanza del Consiglio Direttivo e la necessità di ripensare il ruolo dei Consiglieri non più in funzione di un generico “sostegno” alla causa ma un vero impegno in prima persona. Per concludere lanciando un invito a rivedere il vero senso del fundraising: “smettete di pensare a realizzare campagne di raccolta fondi che abbiano come scopo immediato solo i soldi ma impegnarsi a realizzare campagne che sappiano coinvolgere i donatori”.
(a cura di Antonella Giacobbe)